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sabato 5 ottobre 2019

LE VERITA'

di Matteo Marescalco

Secondo Fabienne, la realtà, quindi la verità, è priva di interesse e l'impegno sociale è un semplice ripiego cui gli attori e le attrici si dedicano nell'esatto momento in cui capiscono di aver perso la battaglia nei confronti dello schermo cinematografico.

La donna è un'attrice storica del cinema francese e si prepara ad accogliere nella sua principesca dimora l'arrivo della figlia, sceneggiatrice trapiantata negli USA, insieme al marito, un attore di serie B con qualche problema di alcolismo, e alla figlioletta. L'incontro fornirà l'occasione per portare a galla una serie di di problemi che minano il rapporto tra madre e figlia. La prossima uscita editoriale delle memorie di Fabienne, tra l'altro, è costellata da incomprensioni e porterà a galla il fatto che dietro al castello in cui la donna vive sia costruita una prigione, come dice Lumir in uno dei primi scambi del film.

Fresco di Palma d'Oro per Un affare di famiglia, Hirokazu Kore'eda si apre, per la prima volta, ad una produzione internazionale, che unisce i nomi di Catherine Deneuve, Juliette Binoche ed Ethan Hawke e li colloca in un universo connotato da quel realismo magico che ha spesso caratterizzato le incursioni cinematografiche del regista di culto. Le verità è un film che rientra perfettamente nei canoni di Kore'eda, da sempre interessato al racconto della quotidianità agrodolce che segna i rapporti famigliari, restituiti attraverso il rapido gesto impressionista di un colpo di pennello. Eppure, dietro alla purezza della semplicità si annida una rifrazione che nasconde qualcosa di più profondo nonostante la parvenza di leggera e banale superficialità. La verità è raggiungibile attraverso un'intuizione ed è sempre coperta, com'è inevitabile che sia, da una coltre di finzione. La domanda che ci dobbiamo porre relativamente a quest'ultimo film di Kore'eda quindi riguarda quanta verità ed autenticità il regista riesce a (ri)creare.

Il film parla di famiglie, di fascinazioni quotidiane, di fiabe, streghe e maghi di Oz e, in alcuni momenti molto emozionanti, ci regala attimi fuori controllo in cui il film deflagra, la maggior parte dei quali sono affidati ad Ethan Hawke, un attore che ha fatto della propria inadeguatezza ai canoni ufficiali la cifra stilistica personale. Nonostante ciò, la sensazione che si ha è quella di un mancato approfondimento drammatico dei rapporti interpersonali che restano, per l'appunto, di superficie. Le tensioni evocate non riescono ad essere problematizzate e restano inadeguate, come se mancassero di coraggio per far cambiare marcia al film e consentire un'evoluzione alle dinamiche metatestuali. Ed è un vero peccato perché il gesto di Kore'eda c'è e si percepisce ma, stavolta, resta vittima di dinamiche produttive che, probabilmente, lo hanno soffocato.

giovedì 3 gennaio 2019

FEBBRAIO E' IL MESE DI A STAR IS BORN! GRAZIE A WARNER BROS, IL FILM DI BRADLEY COOPER ARRIVERA' IN HOME-VIDEO IN DIVERSE E STRAORDINARIE EDIZIONI!

di Matteo Marescalco

In occasione di uno dei più freddi mesi dell'anno, Warner Bros Home Entertainment sfodera un catalogo di uscite home-video di tutto rispetto. In modo particolare, l'estrema varietà di edizioni di un titolo non potranno far altro che spingerci a trascorrere i freddi e piovosi pomeriggi al tepore dei nostri appartamenti. 

Senza ombra di dubbio, la più preziosa uscita del mese è A star is born, il debutto alla regia di Bradley Cooper che ha conquistato il cuore di pubblico e critica in occasione dell'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Il film vanta una superba performance di Lady GaGa e, molto probabilmente, sarà uno dei protagonisti dei prossimi Academy Awards. L'ex rom-com star interpreta il musicista di successo Jackson Maine che scopre la squattrinata artista Ally e si innamora di lei. La ragazza ha da poco chiuso in un cassetto il suo sogno di diventare un grande cantante fin quando Jack la convince a tornare sul palcoscenico. Tuttavia, mentre la carriera di Ally inizia a spiccare il volo, quella di Jackson è sul viale del tramonto. Anche la loro relazione sta perdendo colpi a causa della battaglia di Jackson contro i suoi demoni interiori. L'astro nascente rischia di essere ingurgitato da un profondo buco nero. Il film di Bradley Cooper è ubriaco d'amore e caratterizzato da un'acerba purezza che lo rende molto simile ai suoi personaggi. Senza dubbio, si tratta di uno delle maggiori sorprese dello scorso anno.

Grazie a Warner Bros, A star is born arriverà in home-video a partire dal 12 Febbraio. L'edizione in DVD contiene i video musicali tra i contenuti speciali. Più ricca è l'edizione in blu-ray disc: ad accompagnare i video musicali, infatti, sono anche canzoni ed esibizioni inedite e The road to stardom, making A star is born, un approfondimento sulla realizzazione del film. Ad accompagnare le edizioni in DVD e in blu-ray ci pensa anche l'edizione in 4K Ultra HD. Tuttavia, le versioni che andranno maggiormente a ruba e che conquisteranno il cuore degli acquirenti sono altre due. Stiamo parlando dell'esclusivo Cofanetto DVD+CD della colonna sonora+booklet fotografico e della Steelbook edition in blu-ray disc. Insomma, tanta eterogeneità per uno dei nostri colpi al cuore del 2018

A completare il quadro delle uscite del mese sono tre commedie italiane di recente uscita. Uno di famiglia (con Pietro Sermonti, Nino Frassica, Lucia Ocone e Sarah Felberbaum) e Nessuno come noi (di Volfango De Biasi e con Alessandro Preziosi e Sarah Felberbaum) saranno disponibili a partire dal 12 Febbraio, mentre Ti presento Sofia (con Fabio De Luigi e Micaela Ramazzotti) arriverà in DVD a partire dal 21 Febbraio. 

venerdì 21 dicembre 2018

LA TOP 10+1 DEI FILM DEL 2018 (PRIMA PARTE)

di Matteo Marescalco

Si tratta, indubbiamente, del nostro colpo di fulmine del 2018. Presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, il film di Bradley Cooper ha conquistato i cuori di pubblico e critici. La definitiva maturità dell'ex rom-com star è ormai acclarata. L'opera prima di Cooper è ubriaca d'amore di una purezza acerba che la rende molto simile ai personaggi che racconta. Jackson Maine è un cantante di successo sul viale del tramonto; Ally è un'aspirante cantante che si esibisce in locali notturni e, durante il giorno, lavora come cameriera. I due si incontrano e la passione finirà per incendiare il cuore di entrambi, lasciano tracce permanenti in quello di Jackson Maine. Lunga vita a questo cinema che lavora al meglio sugli archetipi di genere, che si aggrappa alla luce della propria passione, che nasce, fiorisce e cade, riuscendo a far convivere per magia una stella ed un profondo buco nero. 

Il più grande narratore per immagini del cinema americano contemporaneo è presente nella Top 10+1 dell'anno con ben due film. Il primo è una lezione di cinema civile che, a partire dalla messa in scena, riflette sul concetto di tempo e crea un atto di resistenza nei confronti dell'istantaneità della cultura digitale. In The Post, persino un soggiorno si trasforma nel palcoscenico della Storia, un luogo in cui ogni gesto, dal più palese al meno visibile, contribuisce all'innalzamento della tensione. Il meccanismo di campo e controcampo edifica la geografia degli spazi, puntando tutto sulla centralità dell'essere umano nell'ecosistema della vicenda narrata. E' proprio nel cinismo dell'epoca corrente che Spielberg ricostruisce un cinema come ultimo custode di un bagliore nostalgico che incendia lo schermo e le coscienze di chi guarda.

Il film di Sean Baker è l'esempio più lampante di un cinema che ama i personaggi e le storie che racconta. Nel paesaggio iper-reale portato in scena, l'unico segno di autenticità è da riscontrare nell'indistruttibile vitalità dei personaggi più piccoli che, anche di fronte alla crisi definitiva, non si sottraggono ad un'ultima corsa verso il castello fatato. Un sogno chiamato Florida è un saggio da manuale sul potere della meraviglia che abita l'infanzia in ogni aspetto della quotidianità, una camminata verso un futuro probabilmente impossibile da costruire ma in cui non smettere mai di credere. In fin dei conti, è proprio questo che ogni spettatore dovrebbe fare nei confronti del cinema. 

Il primo lungometraggio animato dedicato a Spider Man spacca gli schermi cinematografici. Straordinario nella resa cromatica che allontana il fotorealismo, il film riesce ad emulare lo stile dei fumetti, inserendo anche onomatopee e pallini tipici della retinatura. L'animazione scatenata va a suon di musica e moltiplica esponenzialmente situazioni, stili e generi diversi. Il film di Lord e Miller dimostra le numerosissime direzioni che possono essere intraprese dall'animazione e le infinite possibilità di sperimentazione che rinnoverebbero ulteriormente uno dei settori più all'avanguardia del mondo del cinema.

C'è ancora lo zampino di Steven Spielberg anche in questo spin-off di Transformers con John Cena e la splendida Hailee Steinfeld. In effetti, il risultato finale è quanto di più vicino ad E.T. si possa immaginare. Questo film rappresenta uno di quei casi in cui gli archetipi, piuttosto che risultare scontati, funzionano come eccellenti pilastri attorno a cui costruire la narrazione. Una ragazza appassionata di motori ha da poco perso il padre. Il suo rapporto con la madre e con il suo nuovo compagno non è dei migliori. La sua vicenda si intreccia con quella di Bumblebee, inviato in California da Optimus Prime in occasione della fuga da Cybertron. Le esistenze dei due esseri si legano reciprocamente e si scopriranno più collegate di quanto si possa immaginare. Non dubitiamo che Bumblebee, in futuro, possa essere considerato un piccolo cult per ragazzi alla stregua de I Goonies!


DRAGGED ACROSS CONCRETE di S. Craig Zahler
Dopo Brawl in cell block 99, il toro scatenato del cinema americano torna alla Mostra del Cinema di Venezia con un altro film che ridisegna il poliziesco/western/neo-noir contemporaneo. Mel Gibson interpreta il ruolo di un poliziotto disincantato a cui bullizzano la figlia e che non ha ottenuto nemmeno una promozione in carriera. Vince Vaughn è il suo collega con parecchi conti in sospeso con la sua fidanzata. I due vengono incastrati da un video mentre compiono violenza nei confronti di un criminale. Ancora una volta, il film di Zahler è una discesa negli inferi dell'animo umano, la registrazione della mutazione caratteriale di personaggi immersi in un contesto retro, che richiama alla memoria le traiettorie del poliziesco anni '80. I silenzi dominano gran parte del film e le esplosioni di violenza giungono inaspettate, esaurendosi in pochissimo tempo. Di sicuro, si tratta del film crepuscolare dell'anno.

*link alla seconda parte della Top 10+1 dei film del 2018

martedì 16 ottobre 2018

IL PRIMO UOMO

di Matteo Marescalco


Due anni dopo aver aperto la Mostra del Cinema di Venezia con La La Land, Damien Chazelle torna nuovamente in Laguna (ancora in apertura) con l'atteso First Man, racconto sull'epopea che ha condotto Neil Armstrong sulla Luna il 20 Luglio 1969. 

Ma, badate bene, la Storia entra solo di sguincio nel film del giovane regista americano e, quando lo fa, indebolisce clamorosamente la forza della narrazione. Perché First Man è, innanzitutto, uno straordinario film sull'elaborazione del lutto. Lo spettro della morte aleggia lungo tutta la durata del lungometraggio e, quasi, perseguita il personaggio di Armstrong. Insomma, siamo lontani dal biopic o dalla classica ricostruzione storica. Quello che interessa a Chazelle è concentrarsi sui rapporti tra i personaggi, chiusi all'interno della loro dimensione soggettiva. 

«Sai che c'è? Il calcio è un gioco e tu sei un uomo triste». A guardare First Man viene in mente L'uomo in più, la prima regia di Paolo Sorrentino. Co-protagonista del film di Chazelle è la moglie di Armstrong, Janet, una donna decisa e forte ma che sembra non riuscire a scalfire la corazza che protegge Neil. In una scena, Janet rimprovera i superiori di Neil accusandoli di essere soltanto dei bambini che si divertono a costruire giochi che non sono in grado di controllare. Dalle prime sequenze (il primo volo nello spazio e la morte della piccola primogenita), la tristezza, i silenzi ed il vuoto accompagnano sempre il personaggio di Armstrong. L'attenzione per i piccoli spazi, oppressivi e claustrofobici, si accompagna a quella per le distese infinite che circondano la Terra. Forse è soltanto lo spazio che si allarga a vista d'occhio a restituire al protagonista un senso di serenità («Far above the Moon, Planet Earth is blue and there's nothing I can do»). La lunga odissea interiore, perseguitata dal fantasma della morte, allontana la cronaca e l'aspetto mediatico della vicenda. 

L'Armstrong di Chazelle è al centro di un vortice di silenzio («Non ti sentirai solo lassù?») che lo protegge dall'esterno. L'uomo ha eretto pareti difficili da scavalcare, ambisce a conquistare un ignoto che pensa di aver perduto. Ecco che questo fantasmagorico viaggio lunare si tramuta quasi in sogno, in proiezione esteriore delle proprie paure e dei propri tormenti. Tuttavia, senza che Neil sia mai in grado di affrontarli. Un po' come nel finale, in cui il protagonista è ancora condannato a sfiorare semplicemente senza mai riuscire davvero a toccare.

martedì 2 ottobre 2018

IL BENE MIO

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata per Cinemonitor: http://www.cinemonitor.it/37727-il-bene-mio-la-bellezza-del-resistere/

C’è un che di eroico, se non propriamente di titanico, in Elia, l’ultimo abitante del borgo di Provvidenza, distrutto da un terremoto. L’uomo sostiene i resti del paesino sulle proprie spalle e rifiuta di seguire il resto della comunità che, trasferendosi a Nuova Provvidenza, ha deciso di dimenticare il passato. Invece, Elia ascolta continuamente la voce del tempo che fu, è intimamente connesso ai luoghi avvolti dal silenzio e saturi d’assenza, divorati dall’incuria e dalla vegetazione, i cui unici sospiri appartengono al vento. Elia assorbe il vuoto che gli sta intorno come modalità d’elaborazione di un lutto che lotta ardentemente contro l’oblio e la rimozione del ricordo. L’uomo si prende amorevolmente cura di ciò che è stato distrutto dal tempo, come un tenero WALL-E di paese. Ripulisce il suo personale pianeta ormai disabitato, raccoglie oggetti desueti che conserva in una stanza adibita a magazzino della memoria, custode di un’anima autentica ed infantile ancorata ad una strenua forma di resistenza. Con il suo continuo movimento, si rifiuta, quindi, di cristallizzarsi.

Uno degli attimi migliori de Il bene mio, l’ultimo film di Pippo Mezzapesa, presentato come Evento Speciale Fuori Concorso della sezione Giornate degli Autori, in occasione della 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, porta in scena il contrasto tra dinamismo cinematografico e freeze-frame fotografico. Elia dovrebbe posare per uno scatto che non si concretizzerà mai. Anzi, è come se la sua irriducibile mobilità non accettasse di diventare parte di un tempo cristallizzatosi nel passato. Insegne sbiadite, case scorticate, disegni scoloriti di bambini lasciano tracce, consegnate come segni da preservare nel rapido fluire del tempo. E sono proprio queste le tracce che caratterizzano i luoghi e li rendono umani. 

Elia rifiuta di adeguarsi al tempo mutato di Nuova Provvidenza, fedele al suo personale ritmo vitale. La sua rivoluzione passa attraverso Noor, una giovane donna in fuga, che lo porrà di fronte ad una scelta tutt’altro che facile. Il personaggio di Sergio Rubini è una sorta di Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento del tempo, un Cleveland Heep così ancorato alla sua terra e al soffio del suo vento da rendere quasi fantastiche le figure che, ogni tanto, vanno a visitare il luogo. Il bene mio è un’ode alla materia di un cinema plastico e sporco di polvere; contro la liquidità della cultura digitale, è una forma di resistenza nei confronti di simulacri ed artifici. 

Si avverte persino un senso fiabesco caro al regista indo-americano M. Night Shyamalan. Come il protagonista di Lady in the water, anche Elia è l’ultimo custode di un luogo dimenticato dal mondo, in attesa di essere redento, di trovare la propria collocazione e di fondare un nuovo patto sociale, sulla base dei ruoli assegnati dalla Provvidenza ad ogni abitante. E chi lo sa che non si palesi un’epifania divina, una ninfa acquatica in fuga dal suo mondo, una traccia di storie e racconti che emergono con prepotenza dal passato risvegliando negli uomini la voglia di tornare ad ascoltare.

PIPPO MEZZAPESA E SERGIO RUBINI PRESENTANO A ROMA IL BENE MIO. IL RESOCONTO DELLA CONFERENZA STAMPA

di Matteo Marescalco

*articolo pubblicato per Cinemonitor: http://www.cinemonitor.it/37723-il-bene-mio-la-conferenza-stampa/

Quello di Pippo Mezzapesa è un nome del tutto singolare e decisamente non ignoto ai professionisti di settore. Il giovane regista bitontino, infatti, ha vinto il David di Donatello al Miglior Cortometraggio nel 2004 per Zinanà, ha ottenuto la menzione speciale ai Nastri d’Argento 2006 con il suo terzo corto, Come a Cassano, ha vinto ancora il Nastro d’Argento per il Miglior Corto nel 2014 per SettanTA e ha presentato alla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma il lungometraggio Nel paese delle spose infelici, ottenendo ampi consensi. 

All’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Mezzapesa ha presentato come Evento Speciale Fuori Concorso nell’ambito della sezione delle Giornate degli Autori il suo ultimo lavoro, Il bene mio, con Sergio Rubini come protagonista. Il film racconta la storia di Elia, ultimo abitante di Provvidenza, borgo fantasma distrutto da un terremoto. L’uomo rifiuta di abbandonare il luogo avvolto dal silenzio e gonfio d’assenza, a differenza del resto della comunità che, trasferendosi a Nuova Provvidenza, ha preferito dimenticare l’accaduto. Elia resiste, contro tutto e contro tutti; la sua è una lotta contro la rimozione del ricordo. D’un tratto, nel paese deserto, inizia ad avvertire una strana presenza. A nascondersi tra le macerie della scuola in cui, durante il terremoto, perse la vita la moglie di Elia, è Noor, una giovane rifugiata. Sarà proprio lei a mettere l’uomo di fronte ad un’inesorabile scelta. 

Secondo Pippo Mezzapesa: ‹‹Il pilastro portante del film è la memoria ed il bisogno di recuperarle attraverso la fiaba. Il bene mio è nato dalla voglia di raccontare la lotta di un uomo che non vuole abbandonare il suo paese e che ha deciso di elaborare il dolore restando aggrappato a quelle pietre e raccogliendo i piccoli oggetti che rappresentano la quotidianità di ognuno di noi. Elia vuole ricostruire una comunità che, invece, ha preferito dimenticare. Il nostro intento è quello di raccontare un personaggio che lotta. Non si tratta del classico eremita che ha scelto di isolarsi e di dimenticare il mondo. Tutt’altro, Elia è un personaggio vitale e solare che rifugge l’idea di morte e che, anzi, vorrebbe riportare la vita in quel luogo››.

Ad interpretare Elia è Sergio Rubini, volto iconico del cinema italiano. L’attore ha detto di aver scelto di lavorare con Mezzapesa per la singolarità e la purezza della sua estetica, frutto di uno sguardo autentico e saggio: ‹‹Il bene mio è un film unico. Purtroppo, negli ultimi anni, l’idea di prodotto replicabile ha fatto perdere il gusto di sperimentare. Il cinema, invece, è una continua ricerca artistica. Difficilmente leggo nel dettaglio le sceneggiature che mi arrivano. Preferisco, piuttosto, immaginare quello che verrà, pensare al rapporto che avrò con i realizzatori del film durante le riprese. Il cinema non è assolutamente in crisi, farlo coincidere con la sala è una cosa molto pericolosa. Non è che quando hanno chiuso le sale porno, la gente ha smesso di eccitarsi. Lo ha semplicemente fatto su altri supporti. Noi dobbiamo prendere coscienza di questo spostamento di supporto. Il cinema non morirà mai perché il bisogno di storie è incessante ed immortale››.

Ad aver scatenato la fuga della comunità dal borgo è stato un evento naturale. Il terremoto entra come grande rimosso nel tessuto filmico. ‹‹Il terremoto ha valore fisico e metaforico. Si parla di crolli, di dolore e di diversi modi di affrontarlo. Per Elia, è fondamentale recuperare perché non esiste un domani senza la conoscenza di ciò che si è stati. Il terremoto è stato l’agente fisico che ha disgregato la comunità di Provvidenza e ognuno è animato da ragioni comprensibili. Anche il sindaco, che vuole rimuovere tutto e che sembra un personaggio negativo, lo fa perché non riesce a sostenere il peso del dolore. Ciò che conta è che la comunità riesca ad esorcizzare il dramma e a ritrovare sé stessa. Elia è un po’ il pastore del borgo, colui che cerca di ricucirla attraverso la memoria e i frammenti di vita di ognuno. Lui e Noor vogliono aprire i confini ed infrangere i limiti›› ha detto il regista.

Mezzapesa ha anche dichiarato l’estrema importanza che i paesi fantasma realmente esistenti da Roma in giù hanno avuto sull’esistenza del film: ‹‹Ho cercato la location ideale che mi potesse restituire il paese visitando tanti luoghi disabitati lungo la dorsale appenninica. Alla fine, abbiamo scelto di girare tra Apice Vecchia e Gravina in Puglia. Apice è un paese vicino Benevento che ha davvero subito la sorte a cui il sindaco vorrebbe condannare anche Provvidenza. Per noi era fondamentale girare in un borgo del genere. Difficilmente, un paese abbandonato è ricostruibile. Gli mancherebbe l’autenticità del suo silenzio››.

Il bene mio di Pippo Mezzapesa annovera nel cast anche Sonya Mellah, Dino Abbrescia, Francesco De Vito, Michele Sinisi, Caterina Valente e Teresa Saponangelo. Il film sarà distribuito da Altre Storie a partire dal 4 Ottobre. 

lunedì 10 settembre 2018

RICORDI?

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata per Point Blank: https://www.pointblank.it/recensione-film/valerio-mieli/ricordi

È un interrogativo a dare il titolo all’ultimo film di Valerio Mieli, presentato alla 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (nella sezione Giornate degli Autori) ben nove anni dopo Dieci Inverni, piccolo gioiello che ha affermato il regista come uno dei talenti più interessanti del cinema italiano. Dal primo film, la partitura non cambia più di tanto: il tempo continua ad essere l’elemento portante su cui scolpire una storia. Tra la nebbia e i sotoporteghi lagunari di Dieci Inverni, Camilla e Silvestro testavano la possibilità di essere una coppia con la cadenza stagionale dettata dal titolo. Molto simile al primo film per mood e umanità, Ricordi? si svincola da una logica narrativa lineare per abbracciare, attraverso quelle che potremmo definire soggettive emozionali, la forza universale dei sentimenti.
 
Il film costruisce la propria specificità su una logica che risponde al tempo interiore dei protagonisti, convinti che sia possibile risolvere i problemi del presente attraverso la rievocazione di eventi ormai trascorsi. In principio di ogni cosa c’è uno sguardo e una breve chiacchierata. Lui (Luca Marinelli) è un romantico e crede che ogni inizio nasconda in sé anche una fine; lei (Linda Caridi) è allegra e portatrice di una purezza che la porta a vivere sempre il presente con il massimo della tenerezza possibile. In mezzo a loro il tempo, agente imperturbabile che rallenta e velocizza il mondo a suo gradimento, e gli attimi che sfumano e non tornano mai più, se non sotto forma di ricordo.

domenica 9 settembre 2018

LA PROFEZIA DELL'ARMADILLO

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata per Point Blank: https://www.pointblank.it/recensione-film/emanuele-scaringi/la-profezia-dellarmadillo

Nella prefazione alla vecchia edizione del graphic novel di debutto di Zerocalcare per Bao Publishing, Makkox parla della straordinaria capacità di Michele Rech di creare singole scene dagli effetti comici che danno vita ad un insieme che, al contrario, suscita nel lettore un profondo senso di disagio e di inadeguatezza. In effetti, uno dei maggiori pregi de La profezia dell’armadillo consiste proprio in questo andirivieni dei sentimenti, nel polpo alla gola provocato dalla rievocazione di eventi trascorsi, su cui viene gettata una luce differente in virtù di una nuova consapevolezza nei loro confronti. Per questo motivo, oltre che per l’inevitabile traslazione mediale dal fumetto al live action, la curiosità attorno al film era assai elevata.
 
Zero è un ragazzo che vive a Rebibbia e che si arrabatta come può dando ripetizioni, lavorando come disegnatore e cronometrando le file dei check-in all’aeroporto. Una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica, un Armadillo che, con conversazioni al limite del paradossale, lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo. A tenergli compagnia è l’amico d’infanzia Secco. La vita dei due ragazzi subirà un cambiamento alla notizia della morte di Camille, compagna di scuola nonché suo amore adolescenziale mai dichiarato. L’immaginario di Zerocalcare è fatto di plum-cake, centri sociali, band musicali punk, di una Rebibbia che custodisce lo scheletro di un mammuth, enorme quanto le responsabilità percepite dai trentenni di oggi, una generazione che al contrario delle precedenti, non ha in mano le chiavi della propria vita. Roma è, ovviamente, il contenitore perfetto per vicende cristallizzate come quelle raccontate da Michele.  
 
*continua a leggere su Point Blank: https://www.pointblank.it/recensione-film/emanuele-scaringi/la-profezia-dellarmadillo

A STAR IS BORN

di Matteo Marescalco


Nel documentario a lui dedicato e passato in sala casualmente durante la stessa giornata di proiezione di A star is born, William Friedkin discute della pratica dei remake, sostenendo che non si tratti di semplici operazioni caratterizzate da un meccanismo di copia e incolla ma di rivisitazioni volte ad attualizzare e ad adattare un testo ad una particolare epoca.
 
A tal proposito, come non pensare al film che segna il debutto di Bradley Cooper dietro la macchina da presa e sancisce la definitiva maturità dell’ex rom-com star? A star is born, infatti, è la terza versione di E’ nata una stella di William Wellman (1937), dopo gli omonimi musical di Cukor e di Pierson (rispettivamente del 1954 e del 1976).
 
Lui, Jackson Maine (Bradley Cooper) è un cantante di successo sul viale del tramonto; aspetto alla Eddie Vedder, rapporto burrascoso con il fratello e gravi problemi di udito caratterizzano il suo presente. Lei, Ally (Lady Gaga), è un’aspirante cantante che lavora duramente di giorno e si esibisce in un locale di drag-queen di notte. Il primo incrocio di sguardi tra i due è da togliere il fiato. Jack sostiene ed incoraggia l’ingresso di Ally nel mondo dello spettacolo e lei trasforma in familiari i luoghi in cui lui ha sempre vissuto in preda ai fantasmi del passato. Ma lo spettro dell’alcool e della droga è dietro l’angolo. 
 

FRERES ENNEMIS

di Matteo Marescalco


“Ricordi? Abbiamo attaccato la carta da parati insieme. Allora non mi piaceva, adesso mi manca”.
 
Si tratta di una battuta pronunciata da Manuel al ritorno a casa dei genitori con cui ha un rapporto conflittuale. Il ragazzo fa parte di una comunità slava in una banlieue parigina che soffoca ogni possibilità di fuga. Le rapine e lo spaccio di droga sono all’ordine del giorno fino a quando la morte per omicidio del suo migliore amico lo spinge a rivolgersi a Driss un investigatore della narcotici cresciuto nel suo stesso ambiente ma che è riuscito a passare all’altro lato della barricata. Chi è il mandante dell’omicidio? Tra marciapiedi ed appartamenti asfissianti, si consumano le fughe ed i regolamenti di conti di Manuel. 

Con un occhio ad Heat di Michael Mann e a I padroni della notte di James Gray, le dinamiche tradizionali del genere polar sono immerse in un contesto sociale ed umano che ne arricchiscono le sfumature e le fughe emotive. Risulta, a tal proposito, impressionante il contrasto tra la mascolinità ferina e criminale di Manuel nei momenti al cardiopalma e le pause di riflessione che consentono anche allo spettatore di tirare il fiato e respirare dopo gli inseguimenti in ambienti ad alveare che opprimono ogni possibilità di futuro. Eppure, qualcosa c’è. Le atmosfere tragiche consentono al film di trovare una sua dimensione emotiva e di registrare alcuni momenti di estrema potenza.

ACUSADA

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata per Point Blank: https://www.pointblank.it/recensione-film/gonzalo-tobal/acusada

Una famiglia sorridente ed apparentemente felice viene fotografata nel soggiorno del proprio appartamento. Le fotografie alimentano il continuo flusso di notizie divorate dalla famelica opinione pubblica. Dolores è, infatti, accusata di aver pugnalato a morte la sua migliore amica al termine di un festino. Ad aggravare ulteriormente la sua posizione contribuisce la diffusione di un video porno girato dalla ragazza e con protagonista la futura vittima. Dolores è pronta ad affrontare il processo nonostante molti indizi sembrano incolparla. In un contesto del genere, il rapporto con i media è fondamentale. Il circo mediatico montato dall’inizio del processo dilania la ragazza ed il rapporto con i suoi familiari. 

Dopo La corte, presentato in occasione di Venezia 72, un altro legal drama approda in Concorso al Lido, prendendo spunto da uno dei numerosi casi di cronaca nera che affastellano i notiziari di tutto il mondo. A differenza di quel film, tuttavia, costruito sulla forza delle immagini, dei punti di vista e delle ellissi narrative, Acusada ruota attorno all’ambiguità della sua protagonista: una ragazza mora la cui innocenza si incrina sempre più con lo sviluppo del racconto, rivelando aspetti nascosti del suo carattere.

*continua a leggere su Point Blank: https://www.pointblank.it/recensione-film/gonzalo-tobal/acusada

FRIEDKIN UNCUT

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata per Point Blank: https://www.pointblank.it/recensione-film/francesco-zippel/friedkin-uncut

Diversi anni dopo il film di finzione Killer Joe e un anno dopo aver presentato il documentario The Devil and The Father Amorth, William Friedkin torna nuovamente al Lido di Venezia. Questa volta non in veste di regista ma di intervistato, nel documentario Friedkin Uncut di Francesco Zippel.

Camicia scura, pantalone beige, il regista di Chicago si muove con piglio deciso nel suo appartamento, mostra alla macchina da presa quadri di Corot, preziosi disegni di Ejzenstejn e stampe giapponesi. Gesù Cristo e Adolf Hitler: sono loro i personaggi da cui Friedkin inizia il suo one-man-show, a sua detta i due più interessanti della storia dell’umanità, che si sono spinti, nel bene e nel male, oltre ogni limite possibile. Poi preparazione del set in appartamento e tazza di caffè come accompagnamento. Dopo una lunga gavetta in televisione, è il turno del cinema e del documentario The People vs. Paul Crump, che racconta la storia di un uomo salvato dalla condanna a morte. Da qui inizia il lavoro di Friedkin per il cinema (“Odio chi si considera un artista. Fare cinema è un semplice mestiere, non un'arte”). Vengono ripercorse alcune delle fasi principali della carriera del cineasta che, più di tutti, ha caratterizzato gli anni ’70 e la New Hollywood, incorniciata da Il salario della paura e Cruising e, ovviamente, spaccata da L’esorcista

CINEVOTI #VENEZIA75

di Matteo Marescalco



First man (Il primo uomo) di Damien Chazelle
★★★1/2
Sulla mia pelle (On my skin) di Alessio Cremonini
★★1/2
ROMA di Alfonso Cuaron
★★★★
The mountain di Rick Alverson
1/2
The Favourite (La Favorita) di Yorgos Lanthimos
★★1/2
The Ballad of Buster Scruggs di Joel & Ethan Coen
★★1/2
★★★★
★★★★
Suspiria di Luca Guadagnino
★★1/2
★★★
The Sisters Brothers di Jacques Audiard
★★★1/2
Charlie says di Mary Harron
★★
★★
Dragged Across Concrete di S. Craig Zahler
★★★★
Ricordi? di Valerio Mieli
★★★
American Dharma di Errol Morris
★★★★
22 July di Paul Greengrass
★★★
Un giorno all’improvviso (If Life Gives You Lemons) di Ciro D’Emilio
★★
The Nightingale di Jennifer Kent
Les Estivants (The Summer House) di Valeria Bruni Tedeschi
★★
Capri-Revolution di Mario Martone
★★1/2
M Butterfly di David Cronenberg
★★★★
Zan (Killing) di Shin’ya Tsukamoto
★★★
Una storia senza nome di Roberto Andò
★★★
They Live (Essi vivono) di John Carpenter
★★★★
Ghost in the Shell: Virtual Reality Diver di Higashi Hiroaki
★★★
Isle of Dogs: Behind the Scenes (in Virtual Reality) di Felix e Paul
★★★
Kobold (Interactive Virtual Reality) di Max Sacker e Ioulia Isserlis
★★★★