martedì 14 aprile 2015

LAS BRUJAS DE ZUGARRAMURDI - LE STREGHE SON TORNATE

di Matteo Marescalco
 
Presentato in anteprima al Festival Internazionale del Film di Roma 2013, finalmente, l'ultimo lungometraggio di Alex de la Iglesia verrà distribuito anche nel Bel Paese.
Prestigiatore dei più disparati generi cinematografici, dal melodramma all'horror, dal gotico alla commedia, il regista spagnolo utilizza, ancora una volta, il saldo strumento narrativo rappresentato dal cinema di genere per tessere una spassosa riflessione attorno al rapporto tra i sessi.

Dopo i divertenti titoli d'inizio, che mescolano illustrazioni di stregoneria con i ritratti di donne potenti come la regina Vittoria, la Thatcher e la Merkel, tocca alla prima macrosequenza veicolare l'effervescente ritmo narrativo del film.
Jose, dopo aver divorziato dalla moglie, può vedere il figlio piccolo solo poche volte al mese. Decide, così, di portarlo con sé ad una rapina in un Compro oro, al termine della quale, dopo un delirante inseguimento in auto, i due, insieme al complice e allo sventurato taxista che hanno sequestrato, giungono in un paese popolato da streghe.
Zugarramurdi esiste realmente e, in passato, è stato protagonista di un clamoroso caso di stregoneria, represso dall'inquisizione spagnola. Nel lungometraggio di de la Iglesia, il paese basco si trasforma nell'ambientazione gotica della terribile lotta tra le streghe donne, che sono alla ricerca di un bambino da immolare alla Grande Madre (una gigantesca Venere di Willendorf) e gli sfaccendati e subalterni uomini.

Come nel recente ed acclamato Balada triste de Trompeta (Ballata dell'odio e dell'amore), in cui de la Iglesia usufruiva della figura di un clown come traghettatore tra le vicende politiche spagnole del Novecento, Las Brujas de Zugarramurdi (Le streghe son tornate) si accosta alla situazione spagnola contemporanea, a partire dalla metafora offerta dalle figure delle streghe. Questa commistione tra macrocosmo collettivo e microcosmo individuale sembra essere una prerogativa tutta spagnola e rimanda all'ultimo film di Pedro Almodovar, Gli amanti passeggeri, in cui un aereo con palesi difficoltà ad atterrare a causa di un problema tecnico, si ergeva a rappresentante dello stato di crisi di un Paese al collasso.

Caratterizzato da una notevole gestione del ritmo, degli intrecci e dei dialoghi, il lungometraggio gioca con alcuni luoghi comuni, evitando, però, di cadere nel maschilismo e di risparmiare cattive sferzate ad ambo i sessi.
Peccato soltanto per l'incontrollata accelerazione che rischia di far deflagrare il film in un finale apocalittico in cui le dimensioni gargantuesche minano la tenuta complessiva dell'intreccio.

Estremo, folle e scoppiettante, il cinema di de la Iglesia conferma la propria forza nell'iperbolica rappresentazione del mondo e pone nell'esagerazione e nella distorsione la chiave di lettura della realtà.

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