lunedì 11 febbraio 2019

PARLAMI DI TE

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata per Cinema4Stelle: http://www.cinema4stelle.it/parlami_di_te_recensione.html 

Alain Wapler è un brillante uomo d'affari e va sempre di corsa. È celebre per le sue capacità oratorie e si occupa dell'amministrazione di una nota azienda automobilistica. Non ha tempo per nessuno, né per la figlia né per i tanti perdenti che costellano la sua esistenza. A poche settimane dalla presentazione di un progetto in cui Wapler ha speso la maggior parte delle sue energie, sembra accadere qualcosa. Le forze non lo assistono più e l'uomo perde spesso i sensi. Dopo aver ignorato più volte i segnali lanciati dal suo corpo, Alain ne paga le conseguenze. Infatti, viene colpito da un ictus che gli causa un deficit cognitivo e che gli fa confondere parole e sillabe, annebbiando anche i ricordi della sua vita. L'uomo intraprenderà un difficile percorso di riabilitazione con l'aiuto di un'ortofonista. Tuttavia, riuscirà a risolvere le faccende incompiute con i suoi cari e con le persone che lo circondano?

Parlami di te, il film diretto da Hervé Mimran ed interpretato da Fabrice Luchini, è tutto costruito sul corpo del suo personaggio principale, libero di scorrazzare e di lasciarsi andare a pindarici giochi di parole. Il racconto è coeso ed abbastanza prevedibile, scritto in modo da dare assoluto risalto al percorso di crescita di Alain. La mimica facciale e corporea consente di affrontare il difficile problema dell'afasia. Ridimensionare la visione del mondo, delle persone e della vita è l'obiettivo cui vuole giungere la narrazione. Il film riflette sulla drammaticità di una condizione quotidiana del genere, non tralasciando di riservare momenti ironici di una certa elasticità, proprio come quella di un sorriso. 

Sta di fatto, tuttavia, che il percorso di crescita dell'uomo è piuttosto abbozzato e non riesce mai a scavare davvero in profondità. Tutto va, infatti, come ci si aspetta che vada. Cercando di fondere sorrisi, tenerezza e malinconia, il regista tesse l'abito sul fisico di Luchini, che vampirizza il ruolo e trasforma il racconto in un one-man-show. Le risorse narrative sono piuttosto convenzionali e conducono ad esiti prevedibili, come nel segmento finale del cammino di Santiago. Quanto portato in scena è un po' insufficiente per portare in scena il cambiamento di Alain che intraprende un viaggio che non riesce mai a coinvolgere del tutto. Ovviamente, per apprezzare la costruzione linguistica “alternativa”, si consiglia di visionare il film in lingua originale. 

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