lunedì 20 aprile 2015

AVENGERS: AGE OF ULTRON (e la rifondazione del blockbuster americano)

di Matteo Marescalco
 
Il 2005 è stato un anno fondamentale per il genere dei Cinecomics: con Batman Begins, primo episodio della trilogia dedicata all'uomo pipistrello, Christopher Nolan ha posto le basi per un nuovo approccio al mondo dei supereroi. 
Da quel momento in avanti, i film tratti dai fumetti della DC sono stati caratterizzati da una notevole introspezione psicologica dei personaggi, eroi ambigui, spesso ingiustamente rifiutati dalla società in cui operano, alle prese con problemi legati alla loro identità, ai rapporti con il passato, alla sottile linea di demarcazione tra Bene e Male, che convivono come due facce della stessa medaglia.
I film tratti dai fumetti Marvel, al contrario, si distinguono per un approccio più fracassone e spensierato, con particolare attenzione all'entertainment e per un grado di introspezione psicologica inferiore dei personaggi che, in tal modo, risultano, poco più che blocchi di marmo monodimensionali. 

Negli ultimi anni, i registi che si sono accostati ai personaggi Marvel hanno realizzato una serie di cross-over e di film team-up, lungometraggi segnati dalla presenza, nello stesso episodio, di più supereroi alleatisi per affrontare i nemici che minacciano di distruggere la Terra. 
Ecco delinearsi quello che è stato definito Universo Marvel, in cui si svolge la maggior parte delle avventure dei personaggi dei fumetti della omonima casa editrice americana. 
Ragion per cui, a differenza della scrittura filmica degli adattamenti della DC, che ha mantenuto un carattere maggiormente legato alle modalità cinematografiche classiche (sviluppo di una storia orientata teleologicamente alla risoluzione di tutti, o quasi, gli elementi in ballo), le trasposizioni Marvel sono state caratterizzate dallo sviluppo di modalità seriali, potenziate dalla supervisione di autori provenienti dal mondo della televisione (Joss Whedon su tutti). La conseguenza, ovviamente, è che ogni episodio si pone come un tramite per il successivo e come un mero strumento per portare avanti la vicenda narrata.
Fino, ovviamente, al progetto Batman v. Superman Dawn of Justice, targato Zack Snyder e Christopher Nolan, con Ben Affleck ed Henry Cavill, di cui è uscito il primo teaser trailer proprio in questi giorni (https://www.youtube.com/watch?v=IwfUnkBfdZ4) che si pone come obiettivo la creazione di un universo DC in cui Batman e Superman sono in combutta tra loro. 

Il 22 Aprile arriverà nelle sale italiane Avengers Age of Ultron, evento dell'anno che sta già turbando i sogni dei più accaniti nerd del mondo. Noi di Diario di un cinefilo (QUI trovate anche l'analisi della nostra guest star del mese, Matteo Novelli) lo abbiamo visto poche sere fa in anteprima stampa, in una sala gremita di giornalisti in fibrillazione.

In quest'ultimo episodio, che condurrà alla Infinity War, gli Avengers affrontano Ultron, intelligenza artificiale auto-cosciente progettata per aiutare a sventare le minacce ma che, tuttavia, a causa del suo intelletto superiore, si pone come obiettivo principale la distruzione del peggior nemico della Terra: l'essere umano. 

Il vero dilemma del film sembra essere: ipertecnologica Stark Tower o modesta casetta nella prateria? 
Questo è il nucleo tematico ed iconico della maggior parte dei blockbuster degli ultimi anni, che si trovano a dover rifondare il proprio statuto «dopo l'entrata massiccia dell'interfaccia digitale in ogni stadio del processo filmico» (*), e che Whedon esemplifica con quest'immagine netta. 
In un cinema che porta sempre più in scena il mondo multimediale e digitale con gli stessi mezzi, non disdegnandone anche la penetrazione "fisica", la mutazione binaria è mediata dai corpi attrazione dei suoi protagonisti. 
Così come «Tony Stark, ferito nel corpo, sopravvive grazie all'autoinnesto della macchina, rinascendo come Iron Man, il supereroe multimediale per eccellenza» (**), anche J.A.R.V.I.S., ferito nella “coscienza”, rinasce, questa volta, però, a partire dal suo innesto nell'androide nato da cellule umane, Visione. 

Avengers Age of Ultron, oltre a scontri e a botte da orbi, porta in scena la dialettica tra passato e futuro del cinema americano, che si risolve in una inevitabile fusione. É il nuovo corpo umano rinato e mediato dalle tecnologie digitali che consente la sopravvivenza della Terra.

(*), (**) Da Dalla sintesi del corpo alla ri-soggettivizzazione dello sguardo: "Nascita di una Nazione Digitale" nel cinema contemporaneo americano di Pietro Masciullo ne Il passato nel cinema contemporaneo, a cura di Giulia Fanara.

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