sabato 26 marzo 2016

BATMAN VS SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE

di Matteo Marescalco

Che ogni film di Zack Snyder sia un attacco multisensoriale allo spettatore è un dato di fatto. Peccato che uno dei più grandi autori di sequenze adrenaliniche del cinema contemporaneo, prestigiatore nell'universo della messa in scena barocca ed espressionista, creatore di mondi che destrutturano i motivi e la rappresentazioni tradizionali, sia stato ripetutamente colpito ed abbattuto dalla critica più snob. A partire dal remake in chiave ultracinetica del classico di George Romero, che segnò il suo debutto nel mondo del cinema, fino all'ultimo Man of Steel, reboot da solista per l'eroe di Metropolis. Bistrattato ed ingiuriato, Zack Snyder ha il merito di saper creare roboanti coreografie di massa, tableaux vivants e composizioni visive in cui realismo e formalismo più estremo, nonostante la netta contrapposizione, riescono a convivere.

Gettare le basi dell'universo DC in soli tre anni, a fronte del lavoro quasi decennale di cui si è già resa protagonista la Marvel, non è semplice. Ma è necessario. Il botteghino, nell'ultimo periodo, sta ripetutamente premiando i film con supereroi come protagonisti e la sola notizia di altri (numerosi) lungometraggi di questo genere fa andare in brodo di giuggiole i milioni di fan mondiali. Mentre il Marvel Cinematic Universe nasce nel 2008 con Iron Man e porta a termine la fase di presentazione dei suoi protagonisti (l'Avengers Assembled) nel 2012 con il film corale The Avengers, il DC Extended Universe nasce solo nel 2013 con il già citato Man of Steel per proseguire con Batman vs Superman e Suicide Squad, entrambi previsti per l'anno in corso. L'organizzazione della tempistica non è delle migliori. Il film corale precede i vari episodi sui singoli protagonisti (che avevano il compito di “gettarli nella mischia” e favorire il loro rodaggio al cinema), generando, al contempo, una serie di buchi neri difficili da superare per i comuni mortali non appassionati di fumetti. Questo episodio corale di Zack Snyder non solo rifonda il mito di Batman (che porta sulle proprie spalle il massiccio fardello della trilogia di Christopher Nolan) ma spiana la strada all'universo condiviso della DC. Con dei pregi e degli evidenti limiti che ne minano, già in partenza, la struttura.
Dopo l'immancabile genesi dell'eroe di Gotham (le prime sequenze sincopate sembrano uscite direttamente da Watchmen), è lo scontro tra Superman e il generale Zod a dare il via all'azione. Dawn of Justice si riallaccia al finale di Man of Steel. Ma cambiando punto di vista. Non prendiamo parte all'epico scontro tra i due kryptoniani, non voliamo insieme a loro, non siamo assoluti protagonisti della loro lotta nell'alto dei cieli. Questa volta, siamo le piccole formiche che assistono inermi dal basso delle strade. L'inferno in terra ci appartiene e caratterizza la nostra dimensione di deboli mortali. Un Bruce Wayne mai così crepuscolare, dal volto stanco e grigio e i capelli brizzolati, si muove tra le strade di Metropolis sulla propria macchina. La macchina da presa volteggia ed accarezza più volte i suoi movimenti, il ritmo è elevato tanto quanto è impotente la condizione di chi assiste dal punto di vista wellesiano. Così entra in scena Batfleck, un potente vigilante che cova rancore nei confronti degli dei che, a distanza di un centinaio di metri lungo l'asse verticale, se le danno di santa ragione. E Snyder ci getta nell'11 Settembre vissuto dai suoi non protagonisti. L'immersione nel territorio sociopolitico inizia nel migliore dei modi, prolungando la riflessione sulla contemporaneità elaborata da Nolan in The Dark Knight Rises. Compare anche il deserto, luogo liminale per eccellenza, contenitore di identità in crisi ed in via di definizione, dove, di fronte alla delegittimazione del potere di Cristo e dell'Uomo, regna solo il movimento senza fine. In puro stile Mad Max: Fury Road.

Una domanda attanaglia gli spettatori dello scontro tra i kryptoniani e quelli del film (termini intercambiabili, in fin dei conti?). Quanto è legittimo il potere di Superman? E quanto contano gli apparati statali di fronte a cotanta magniloquenza e forza? Batman vs Superman costruisce una mitologia in via di estinzione (se Dio è morto lo sono anche i supereroi?) in un'epoca di crisi e di fine dei racconti, prosegue nella destrutturazione della figura del superuomo perseguita da Snyder in Watchmen e non teme gli slanci pindarici nelle sequenze oniriche che popolano la mente di Bruce Wayne. E' in questi brevi momenti immaginifici che il cinema di Zack Snyder si libra in vola, libero del peso delle sue responsabilità. Le stesse che affliggono il personaggio di Ben Affleck, la cui muscolatura è indubbiamente meno “fresca” di quella di Henry Cavill ma molto più carica di dilemmi morali e filosofici. In preda ad incubi con protagoniste figure che sembrano uscite direttamente da ipotetici quadri di Johann Heinrich Fussli all'interno di un racconto di Lovecraft portato in scena da William Turner, il nuovo Batman è il personaggio più riuscito. L'uomo che è precipitato nel baratro nietzschiano e che si nutre del suo buio. Un salvatore che terrorizza le persone che soccorre.

Infine, ad animare la vicenda è l'unico cattivo possibile nell'epoca della rivoluzione sociale, il fondatore di Facebook, il ragazzo che ha fatto della propria solitudine una delle più potenti imprese industriali al mondo. Lex Luthor è un genio imprigionato in un corpo troppo piccolo, un iconoclasta tempestato da tic nervosi, un mix tra Mark Zuckerberg e il Joker di Heath Ledger, un incubo vestito da nerd. Invidia la perfezione di Superman, sintesi di conoscenza e potere. E tenta di sfruttare Batman, presentandogli il kryptoniano come una scheggia impazzita. E lo scontro tra divinità ed uomo ha inizio. Con una certezza. Nonostante i buchi di sceneggiatura, nonostante un cammino troppo frettoloso, nonostante le due ore e mezza (che sembrano persino insufficienti per il materiale che presentano), nonostante ancora i cali di livello e i pretesti risolutivi davvero ridicoli, nonostante la netta inversione di tendenza del terzo atto, che distrugge quanto costruito fino a quel momento e lascia il posto allo spettacolo più becero («Il botteghino, Zack! Il botteghino!»), ad essere usciti vincitori sono Zack Snyder e Ben Affleck. Semplici uomini (ardenti di passione) dietro una macchina produttiva da miliardi di dollari.

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