lunedì 21 dicembre 2015

LA TOP 10+1 DEI FILM DEL 2015

di Matteo Marescalco

In anticipo sui tempi e con alcune lacune sul cartellone cinematografico dell'anno (tra gli ultimi, non abbiamo ancora visto Everything will be fine di Wim Wenders, Il ponte delle spie di Steven Spielberg e In the heart of the sea di Ron Howard), arriva la nostra Top 10+1 dei film del 2015 che più abbiamo amato. Quest'anno, per la prima volta, si è deciso di evitare una rigida classificazione dei film e di escludere, almeno per il momento, la Flop 10 dell'anno.
A voi la lista!
P.S. Per la recensione completa, cliccate sul titolo del film.

Quanto è bella l'infanzia dei personaggi di quest'ultimo film di Michel Gondry. Dura, difficile da affrontare, infelice. Ma mai priva di immaginazione, come un ingranaggio meccanico che fatica ad andare avanti ma a cui non manca mai un millilitro di olio. Amicizia ed immaginazione: nodi di questo lineare e semplice lungometraggio del regista francese che, dopo qualche errore (Mood Indigo su tutti), ritorna in forma con un racconto di formazione in stile Truffaut. Si viaggia per la Francia, attraversando anche i problemi delle relazioni adolescenziali. Si viaggia nel cinema, affondando nelle acque amniotiche dell'artigianalità dei primordi. Meraviglioso, leggero, grazioso questo dolce sogno dilatato all'infinito. Lunga vita ai bambini di Gondry che, nell'epoca della sottomotricità smartphonica, si sporcano le mani e seppelliscono i cellulari sotto la loro merda. Per crescere e guardare nuovamente alle cose, senza mai abbandonare i voli pindarici della propria mente.

Cantore di famiglie disfunzionali e di intellettualodi in piena crisi esistenziale, di uomini e donne affetti dalla sindrome di Peter Pan che non accettano l'avanzare dell'età, attento entomologo dei rapporti tra componenti della classe borghese newyorkese che demistifica e prende in giro, Baumbach è tornato al cinema, quest'anno, con ben due film, uno dei quali entra in gamba tesa nella nostra classifica. Questa indagine sue due generazioni (40enni e 20enni) riflette due tipologie di fare cinema documentaristico: assoluta onestà intellettuale e rivisitazione postmoderna di materiale esistente che, a tratti, può anche essere inquinato. Guardare un film di Baumbach è come tornare al paese natale, dove si incontrano nuovamente gli zii e i cugini ammirati e odiati, alcuni amici che prenderemmo volentieri a mazzate, ma a cui vogliamo, nonostante tutto, un bene profondo.

In un turbinio di emozioni reali, finzione cinematografica, finzione nella finzione e cortocircuiti di natura onirica, ci troviamo a vivere il dramma di Margherita e Giovanni, quello di un fratello e di una sorella che fanno i conti con l'imminente morte della madre. Il rimando alla vicenda autobiografica è morte ma è mediato dall'assunzione di una differente consapevolezza da parte del regista che mostra, mettendosi a nudo ma mai senza pudore, un profondo disagio e senso di inadeguatezza. Mia madre è costruito su una stratificazione di livelli, è un continuo gioco di specchi in cui i protagonisti entrano in contatto con i loro fantasmi e le paure più profonde. La conclusione spera in un ritorno alla realtà, che sembra ormai impossibile da cogliere ma che Moretti, invece, invoca, giungendo con toni minimali ad attingere all'ossatura del dolore stesso cui si alterna il ricordo di un tempo e di uno spazio che si vorrebbero sempre tenere con sé ma che si devono, inevitabilmente, superare.
Siamo pronti, insieme a Nanni, ad intraprendere un nuovo viaggio in Vespa. Inforchiamo gli occhiali ed indossiamo il casco. Fino alla prossima meta da raggiungere.  

IT FOLLOWS di David Robert Mitchell/THE VISIT di M. Night Shyamalan
Il 2015, oltre ad essere stato l'anno dei blockbuster (e anche per il 2016 è stata confermata questa tendenza), è anche stato l'anno di ottimi film horror. Ad emergere, in modo particolare, sono stati tre prodotti: The Babadook di Jennifer Kent, It Follows di David Robert Mitchell e The Visit, che ha segnato il ritorno del nostro amato M. Night Shyamalan. Sull'ultimo film, lo ammettiamo, siamo di parte ma è innegabile che il regista indiano (qui patrocinato da Jason Blum) abbia saputo costruire un ottimo dramma familiare che prende come pretesto, ancora una volta, il genere horror. In questa sua indagine sulla paura, portata avanti già nei suoi precedenti film, giunge ad attingere al pozzo nero e deformante del terrore puro. Il found footage diventa, nelle sue mani, un ulteriore strumento attraverso il quale architettare il congegno della tensione. In It Follows, l'orrore è ambientato negli anni '70/'80 e si trasmette sessualmente. Lo spettro dell'Aids è dietro l'angolo. Il film rivisita gli stilemi dell'horror tradizionali, aggiornandoli all'epoca contemporanea, con un gusto per il vintage che caratterizza ulteriormente l'atmosfera.
Ancora una volta, il miglior film d'animazione della stagione è stato partorito dalla mente geniale della Pixar. Inside Out è un viaggio che scava nelle profondità dell'essere umano, negli unici luoghi in cui è possibile trovare risposte e che traspone su schermo lo stesso metodo di lavoro della casa di produzione americana: trattare le emozioni e le idee con assoluto rigore. Insomma, metodi industriali e da catena di montaggio applicati all'immaginario ed alla struttura mentale. Impossibile non pensare allo stesso statuto cinematografico, sintesi di tecnica ed immaginario per eccellenza. Senza questo meraviglioso gruppo di artisti e tecnici, la nostra immaginazione ne avrebbe pesantemente risentito e, insieme ad essa, anche la straordinaria macchina creatrice di sogni che è il Cinema.

INHERENT VICE di Paul Thomas Anderson
Doc Sportello è un detective privato che si trova coinvolto in una serie di investigazioni surreali che lo porteranno a contatto con il più profondo Zeitgeist americano degli anni '60/'70.  PTA destruttura e smantella l'impianto tradizionale del noir americano. La messa in scena applicata dal regista al testo filmico che restituisce l'atmosfera caotica ed allucinogena del periodo. In questo magma di visioni segmentate, ad emergere con chiarezza è il ritratto di un Paese allo sbando, il cui Sogno si è annichilito definitivamente. Sportello appare come una sorta di ultimo dei romantici in un perenne stato di alterazione della coscienza, caratterizzato da un forte senso di nostalgia per la fine di un'epoca e l'inizio del periodo di paranoia di massa. Tuttavia, un vizio di forma da non sottovalutare attanaglia l'intero film. Nel tentativo di innestare il carattere prismatico, surreale e stratificato dell'epoca nel tessuto narrativo e visuale del film, PTA finisce per costruire una diegesi eccessivamente stratificata, che confonde senza lasciar intravedere il centro della propria struttura. Il regista sembra aver perso la bussola o essere rimasto vittima dei fumi allucinogeni dell'epoca. Nella sua indagine sulla deriva di una nazione, Anderson rimane invischiato in un intreccio narrativo bigger than life in cui il parallelismo forma-narrazione-contenuto getta un velo di incomprensibilità sul secondo elemento. Dietro il velo di Maya del noir a tinte grottesche, si cela una triste ed amara riflessione su una nazione sull'orlo del fallimento morale. Pur con qualche difetto, ha fatto profondamente breccia nei nostri cuori.

THE CHILDHOOD OF A LEADER di Brady Corbet
Debutto alla regia per uno dei due virginali figli di papà che, nel remake americano shot-for-shot di Funny Games di Michael Haneke, si divertivano a seviziare famiglie borghesi in vacanza. E l'influenza del regista tedesco si sente tutta, a partire dall'inevitabile paragone che The childhood of a leader incoraggia nei confronti de Il nastro bianco. Il film di Haneke indagava con sguardo entomologico un villaggio nella Germania pre-nazista, andando ad individuare i germi della futura generazione dittatoriale. Brady Corbet, qui, si concentra su una famiglia aristocratica che vive nei pressi di Versailles. Il film, in tre atti scanditi dagli attacchi di rabbia del giovane figlio della coppia, analizza in termini freudiani il rapporto tra i tre membri familiari e i primi sintomi di ribellione nei confronti dell'ancien regime. Algido, teso e raggelante, The childhood of a leader convince fino al disturbante epilogo. Film rivelazione dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

TOMORROWLAND di Brad Bird
Pur con una serie di evidenti difetti, non abbiamo potuto fare a meno di inserire in classifica anche questo prodotto Disney diretto dal Brad Bird della cucciolata Pixar.  Nulla più della famosissima frase pronunciata da Buzz Lightyear -Verso l'infinito e oltre!- nel 1995 sembra essere adatto a descrivere e a trasmettere il ventaglio di sentimenti generato da Tomorrowland. La fusione uomo-tecnologia e la nascita di nuovi orizzonti percettivi ed esperienziali sembrano inevitabili. Tomorrowland è un mondo digitale che non ha rinunciato a residui terrestri-analogici.
Profondamente debitore nei confronti del cinema di Steven Spielberg, Brad Bird si schiera dalla parte degli ottimisti ed invita i più piccoli (e non solo) a non smettere mai di credere. Nella loro immaginazione e, soprattutto, in quella del cinema tout court.

THE END OF THE TOUR di James Ponsoldt
Tratto da Come diventare se stessi: un viaggio con David Foster Wallace di David Lipski, cronaca degli ultimi giorni del tour di presentazione negli Stati Uniti di Infinite Jest. 1996, lo scrittore David Foster Wallace concede a David Lipski di Rolling Stone un'intervista di cinque giorni. Lipski non si occupa solo di giornalismo ma anche di narrativa e nutre una serie di pregiudizi ideologici sull'autore americano. La convivenza tra i due trasporta lo spettatore nel mondo privato di Wallace, quanto più distante possibile dall'idea di scrittore maledetto in preda ad una vita dissoluta. Anche se una serie di incertezze Wallace le portava con sé: al punto tale da suicidarsi nel 2008. The end of the tour è un viaggio in luoghi intimi che stentiamo ad abbandonare dopo le due ore del lungometraggio, una scoperta del lato più fragile di sé, un dialogo, fatto di botte e risposte, sulla vita e sulla cultura americana, sulle dipendenze e le manie di Wallace, sulle sue debolezze ed idiosincrasie. Non perdetevi questo tenero omaggio che appartiene alla migliore scuola indipendente americana.

EL CLUB di Pablo Larrain
El Club si apre con dei versi biblici su Luce ed Oscurità, che, nel film di Pablo Larrain, convivono. Tutto il lungometraggio è avvolto da un alone bluastro che segna le vite di chi lo popolano. Una casa-famiglia in riva al mare ospita un gruppo di ex sacerdoti penitenti, accusati di abusi sessuali sui minori. In questo contesto misterioso, Pablo Larrain evita la ricostruzione tipica della detection story per insistere continuamente sui primi piani degli attori a cui, tramite dialoghi e monologhi, è assegnato il compito di gettare una luce sulla vicenda.
Pur con le dovute differenze, El Club ci ha ricordato Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn. L'atmosfera, dominata da una tenebra ferina ai confini del mondo, relega i personaggi nel regno del buio. Nell'universo di Larrain non sembra esserci spazio per la salvezza.

mercoledì 16 dicembre 2015

STAR WARS VII-IL RISVEGLIO DELLA FORZA

di Matteo Marescalco

Bene, il tanto atteso 16 Dicembre 2015 è finalmente arrivato. Star Wars VII-Il Risveglio della Forza, rilancio del franchise creato da George Lucas, è uscito nelle sale italiane. Noi, che siamo fortunelli, lo abbiamo visto in anteprima stampa con un giorno di anticipo.
Dopo gli scontri a distanza con Checco Zalone per impadronirsi del proficuo periodo natalizio, il film diretto da J.J. Abrams ha avuto la meglio. Difficilmente due galli del genere possono convivere nello stesso pollaio senza dilaniarsi a vicenda.

Esattamente un anno fa è uscito il primo trailer e durante l'ultimo mese il battage pubblicitario si è fatto massiccio, quasi insopportabile, soprattutto nei social, con la tendenza della Disney a saturare ogni spazio mediatico con post e discussioni sul nuovo Star Wars. Che sia stato uno degli eventi dell'ultimo decennio è sicuro. La saga originaria -in particolare, la prima trilogia- ha influenzato più aspetti della cultura post moderna e si è depositata con forza nell'immaginario collettivo di ognuno di noi, attingendo a piene mani da stereotipi e miti diffusi.
Il deciso impatto mediatico, probabilmente, risiede anche in questo, nel fatto che Lucas, Spielberg etc, durante gli anni '70 e gli '80, hanno dato vita al genere del cinema d'avventura aggiornato al periodo in corso, un'epoca di rifondazione, soprattutto nell'ambito del cinema americano, che ridefiniva la propria industria culturale. Molti puristi hanno storto (e continuano a farlo) il naso. Ma ciò che sottovalutano è la capacità di questi registi di divertire ed intrattenere il pubblico in modo seriale con storie semplici e lineari che, richiamando alla memoria il mito e i topoi del genere umano, li revisionano.

In fin dei conti, la parabola di Jedi, combattenti galattici, «Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana...», Forza, scontro padre-figlio, telecinesi, conquista dell'ignoto, e chi più ne ha più ne metta, cosa significano se non fare tesoro dei caratteri fondativi di ogni cultura? Star Wars è una storia universale che parla di uomini e dei loro conflitti interiori, ambientata nello spazio (la fantascienza è un mero pretesto narrativo), nata in un'epoca in cui il genere fantascientifico imperversava.

Il risveglio della Forza arriva a dieci anni di distanza dalla conclusione della seconda trilogia -la prima in ordine strettamente cronologico- ed è diretto da J.J. Abrams che, meglio di tutti, ha saputo cogliere l'eredità di George Lucas e di Steven Spielberg (ricordate quel meraviglioso atto d'amore di Super 8?).
Scendendo nei dettagli, il tentativo di Abrams è quello di omaggiare e, nel frattempo, rilanciare la trilogia originale, scelta che si evince a partire dalla decisione di coinvolgere nuovi giovani attori di cui sentiremo molto parlare negli anni a venire. Ed è stato proprio uno di loro, Adam Driver, a vestire i panni del personaggio meglio caratterizzato di questo episodio, Kylo Ren, vittima di un dramma personale in cui è ancora coinvolto.
Il quesito principale del film è: che fine ha fatto Luke Skywalker? Ovviamente, per trovare una risposta adeguata dovremo attendere i prossimi episodi di quella che si appresta ad essere una nuova trilogia.
La regia di Abrams è di ampio respiro, gioca spesso con il dialogo costante tra primo piano e background ed alterna abilmente scene di azione ed inseguimenti concitati a momenti di stasi che consentono lo sviluppo della narrazione. Apprezzabile poi l'idea, secondo chi vi scrive, di scaricare un po' l'atmosfera epica tramite una serie di scambi di battute che molto devono ai film Marvel.

Insomma, i fan della saga originaria che credono di trovare la stessa atmosfera epica, magari, resteranno un po' delusi. I malati di spocchia cinefila lo troveranno inutile, un ingranaggio meccanico che fatica ad emozionare e menate varie. Chi sa guardare alle cose con gli occhi di quel bambino/ragazzino che, nel lontano 1977 (e da lì in poi), andò al cinema con il papà o con suo/a fratello/sorella, rimanendo letteralmente incantato dalle immagini che riempivano lo schermo, non può che versare lacrime di commozione. Gli eroi del cinema esistono davvero e popolano la nostra coscienza. E, per citare i Kinks, celluloid heroes never really die.

lunedì 14 dicembre 2015

IRRATIONAL MAN

di Matteo Marescalco

Pochi mesi fa, in occasione dell'uscita nelle sale italiane di Inherent Vice di Paul Thomas Anderson, abbiamo dedicato uno speciale alla carriera di Joaquin Phoenix, in cui abbiamo analizzato brevemente le sue cinque migliori interpretazioni. In quell'articolo, abbiamo esaltato le scelte artistiche dell'attore durante gli ultimi anni e lo abbiamo definito un vulcano in eruzione, pronto ad esplodere in una nuova e travolgente interpretazione. Questa volta, parleremo di lui a proposito di Irrational man, ultima fatica annuale del prolifico Woody Allen, che, tra le altre cose, dirigerà anche una serie-tv per Amazon Instant Video.

Assistere ad un qualsiasi film del regista di New York è un po' come tornare a casa per Natale o per Pasqua. Il tuo paese è là ad aspettarti, sempre uguale a se stesso, con i soliti personaggi idiosincratici e particolari che, tuttavia, sanno sempre come sorprenderti un po'. E, così, dopo lo spegnimento delle luci in sala, torniamo ad aprire gli occhi su un mondo che utilizza Windsor come font dei titoli di inizio e finali e che si muove sulle note di un buon pezzo jazz che, torna, spesso, a punteggiare la rigorosa narrazione. Allen, da virtuoso della sceneggiatura e da appassionato di jazz, si trova spesso a costruire e ad espandere le sue storie  a partire da  un nucleo tematico ben definito che vede attorno a caso, destino, amore e nichilismo il proprio centro focale.

Protagonista della vicenda è Abe Lucas, professore di Filosofia che, in un momento difficile della sua esistenza, ha scelto di familiarizzare un po' troppo con l'alcool. Dopo il trasferimento in un college di una piccola città (a narrare la vicenda, a tratti, è lo stesso protagonista), la sua vita prende una svolta imprevedibile. Il destino gli fa stringere amicizia con una pragmatica ragazza e una professoressa frustrata. La prima, Jill, sveglia e curiosa, diventerà la sua migliore amica finendo per innamorarsi di lui e rovinare la propria relazione sentimentale con il suo ragazzo, Roy. Un giorno, Abe e Jill rimangono, casualmente, coinvolti in una conversazione con degli sconosciuti che innescherà una serie di preoccupanti reazioni a catena.

Darius Khnodji costruisce una luminosa e calda cittadina borghese in cui il vitalismo di chi la abita è soffocato e represso dal gossip che vi domina  e dagli estetismi filosofici che vi si studiano. In questo contesto, l'Abe Lucas di Joaquin Phoenix arriva come un fulmine a ciel sereno. Sguardo stanco, fianchi morbidi e drink costantemente sotto mano, cela, con le sue chiacchiere fini a se stesse, un ulteriore assenza di senso. Un'epifania improvvisa lo sottrae a questa non-vita spingendolo, paradossalmente, a un passo dalla fine e trasformando la sua esistenza in uno spazio privilegiato per la banalità del male. La volontà di potenza è un mero pretesto, il velo di Maya che cela tutto il suo contrario, un'insensata casualità che non fatica ad affermarsi.
Irrational man
sembra essere l'alter-ego di Match Point. La Londra desolata e fredda muta orizzonte esterno, mantenendo inalterato il proprio nucleo in cui tragico e comico si fondono senza soluzione di continuità, così come caso ed assenza di senso plasmano, a proprio piacimento, il mondo, contribuendo al mantenimento imperituro del suo strano equilibrio.

domenica 6 dicembre 2015

I FILM PIU' ATTESI DEL 2016

di Matteo Marescalco

Natale è a un passo, le abbuffate e gli eccessi alcolici non sembrano più un miraggio e il toto cosa-fare-a-Capodanno-? ha raggiunto il momento topico. Anziché perdere tempo a riflettere su cosa poter riciclare a zii, cugini e parenti vari, perché non concentrarci sui dieci film del nuovo anno che aspettiamo con più ardore? Eccovi la lista!
THE NEON DEMON di Nicolas Winding Refn
Un cast completamente al femminile, con l'eccezione di Keanu Reeves, attende il regista di Drive e di Valhalla Rising. -Una mattina mi sono svegliato e mi sono reso conto che ero circondato e dominato dalle donne. Stranamente, ho sentito un bisogno improvviso di fare un film horror sulla viziosa bellezza femminile. Dopo aver girato Drive e avendo perso la testa per l'elettricità di Los Angeles, sapevo che dovevo tornarci per raccontare la storia di The Neon Demon-. La prima sinossi del film pone l'attenzione su una giovane modella che si trasferisce a Los Angeles dove incontra un gruppo di donne ossessionate dalla bellezza e disposte a tutto pur di rimanere giovani. Insomma, un'icona pop come Refn torna a trattare il tema dell'ossessione, in chiave horror, in una città illuminata da luci al neon. Come non attenderlo? Probabile il concorso a Berlino o Cannes.

ZOOLANDER No. 2 di Ben Stiller
Il 10 Marzo 2015 Ben Stiller e Owen Wilson sono apparsi come Derek Zoolander e Hansel McDonald durante la Settimana della Moda di Parigi. Geniale mossa di marketing. E da lì, pubblicità, locandine e video come se piovesse. I due modelli belli belli in modo assurdo torneranno alla ribalta in Italia  l'11 Febbraio 2016, dopo aver scelto Roma come location principale delle riprese. Sarà curioso vedere come Ben Stiller e co. abbiano fatto tesoro dei cambiamenti intercorsi tra il 2001 (anno del primo episodio) e il 2015. Risvoltini, selfie, Justin Bieber e chi più ne ha più ne metta! Uno dei talenti della comicità più brillanti degli ultimi anni, dopo il film della maturità, rientra in gioco dirigendo quello che sembra essere il nuovo spaccato satirico del mondo dello spettacolo del secondo decennio degli anni 2000. Hype altissima!

HAIL, CAESAR! di Joel & Ethan Coen
Un cast stellare (George Clooney, Josh Brolin, Ralph Fiennes, Jonah Hill, Scarlett Johansson, Frances McDormand, Tilda Swinton) segna il ritorno dei fratelli Coen alla commedia pura che, negli anni passati, ha regalato al suo protagonista uno dei suoi ruoli migliori (Fratello, dove sei?). Durante le riprese di un film, nella Hollywood degli anni '50, scompare l'attore protagonista.
I due fratelli ci condurranno all'interno di un modo di narrare per immagini completamente differente rispetto a quello della nostra epoca e, con la loro scrittura esilarante e nostalgica,  ci accompagneranno in un viaggio nel cinema americano classico. Aprirà il prossimo Festival del Film di Berlino.

BATMAN v SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE di Zack Snyder
Il 2016 sarà l'anno dei supereroi. E, di certo, non potevano mancare Batman e Superman, protagonisti del sequel di Man of Steel, proiettato in anteprima internazionale al Taormina Film Fest 2013.
Zack Snyder è stato confermato alla regia e raccoglie il testimone direttamente da Christopher Nolan. Alla notizia dell'avvicendamento tra i due registi e gli attori protagonisti (anche Christian Bale ha lasciato il posto a Ben Affleck), si è scatenata la guerra tra differenti fazioni. Chi sosteneva che Ben pesce lesso Affleck non fosse in grado di vestire i panni di Batman e chi, invece, confidava in questa scelta di rinnovo del franchise. Noi ci siamo sempre schierati dalla parte di Affleck che, grazie al fisico possente e all'espressione vissuta, potrebbe impersonare un ottimo cavaliere oscuro. Già a giudicare dal trailer, non mancheranno atmosfere cupe, battute al vetriolo (l'influenza Marvel si sente) e ampi movimenti di macchina da videogame. Non vediamo l'ora di farci intrattenere in modo tamarro come solo Zack Snyder sa fare. Arriverà nelle sale il 24 Marzo.
22/11/'63 di J. J. Abrams
Ci prendiamo la licenza di inserire tra i film del 2016 che più attendiamo anche questa serie TV realizzata per Hulu, tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King e prodotta da J. J. Abrams.
Jake Epping ha 35 anni, è professore di Letteratura inglese in un liceo del Maine ed arrotonda insegnando anche in una scuola serale. Vive da solo, dopo il divorzio dalla moglie, e frequenta spesso la tavola calda di Al. Sarà proprio Al, suo migliore amico, a rivelargli il segreto che gli cambierà la vita: il negozio è, in realtà, un passaggio spaziotemporale che conduce al 1958. Al coinvolge Jake in una missione impossibile: impedire l'assassinio di Kennedy. Un ordinario docente si ritrova così coinvolto in una gigantesca avventura durante l'infanzia degli USA, tra Elvis, James Dean, automobili e twist, e incontrerà la donna della sua vita.
Tra Twin Peaks, True Detective, Fargo, Breaking Bad e Utopia, la televisione si è, spesso, dimostrata in grado di effettuare sperimentazioni sul linguaggio meglio di quanto abbia fatto il cinema. J. J. Abrams ha contribuito in modo particolare all'evoluzione televisiva dell'ultimo decennio con Lost.
Sembra ovvio, quindi, inserire in lista questa nuova serie da lui prodotta e tratta da uno dei più grandi narratori della letteratura americana contemporanea. Pronti ad accompagnarci in questo viaggio nostalgico in un tempo che non esiste più? Disponibile in VoD dal 15 Febbraio.

MIDNIGHT SPECIAL di Jeff Nichols
Lo avevamo inserito nella Top 10 dei più attesi del 2015 ma, a causa di alcuni problemi, Midnight Special è stato rimandato più volte, fino al 16 Marzo, data ufficiale (si spera) di diffusione del film negli Stati Uniti. Jeff Nichols lo ha definito uno sci-fi chase film, ovvero un film di fantascienza e di inseguimento.
La trama è incentrata su un padre (interpretato da Michael Shannon, che aveva già collaborato con il regista in Take Shelter) che fugge insieme al figlio quando scopre la verità sui suoi poteri speciali. Nonostante siano pedinati da un gruppo di religiosi estremisti e di agenti di polizia, il padre rischia di tutto pur di proteggere il figlio ed aiutarlo a compiere il suo destino.

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO E ZOMBIE di Burr Steers
Il 4 Febbraio 2016 arriverà nelle sale italiane questo adattamento dell'omonimo romanzo di Seth Grahame-Smith, che ha ripreso la famosa opera di Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, infarcendola di zombie. Il bello e scontroso Mr. Darcy arriva a distrarre una Elisabeth Bennet impegnata a contrastare un flagello che si è abbattuto sulla Gran Bretagna: gli zombie. Al fascino senza tempo della storia d'amore si unisce la lotta con i morti viventi senza esclusione di colpi. Noi, dopo aver visto il primo trailer, siamo sicuri di divertirci e terrorizzarci tanto!

THE LOST CITY OF Z di James Gray
Durante l'anno prossimo, uno dei maggiori autori del cinema americano contemporaneo tornerà nelle sale con The Lost City of Z. Parliamo di James Gray. Con pochi dubbi, immaginiamo che il film faccia il suo debutto alla prossima edizione del Festival di Cannes. In alternativa, Venezia sarebbe in agguato. Il progetto, ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, è ispirato al romanzo scritto da David Grann, che racconta la storia del colonnello Percival Fawcett, soldato ed esploratore scomparso negli anni Venti mentre cercava una città leggendaria nella giungla del Brasile. Alla fotografia figura Darius Khondji, tra i produttori Brad Pitt. Il cast comprende Robert Pattinson, Sienna Miller e Benedict Cumberbatch.
Noi moriamo dalla voglia di gettarci a capofitto in un nuovo mondo creato da James Gray che, in passato, ha già avvolto la nostra anima con Two Lovers e I padroni della notte, drammi familiari che, in maniera larga, sintetizzano la lotta tra buio e luce.

WHERE TO INVADE NEXT di Michael Moore
Il 2016, che sembra essere l'anno del grande cinema americano, vedrà anche il ritorno di Michael Moore, documentarista che non ha mai esitato a polemizzare contro il proprio Paese natale. Dopo aver vinto il Premio Oscar per Bowling for Columbine, sull'uso delle armi negli USA e sulla strage nell'omonima scuola, e la Palma d'Oro per Fahrenheit 9/11, pamphlet politico contro George W. Bush, Moore sbarca in sala con questo nuovo lungometraggio sul perenne stato di guerra mantenuto dagli Stati Uniti. "C'è questa sorta di bisogno costante di avere un nemico - ha detto Moore - c'è bisogno di individuare quale sarà il prossimo nemico, in modo da mantenere e alimentare il grande sistema e business dell'industria bellica, garantendo gli affari di chi fa soldi con questo business. Mi sono proprio seccato di tutto questo, così ho deciso di raccontarlo in commedia". Siamo sicuri che le polemiche, soprattutto in territorio americano, non stenteranno a presentarsi.

REVENANT di Alejandro Gonzalez Inarritu
Appena un anno dopo la vittoria dell'Oscar per Birdman, Alejandro Gonzalez Inarritu tornerà nelle sale italiane (il 28 Gennaio 2016) con Revenant, tratto dal romanzo di Michael Punke. Il film racconta la vicenda dell'esploratore Hugh Glass che, durante una spedizione nelle terre americane ancora vergini, viene attaccato da un orso e dato per deceduto dal suo stesso gruppo d'avventura. Riuscirà il protagonista a sopravvivere e a raggiungere la redenzione? Girato a luce naturale e fotografato da un Emmanuel Lubezki ormai in totale stato di grazia da dieci anni circa, Revenant, con molta probabilità, consentirà a Leonardo Di Caprio di raggiungere il suo primo Premio Oscar. Il trailer ci trasporta in un territorio incontaminato ed ostile, in cui l'uomo lotta contro le virginali forze della natura, cercando di soggiogarle con la propria volontà di dominio. Questo viaggio nell'America inesplorata, nel frattempo, consente anche di scandagliare attentamente le psicologie dei personaggi protagonisti. Speriamo che tutte le buone promesse vengano mantenute!