martedì 31 maggio 2016

WARCRAFT - L'INIZIO

di Matteo Marescalco

Sorprendentemente, è diventato sempre più usuale andare al cinema a vedere blockbuster americani con aspettative piuttosto basse e restare pienamente soddisfatti, contrariamente anche alle più ottimistiche ipotesi. Negli anni 2000 il fantasy è un terreno che è stato ampiamente modellato dalla creatività visiva di Peter Jackson che ha trasposto sullo schermo la saga de Il Signore degli Anelli, tratta dai romanzi di J.R.R. Tolkien. Insomma, visti gli elevati risultati qualitativi raggiunti, è inevitabile che qualsiasi cineasta che voglia eventualmente dedicarsi a tale genere si misuri con quanto fatto da Jackson. Anche Duncan Jones, già autore di Moon e Source Code, nonché uno dei più interessanti volti nuovi nel panorama della fantascienza americana, ha pescato a piene mani dalle convenzioni del genere.
Appunto, il cinema di genere funziona perché è ben radicato nell’immaginario collettivo, è costruito a partire da basi solide e dedica profonda attenzione allo sviluppo della storia narrata. Poi, in modo particolare, Warcraft, nonostante l’inevitabile traslazione spaziale e temporale mutuata dai videogiochi della Blizzard, narra di mondi in contrasto, di patti, alleanze, violazioni di confini, di rituali, di cerimonie e di gruppi sociali. Quindi, la sensazione che il genere sia un filtro attraverso cui rileggere la realtà sociale attraverso personaggi stereotipati e convenzionali (evitando di considerare il lato negativo dei termini) è abbastanza palese.
Da una parte c’è il mondo morente degli orchi. Dall’altra, quello degli esseri umani. I primi decidono di invadere le terre popolate dai secondi, sfruttando un portale magico che collega i due scenari e guidati da un potentissimo stregone nutrito dal Vil, una magia oscura che corrompe con l’eccesso di potere che dona. La delineazione dei personaggi secondari (il Re, il Guardiano, il guerriero dall’animo focoso) rispetta completamente gli standard del genere fantasy e, probabilmente, è in questi che risiede il punto debole del film. L’arco narrativo di molti di loro non è pienamente soddisfacente, la loro evoluzione nella storia narrata non convince del tutto. Allo stesso modo, dispiace che Warcraft si ponga semplicemente come il primo episodio di quella che promette essere una nuova redditizia saga. Molte story-line secondarie sono mantenute aperte e la sensazione finale non è quella di quadratura del cerchio, lo spettatore avverte una certa insoddisfazione complessiva.
Peccato, perché, come detto, il film di Duncan Jones funziona sul versante visivo, nella piena commistione tra analogico e digitale e nella gestione della CGI, invadente ma mai fastidiosa. Il mondo di Warcraft è una sorta di Pandora, una terra schiusa dalle tecnologie digitali, che mostra il proprio lato più irreale ma che non dimentica mai l’essere umano e l’ossatura basata su un solido racconto. Jones ha, più o meno, messo in riga tutte le carte giuste per la creazione di una nuova mitologia. Non ci resta che attendere i prossimi episodi e sperare in una gestione dei personaggi più adeguata.

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