giovedì 28 luglio 2016

VENEZIA 73: UNA MOSTRA DA CAPOGIRO!

di Matteo Marescalco

Dopo anni di parziale anonimato e di improvvise quanto brevi epifanie, finalmente la Mostra del Cinema di Venezia, giunta alla sua 73esima edizione, ha tirato fuori gli artigli. Il direttore artistico Alberto Barbera ed il presidente della Biennale Paolo Baratta hanno presentato questa mattina a Roma il programma ufficiale della kermesse che avrà inizio il 31 Agosto e che, sulla carta, sembra una delle più potenti delle ultime edizioni.
L'apertura è dinamitarda con La La Land di Damien Chazelle, musical su ambizioni e successo con Emma Stone e Ryan Gosling. Ad arricchire il Concorso Ufficiale sono Tom Ford con Nocturnal Animals, noir metropolitano con Jake Gyllenhaal (che ritorna a Venezia dopo l'apertura dello scorso anno con Everest), Amy Adams e Michael Shannon. Per lo stilista americano si tratta di un dolce ritorno in laguna: il suo primo film da regista, A single man, aveva fruttato a Colin Firth la Coppa Volpi come Miglior Attore. Ampio spazio è dedicato al cinema americano. Altri autori attesi, infatti, sono Derek Cianfrance con The light betweens oceans, melodramma con Michael Fassbender e Alicia Vikander, Terrence Malick con il documentario Voyage of time narrato da Cate Blanchett e Denis Villeneuve con Arrival, sci-fi a metà tra Terrence Malick e Steven Spielberg (secondo le parole del direttore Barbera), lanciato dalla Mostra del Cinema con Incendies, presentato alle Giornate degli Autori nel 2010. A chiudere la selezione americana sono Pablo Larrain, autore del doloroso El club, che presenterà Jackie ed Ana Lily Amirpour con The bad batch che annovera Giovanni Ribisi, Jim Carrey e Keanu Reeves tra gli interpreti principali.
La compagine italiana in concorso sarà rappresentata da Piuma di Roan Johnson, che debutta alla Mostra del Cinema e che torna a parlare di giovani dopo Fino a qui tutto bene, presentato al Festival del Film di Roma, da Spira Mirabilis di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti e da Questi giorni di Giuseppe Piccioni. 
A chiudere la selezione sono Lav Diaz con la sua ultima fluviale fatica, The woman who left, Andrei Konchalovsky, François Ozon, Emir Kusturica e Wim Wenders.

Passando al Fuori Concorso, l'attenzione è immediatamente calamitata dal documentario di Andrew Dominik su Nick Cave: One more time with feeling. Antoine Fuqua presenta I magnifici sette, in apertura al Festival di Toronto, Mel Gibson porta il suo ultimo Hacksaw Ridge e Kim Jee Woon sbarca al Lido con The age of shadows. Tra gli altri film presentati, anche un documentario di Francesco Munzi, Monte di Amir Naderi, Tommaso di Kim Rossi Stuart, il documentario Safari di Ulrich Seidl e l'evento HBO The Young Pope, serie tv diretta da Paolo Sorrentino con Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando e Javier Camara.  
Nell'ambito della nuova sezione Cinema nel Giardino, inaugurata quest'anno sulle spoglie del vecchio buco del Casinò che minava la reputazione internazionale della Mostra, saranno presentati L'estate addosso di Gabriele Muccino, In dubious battle di James Franco, The net di Kim Ki-Duk e The secret life of pets.
Tra i Film Classici restaurati, segnaliamo Manhattan di Woody Allen, Zombi di George Romero (la cui proiezione sarà presentata da Nicolas Winding Refn e Dario Argento), I sette samurai di Akira Kurosawa, Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis, Stalker di Andrej Tarkovskij ed il documentario David Lynch The Art Life.

Questa 73esima edizione, senza dubbio, colpisce per il suo carattere onnivoro: spazia, infatti, tra svariati generi, grandi autori affermati, registi che negli ultimi anni hanno portato avanti un interessante lavoro sulle forme visive e film mainstream rivolti al grande pubblico. L'evoluzione di prospettive, rispetto agli anni scorsi, è netta. Desta qualche interrogativo l'inserimento in concorso di Emir Kusturica, che nel corso degli anni non è riuscito a rinnovarsi, e il coinvolgimento di una scadente compagine di asiatici. Resta il fatto che una tale commistione di qualità e quantità non si vedeva da parecchie edizioni. Adesso, non rimane altro da fare che sperare che le aspettative vengano soddisfatte!

mercoledì 27 luglio 2016

GHOSTBUSTERS

di Matteo Marescalco

Negli ultimi anni, il grande cinema americano ha visto la più totale proliferazione di remake, reboot e spin-off, alla ricerca di modalità attraverso cui sfruttare quanto più possibile un marchio che è stato in grado, in passato, di fidelizzare un’ampia fetta di pubblico, e, al contempo, provando a scostarsi dal modello originario proponendone una rilettura o una destrutturazione del genere. Niente che faccia urlare al demonio per gli elevati standard di un’industria culturale che ha fatto delle copie differenziali il proprio modello creativo.
Tuttavia, schiere di puristi della creazione ex-novo si lamentano indignati per l’assenza di creatività che rischia di livella l’arte cinematografica. Tra i reboot più discussi degli ultimi anni si situa, senza dubbio, Ghostbusters di Paul Feig, inondato di critiche aprioristiche da milioni di sostenitori dell’originale del 1984 diretto da Ivan Reitman che, nel corso degli anni più rimpianti e nostalgicamente amati dalla cultura contemporanea, sanciva la definitiva legittimazione della comicità televisiva, trasformandola in avanguardia comica da grande schermo. I protagonisti del Saturday Night Live si apprestavano a sfornare un film che avrebbe segnato i decenni del cinema a venire, imponendosi come fenomeno di massa e dando vita a colossali sfruttamenti nell’ambito del merchandising. Rifarsi ad un evento culturale di tale portata che, nel corso degli anni, è riuscito anche ad affermarsi presso le nuove generazioni, non può essere visto di buon occhio dalla massa di persone che ha amato l’originale e che vede in questo prodotto di Paul Feig un tentativo di lucro su un simbolo imperituro.
Il primo capitolo di un ipotetico nuovo franchise (di seguito il resoconto della conferenza stampa romana) è costruito sulla base di un terzo episodio mai portato a termine ed è segnato dal tocco del regista inglese che, da Le amiche della sposa a Spy, ha riletto diversi generi attraverso la chiave della parodia. E questo Ghostbusters, fondamentalmente, è una parodia meta-narrativa che riflette sul dispiegarsi della sua storia, omaggiando il vecchio capitolo, e ponendo l’attenzione sui personaggi alienati che danno vita alle vicende. Il punto di forza risiede nei corpi da slapstick di Melissa McCarthy e di Kristen Wiig e nel rapido scambio di battute da commedia sofisticata. I primi due atti dell’impianto narrativo si scostano dall’episodio del 1984, risultando originali e dotati di vita propria. Peccato per un terzo atto che segue da vicino lo sviluppo del film con Bill Murray e Dan Aykroyd, rischiando di perdere l’originalità che contraddistingue tutta la prima parte. L’ultima mezz’ora si muove in modo eccessivo lungo il solco tracciato da Ivan Reitman.
Considerando il film come un mero omaggio videoludico ad un fenomeno culturale di portata mondiale da tenere in secondo piano, ne viene fuori una rispettabile commedia fantascientifica che intrattiene e che diverte, più semplice da accettare tenendo a bada i fantasmi scatenati a partire dal 1984.