domenica 11 settembre 2016

NOCTURNAL ANIMALS

di Matteo Marescalco



Dopo sette anni dal suo debutto con A single man, torna in concorso alla Mostra del Cinema lo stilista Tom Ford con Nocturnal Animals, tratto dal romanzo Tony & Susan di Austin Wright.
Nel 2009, A single man fruttò la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Colin Firth ed ottenne ampie critiche positive per il modo elegante e sontuoso in cui tratteggiava il tema della solitudine umana, descritta a partire da particolari effetti cromatici che riflettevano le esistenze dei protagonisti della vicenda. A rimanere in incubazione, tuttavia, era la sensazione latente di estetismo senza alcun fine, la volontà del regista di creare un bello imprescindibile ed irraggiungibile che trova ulteriore riscontro in Nocturnal Animals e che finisce per avere conseguenze letali sui suoi personaggi.

La narrazione è complessa e trova il proprio sviluppo a partire da tre vicende legate tra loro: Susan dirige una galleria d’arte ed è sposata con un uomo d’affari, per il quale ha lasciato il promettente scrittore Edward che si fa improvvisamente vivo proprio mentre il matrimonio di Susan inizia a scricchiolare, inviandole una bozza del romanzo che ha scritto, appunto, Nocturnal Animals. Da questo momento in poi, il plot segue le tre vicende sopra citate: quella di Susan intenta nella lettura del romanzo, il passato dei due ex sposi e, infine, le brutali azioni narrate da Edward nel suo romanzo.

Se a convincere risulta soprattutto il carattere da animali notturni dei protagonisti, che trova piena corrispondenza nelle lande desertiche degli ambienti scenografici in cui si svolge la vicenda narrata nel romanzo di Edward ed il contrasto con il mondo patinato della vita di Susan (è un’eleganza distante, fredda e raffinata), risulta deprecabile il trattamento crudele dei personaggi ed il modo in cui lo spettatore risulta imprigionato dalla struttura coercitiva della narrazione. Tom Ford odia i protagonisti del suo film, ridotti a meri burattini della trasposizione effettuata. Non fornisce mai loro una via di scampo, condannati come sono ad assecondare la volontà perfettiva del loro creatore. E, insieme a loro, anche il fruitore diventa vittima della vicenda di tradimenti, solitudine e vendetta raccontata all’interno di una struttura circolare estetizzante in cui è condannato ad un finale che non lascia minimamente spazio ad una scintilla di bene o amore ma che lo manda alla deriva. Trionfano il distacco, la brutalità e la freddezza dell’atteggiamento di Ford verso i suoi personaggi e gli spettatori, bestie fameliche assetate di visione e colpevoli, probabilmente, di desiderare gli impulsi meno nobili. Mai visto prima un film che mettesse a tal punto alle corde le creature che lo nutrono anziché alimentarle con un atto di benevolenza.

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