giovedì 23 febbraio 2017

BARRIERE

di Matteo Marescalco
*articolo pubblicato per Point Blank


Per una lettura critica di Barriere, due frasi, pronunciate da Denzel Washington e da Viola Davis, potrebbero essere emblematiche. «Dammi solo spazio per respirare» e «Non riesco a sentire alcun gusto» descrivono le zone d'ombra che invadono il cuore della terza regia dell'attore di Mount Vernon.

Un secondo nucleo tematico da isolare ed approfondire riguarda il termine fences che dà il titolo al film: le barriere, i confini o, meglio ancora, i recinti. Una delle sequenze a maggior contenuto emozionale vede il personaggio interpretato da Washington riflettere sugli step che hanno caratterizzato la sua esistenza e sui motivi che gli hanno consentito di oltrepassare la soglia che, dall'età giovanile, lo avrebbe condotto alla maturità. Il carattere reiterativo con cui ritorna il problema della costruzione del recinto attorno all'abitazione della famiglia Maxson non è ovviamente riferito solo al divario tra la comunità nera e quella bianca negli Stati Uniti degli anni '50. In gioco, oltre al problema collettivo, c'è anche una questione di identità individuale. Chi è Troy Maxson in relazione al suo passato, alla sua famiglia, a tutto ciò che c'è oltre il confine e, soprattutto, in relazione allo spettatore cinematografico, che tanto si discosta da quello teatrale? (...)

Continua su Point Blank (http://www.pointblank.it/recensione/barriere/)

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