venerdì 26 giugno 2015

PREDESTINATION

di Egidio Matinata
 
Un film di Peter e Michael Spierig. Con Ethan Hawke, Sarah Snook, Noah Taylor, Christopher Kirby. Fantascienza, Drammatico. Australia 2014. Durata: 97 minuti.
 
 
Tratto dal racconto Tutti voi zombie del 1959 di Robert A. Heinlein, il film narra la vita di un agente che viaggia nel tempo, il quale deve affrontare una serie intricata di viaggi spazio temporali, progettati per garantire l’applicazione della legge per l’eternità. Ora, al suo ultimo incarico, l’agente è all’inseguimento di un criminale che da sempre continua a sfuggirgli: l’obiettivo è salvare migliaia di vite messe in pericolo dai piani di questo terribile assassino.
 
Molto spesso le sinossi dei film sono volutamente meno complesse di quanto il film sia in realtà. Questo è uno di quei casi.
Già la materia trattata (la fantascienza dei viaggi nel tempo) basterebbe a rendere complessa la gestione di un prodotto audiovisivo o anche letterario (lo stesso Stephen King esprimeva la sua preoccupazione durante la scrittura di 22/11/63: «Il viaggio nel tempo è molto furbo, e ‘furbo’ è la parola gentile per definirlo. Io me ne sono tenuto alla larga nella maggior parte del mio lavoro, perché ho visto scrittori migliori di quanto io potrò mai essere fallire nelle storie di viaggi nel tempo»).
Sembra però che i fratelli Spierig non si siano fatti troppi problemi a riguardo, alimentando la storia di base con una sottotrama che, paradossalmente, costituisce la parte migliore di Predestination.
 
Girato con un budget non molto elevato e in appena 32 giorni di riprese, riesce a farsi seguire con molta attenzione non attraverso particolari artifici che ci si aspetterebbe dalla fantascienza, ma grazie ad un’ottima parte centrale in cui ci sono semplicemente due personaggi seduti in un bar a parlare, bere e fumare sigarette; una sequenza che aumenta la curiosità e le aspettative per il proseguimento del film, il quale però finisce per essere estremamente confuso.
 
Nonostante due ottime prove di Ethan Hawke e della semisconosciuta Sarah Snook, una regia ben
calibrata e alcune scelte visive particolarmente azzeccate (il modo in cui i protagonisti viaggiano nel tempo), si lascia la sala con la sensazione che i due registi australiani abbiano voluto fare il passo più lungo della gamba. Con una trama di tale interesse e con dei sottotesti di non poco conto, bisogna dirlo, il rischio di toppare era elevato.
Per fortuna non ci si trova mai di fronte a qualcosa di banale come "per quanto ci si sforzi, è impossibile cambiare il passato", ma il film vira verso qualcosa di più complesso.
 
Attraverso i viaggi nel tempo dei protagonisti l’essere umano, preso nella sua singolarità, sembra presentare al suo interno le due facce che segneranno per sempre la sua esistenza, ed è accomunato a tutti gli altri per questa sua caratteristica intrinseca che diventa allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza, la sua motivazione per andare avanti e il suo motivo di disfatta che, fondamentalmente, ci rende un tutt’uno. E’ probabilmente questo il famoso ‘serpente che si morde la coda’ di cui parla il barista/Ethan Hawke.
Peccato che la metafora vada bene anche per il film, un castello di carte delicato e complesso che finisce per crollare su se stesso.

 

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