lunedì 27 giugno 2016

GHOSTBUSTERS: LA CONFERENZA STAMPA

di Matteo Marescalco

Questa mattina, alla Casa del Cinema di Roma, si è tenuta la proiezione stampa di Ghostbusters e, a seguire, la conferenza con il regista Paul Feig, già noto per Le amiche della sposa, Corpi da reato e Spy. Con piglio da englishman, nonostante la nazionalità americana, Feig, battuta pronta ed ampio sorriso, ha risposto a tutte le domande, affrontando anche quelle sulle spinose difficoltà produttive incontrate nella realizzazione del film, reboot della versione del 1984 diretta da Ivan Reitman. Di seguito, il resoconto della conferenza.

Più che un film sugli acchiappafantasmi, ho trovato il suo Ghostbusters un film incentrato su geeks e freaks. Quindi, è stato mosso più da questo interesse che dal realizzare un remake del film originario?
Certo. Posso raccontare soltanto le storie che sono in grado di raccontare. Quelle con persone outsider e sminuite come protagoniste. Le protagoniste del film sono in grado di difendere la città dai fantasmi e, nonostante ciò, continuano ad essere definite pazze. Mi piaceva l’idea di queste persone che continuano a credere in qualcosa. Mi piace anche una di loro che, pur avendo visto un fantasma, si allontana da ciò perché è stanca di sentirsi definire pazza. Il mio obiettivo era di fare una commedia e non un film drammatico.
Dan Aykroyd voleva realizzare un sequel ma non trovava una produzione. Com’è andata la vicenda? Ci descrivi il percorso produttivo?
Dan è sempre stato il mio eroe comico. Sapevo che era in giro questo progetto e che non riusciva a decollare. Bill non ne voleva far parte. Quando Ivan mi ha proposto la regia, mi ha anche detto che Dan avrebbe fatto il produttore esecutivo e io ho continuato a chiedergli consigli sullo sviluppo della sceneggiatura. Lui è stato un grandissimo appoggio e sostegno. Ha partecipato alle proiezioni di prova e non lo ringrazierò mai abbastanza.
Lei è il portabandiera della commedia femminile. Cosa apportano le donne alla comicità? Cosa si trova in più nelle commedie al femminile? In una scena, si paragonano i fantasmi al terrorismo. Che i terroristi siano i nuovi fantasmi di oggi?
A me piace tanto lavorare con donne divertenti. Ce ne sono tantissime che magari non hanno avuto l’opportunità per mettersi in mostra. Anche nelle commedie vengono spesso poste al servizio degli uomini e non viene consentito loro di essere divertenti. Magari interpretano il ruolo di donne iper-perfettine, pesanti e fastidiose. La mia idea era quella di fare una commedia al femminile ma per tutti e non per sole donne. Nella commedia, alle donne non è stata data questa possibilità. Io vorrei che un uomo, vedendo il poster di una commedia al femminile, non pensasse che sia solo per donne ma per tutti. A volte, le commedie maschili tendono ad essere aggressive e questo non è il mio modo di lavorare. Mi piace la scienza, mi piace l’idea che un essere solo, solitario, con in mente dei piani negativi, possa sfruttare la scienza per riportare sulla Terra entità paranormali. Questo è pauroso. Mi piaceva l’idea che una persona isolata, sfruttando il proprio ingegno, potesse realizzare e portare avanti il casino che accade nel film.
Il film è dedicato ad Harold Ramis che non c’è più. Appaiono tutti i personaggi del film del 1984 tranne Rick Moranis. Come mai?
Gli abbiamo chiesto se lui volesse far parte del film ma ha rifiutato l’invito. Ha detto che non era interessato a partecipare. Questa sua risposta mi ha intristito molto. Per quanto riguarda Harold, abbiamo provato ad omaggiarlo. C’è suo figlio che appare nella scena del concerto rock. C’è anche la figlia col nipotino. Tutta la famiglia di Harold ha partecipato.
Racconti qualcosa su Sigourney Weaver e sugli altri personaggi che appaiono nel film?
Quando abbiamo completato la prima stesura della sceneggiatura, abbiamo avuto l’idea di coinvolgere alcuni attori del film di Ivan. Bill Murray interpreta il ruolo dello scettico. Ha detto che non voleva fare nulla. Poi gli abbiamo proposto questo cammeo e non ha accettato. Fino a pochi giorni prima della ripresa della sua scena, non sapevamo se sarebbe stato presente o meno. Non è una persona facile da inchiodare. Comunque, è stato un supporto fondamentale per il nostro progetto. Si è dimostrato entusiasta, ha detto che l’idea gli piaceva molto. Sigourney è stata entusiasta fin dal primo giorno. Avevamo scritto per lei un cammeo diverso da quello finale ma non era abbastanza di sostanza. Lo abbiamo modificato e lei lo ha trovato molto divertente.

Ci ha raccontato come sono nati i cammei dei protagonisti. Per quanto riguarda i caratteri delle donne protagoniste, quanto è stato scritto e quanto improvvisato?
Io scrivo il film e i personaggi e, dopo aver fatto il casting, i personaggi vengono modificati a seconda di ciò che gli attori vogliono fare. Ciò che conta è che risultino cuciti su misura.

Come spiega la pessima accoglienza del trailer su YouTube? Visti i numerosi film con eroine femminili, non si rischia di cadere nel cliché?
Credo che ci sia stata una campagna organizzata da quelli a cui non piaceva l’idea del film. Questo non vuol dire che non possa essere ben accolto. Il primo trailer è stato un primo sguardo, gli effetti speciali non erano nemmeno pronti. Il giudizio è stato eccessivo. Ciò detto, abbiamo mostrato il trailer in diversi cinema e l’accoglienza è stata nettamente migliore. Per quanto riguarda l’eccessiva presenza di eroine, non credo. Io parlo per Hollywood. I ruoli da protagonista femminile di qualità sono inferiori rispetto a quelli maschili. Si dovrebbe puntare alla parità, c’è ancora un grosso squilibrio. Spero si possa raggiungere una parità per avere il ruolo che ognuno merita.  

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