giovedì 30 marzo 2017

GHOST IN THE SHELL

di Matteo Marescalco

Due settimane fa, grazie a Universal Pictures Italy, abbiamo avuto l'occasione di assistere ad un footage di 12 minuti dell'atteso Ghost in the Shell, film di Rupert Sanders, nonchè adattamento del manga scritto e disegnato da Masamune Shirow nel 1989, ambientato in un Giappone futuristico dai toni cyberpunk. Il footage mostrava la nascita del protagonista del racconto, il Maggiore Mira Killian: un corpo sintetico, un cervello ed una serie di cascate di un materiale simile a resina caratterizzavano le prime scene del film, pervaso di un'atmosfera distopica derivativa nei confronti del cinema di fantascienza del passato. Il nostro quesito riguardava la validità dell'elemento introspettivo e di approfondimento dell'animo umano che, se presente, accompagnato dalla costruzione di uno straordinario apparato estetico, avrebbe consentito la piena riuscita del film. 

Ebbene, dopo aver assistito all'anteprima stampa, possiamo dire che le cose sono andate diversamente. Perchè Ghost in the Shell soffre di un'evidente semplificazione che ha, nella breve durata di soli 100 minuti, la dimostrazione più chiara. Il film di Rupert Sanders è tutto in fieri, non rallenta un attimo, eccetto in una scena fondamentale per la lettura del film, quella del dialogo tra Mira e la madre: "Come mi hai riconosciuto?" "Ti ho riconosciuto dagli occhi". Eppure, l'assenza che maggiormente pesa sul film è proprio quella degli occhi (nell'accezione di Debrais, come elemento identificativo ed ultimo elemento umano in un corpo sintetico), dell'anima, del famigerato ghost che si nomina più volte nel corso del racconto. Le soluzioni visive perturbanti sono numerose e riescono ad attrarre e a stupire i fruitori ma risentono della totale assenza dell'elemento umano a bilanciare la tecnologizzazione massiccia del mondo la cui trasposizione visiva deve molto all'universo creato dai Wachwoski. Una maggiore attenzione al cuore, ai sentimenti, alle motivazioni che spingono i personaggi a compiere determinate azioni non avrebbe fatto altro che arricchire questo prodotto che appare privo di vita, fermo ad una bellezza superficiale che intrattiene e diverte ma non conquista mai.

Il nostro consiglio è di andare a vedere il film senza aspettative legate ai caratteri di una fantascienza filosofica ed umanistica di cui Ghost in the Shell è privo.

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