giovedì 29 settembre 2016

MINE

di Egidio Matinata

Un film di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Clint Dyer. Genere: Thriller, Guerra, Drammatico. Usa/Spa/Ita 2016. Durata: 106 minuti.

Un soldato sta tornando al campo base dopo una missione, ma, inavvertitamente, poggia il piede su una mina antiuomo. Non può muoversi, altrimenti salterà in aria. In attesa dei soccorsi, per due giorni e due notti, dovrà sopravvivere non solo ai pericoli del deserto ma anche alla terribile pressione psicologica della tutt’altro che semplice situazione.
Il film di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro parte da un’idea di base molto semplice ed efficace, per allargare poi lo sguardo verso un’indagine psicologica più ampia del protagonista e della sua situazione. Costruito su una buona performance di Armie Hammer, con alcune scelte registiche davvero azzeccate e un ottimo uso della suspense, il film ha però delle lacune in alcuni personaggi di contorno e nel suo svolgimento, succube di una certa ripetitività di situazioni e battute che minano la compattezza del prodotto. La mina innescata da Mike Stevens non è altro che la goccia che fa traboccare il vaso, un espediente per affrontare il passato, il presente e il futuro; è ottima la scelta di creare diverse linee di conflitto partendo dal protagonista: egli infatti si trova a dover affrontare gli ostacoli che potrebbero portarlo alla morte (la mina e i pericoli del deserto) e il peso di un passato di violenza alle spalle, il tutto racchiuso nella sfera dello stereotipo del soldato americano (un individuo schiavo di regole e ordini).

Mine è quindi la storia di un uomo che deve riappropriarsi della libertà, che «deve andare avanti» come è spesso (forse troppo) ripetuto nei 106 minuti della durata. Da rivedere è certamente il personaggio del Berbero, interpretato da Clint Dyer; naturalmente ogni storia presenta dei mentori, degli alleati e dei messaggeri che andranno a interagire nel bene e nel male con il protagonista, ma è bene che lo facciano in una determinata maniera. E’ un personaggio che serve perché contribuisce alla crescita del soldato Stevens, e avrebbe dovuto avere la funzione di abbassare la tensione e regalare allo spettatore un sorriso, ma purtroppo il risultato è che sembra spesso fuori luogo, è eccessivamente stereotipato e macchiettistico.
In Mine si avverte la presenza di un gran lavoro dal punto di vista registico, come confermano anche i due autori parlando di un meticoloso lavoro sugli storyboard, ma c’era bisogno di curare maggiormente anche altri aspetti che avrebbero reso un buon film un grande film. Un fattore positivo è di certo il dato che due autori italiani giovani si trovano a capo di una coproduzione americana, spagnola e italiana di un certo livello, per un prodotto che sarà distribuito in maniera importante. Si spera che non resti un caso isolato.

1 commento:

  1. E c'è chi ha ancora il coraggio di dire che gli italiani non riescono a creare nulla di interessante.

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