martedì 24 maggio 2016

ALICE ATTRAVERSO LO SPECCHIO

di Emanuele Paglialonga

Nel lontano 2010, nelle sale di tutto il mondo imperversava un film di Tim Burton con Johnny Depp: era Alice in Wonderland. Incassò più di 1 miliardo di dollari in tutti il mondo e 30 milioni di euro sul suolo italico. Un prodotto che, forte del 3D, che allora dominava l'universo cinematografico, aveva però diviso critici e pubblico.
Ciononostante, sei anni dopo la Disney ci riprova. Un altro live-action, ma stavolta non un remake dell’originale prodotto d'animazione: trattasi di un sequel che si rifà ancora una volta a Lewis Carroll, al romanzo, per la precisione, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.
Il film che si appresta ad arrivare nelle sale in questi giorni è Alice attraverso lo specchio. C’è ancora Johnny Depp, c’è ancora Mia Wasikowska e c’è ancora  Helena Bonham Carter, ma il regista non è più Tim Burton: il suo posto l’ha preso James Bobin, autore dei due film sui Muppets, del 2011 e del 2014.

Alice è cresciuta e all’inizio della storia la si vede solcare i sette mari: è diventata capitano, ha ereditato la nave del padre ed è partita a esplorare il mondo. Tornata a casa, le toccherà fare i conti con una realtà dura, con delle scelte piuttosto importanti da prendere a proposito del suo futuro.
Futuro. Tempo. Sono parole e concetti che nel film ritornano abbondantemente,  prendono vita, e hanno un colpo e un volto: quello di Sacha Baron Cohen, new entry rispetto al precedente del 2010, che qui interpreta, appunto, Il Tempo. E sì perché, Alice ritrova il Brucaliffo, che forse ha cambiato forma, e attraversa uno specchio al di là del quale ritroverà tutti i suoi vecchi compagni di giochi. Compreso il Cappellaio, che è però molto depresso, perché vuole sapere cos’è davvero successo alla sua famiglia, di cui ha perso le tracce, e per questo chiede ad Alice di occuparsene. E per farsi carico di questo compito, la giovane dovrà tornare nel passato, con o senza il consenso del Tempo, ma sicuramente con un oggetto molto importante: la cronosfera, che le permetterà appunto di compiere il viaggio.
Il Tempo la ammonisce, le dice che il passato non si può cambiare, ma che comunque da esso si può imparare. Una lezione di vita che la giovane apprenderà solo in un secondo momento.

Anche per questo sequel/prequel gli effetti speciali non mancano, le sequenze del mare del tempo sono piuttosto affascinanti: ciò che rende debole il film è, tuttavia, uno script non eccessivamente sicuro di sé, che dipana una storia neanche troppo anticonvenzionale, e che, soprattutto, non coglie al balzo la palla, anzi, la cronosfera, per restare in tema, di un argomento che è centrale all’interno dell’opera, quella del tempo, che avrebbe potuto essere sfruttato molto di più da un punto di vista filosofico e sul piano emozionale. La prova di Cohen è più che buona, a dimostrazione che i comici sono anche, nove volte su dieci, grandi attori, e se si ha talento si può passare da Grimsby a questo senza neanche troppa difficoltà.
Chissà quanto riuscirà a portare a casa, chissà se i prossimi live action della Disney saranno migliori di questo (Il libro della giungla uscito un paio di mesi fa lo è senza ombra di dubbio), e chissà come sarà il Dumbo di Tim Burton. Senza una cronosfera a portata di mano, bisognerà aspettare che passino mesi o forse anni.

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