giovedì 7 aprile 2016

GRIMSBY

di Emanuele Paglialonga

Dopo Borat, Brüno e Il Dittatore, Sacha Baron Cohen porta nelle sale un altro dei suoi devastanti personaggi, Norman "Nobby" Butcher, fratello dell’agente dell’MI6 Sebastian,  interpretato da Mark Strong. Diretto da Louis Leterrier (Scontro tra titani, Now You See Me I maghi del crimine) e sceneggiato, oltre che dallo stesso Cohen, da Phil Johnston (Zootropolis, Ralph Spaccatutto) e da Peter Baynham, Grimsby racconta la storia del ritrovamento dopo circa trent’anni di due fratelli che da piccoli erano stati inseparabili ma divisi ancora bambini.
Nobby, hooligan ubriacone e idiota, super tifoso dell’Inghilterra, è cresciuto col mito del fratello: ha conservato nella sua sgarrupata dimora una camera -reliquiario per l’amato Seb, con le foto e i ricordi della loro infanzia dei quali i suoi undici scapestrati figli ne farebbero volentieri a meno. Dopo avergli messo a repentaglio vita e carriera, Nobby seguirà il fratello -agente sotto copertura- per aiutarlo a riconquistare la sua reputazione e, soprattutto, a sventare un pericoloso complotto mondiale.
Parlare di politicamente scorretto a proposito dei film di Cohen a volte sembra essere anche riduttivo: come in Borat e ne Il Dittatore, anche in Grimsby non c’è nessuna pietà, nessuna delicatezza, nessun tatto: è una comicità becera, volgare, violenta, irruente. Una slapstick comedy all’ennesima potenza che si rivela essere, per gli amanti di questo tipo di umorismo, una miniera inesauribile di risate.
Volgarità e comicità non sono, tuttavia, fini a sé stesse: la cornice narrativa è solida, il film è ben scritto, ben diretto e ben recitato; oltre alla valanga Cohen, anche la prova interpretativa di Mark Strong risulta essere più che valida. Grimsby porta alta senza paura la bandiera dell’orgoglio cafone, la feccia, come viene detto nel film, quelli che vanno allo stadio comportandosi come bestie, che combattono le guerre volute dai potenti e che tengono in piedi il franchise di Fast and Furious.
Ancora una volta, Cohen rivolge la sua attenzione agli ultimi, agli strati più bassi della società (hooligan, alcolizzati, spacciatori, adolescenti che imparano la chimica guardando Breaking Bad, famiglie numerose e finti invalidi), guardandoli senza né giudicarli e né compatirli, facendo di loro, anzi, il terzo indiscusso protagonista della storia assieme ai due fratelli Butcher. Nel film anche i camei, di due celebrità americane, uno più esplosivo dell’altro.
Volgare, ma non bello perché volgare, politicamente scorretto ma non bello solo perché politicamente scorretto, Grimsby risulta essere forte per il lavoro accurato e dinamico di scrittura e di regia presente dietro la costruzione del prodotto. Già distribuito nelle sale inglesi e in quelle americane, il film farà il suo ingresso nelle sale italiane a partire da giovedì 6 aprile, e difficilmente potrà scontentare gli amanti di Cohen, che troveranno in questo lavoro un’opera geniale, divertente ed esplosiva, della durata, ancora una volta, di soli 82 minuti: in brevitate stat virtus.

1 commento:

  1. Non vedo l'ora di vederlo, adoro Baron-Cohen e penso che in un film del genere, dove la cornice action è solida e ben girata, possa dare il suo peggio/meglio

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