venerdì 28 novembre 2014

SCEMO E PIU' SCEMO 2

di Matteo Marescalco
 
Jim Carrey e Jeff Daniels tornano a vestire i panni dei leggendari Loyd Christmas e Harry Dunne nel sequel del grande successo cinematografico che ha rappresentato al meglio e trasformato in cult la nuova commedia americana favorendone anche la svolta verso l'orizzonte demenziale: Scemo e più scemo 2.
I registi del film, i fratelli Peter e Bobby Farrelly (autori, tra gli altri, di Tutti pazzi per Mary), presentano le nuove avventure di Lloyd e Harry, che stavolta sono impegnati in un viaggio alla ricerca di una figlia che Harry non sapeva di avere.
Venti anni dopo aver lasciato i due protagonisti, tutto è cambiato. L'unica costante è la loro idiozia. Quando Harry, che ha bisogno di un trapianto di rene, scuote Lloyd dallo stato di totale apatia in cui è precipitato dopo essere stato lasciato da Mary, si mette in viaggio insieme a lui, per riuscire a trovare la figlia che, forse, potrebbe aiutarlo. Partendo dalla clinica in cui vivono, e attraversando il Paese a bordo di un carro funebre, i due arriveranno ad un summit in cui partecipano alcune tra le persone più intelligenti al mondo. Fino a quando non arrivano loro a sconvolgere la situazione.
Il primo episodio diretto dai fratelli Farrelly nel 1994 rappresenta un caso rilevante nella storia del cinema: con più di 300 milioni di dollari di introiti a livello mondiale, è diventato un trionfo indiscusso e viene ancora considerato un cult. L'effetto domino ha poi contribuito ad alimentare e a consolidare ulteriormente la fama del film. Ovviamente, quindi, le aspettative dei fan nei confronti di questo secondo episodio erano veramente elevate.
Se, tuttavia, in Scemo più scemo e in Tutti pazzi per Mary, le vette di volgarità erano sostenute alla base da un'ironia caustica e corrosiva che non si preoccupava di scagliarsi contro tutto e tutti, in Scemo e più scemo 2 non si può sostenere la stessa cosa. L'intero lungometraggio è retto da una serie di gag slapstick e screwball di dubbio gusto che si spengono con la fine delle singole sequenze. A dominare è la struttura dello sketch che prevale sulla costruzione di una narrazione attenta al suo sviluppo omogeneo.
Fa male vedere un attore del calibro di Jim Carrey, che ha dimostrato tutto il suo immane talento recitativo anche in alcuni film drammatici (Man on the moon, The Majestic, Eternal sunshine of the spotless mind, The Truman show), coinvolto in un progetto così “svogliato” e privo di particolari ragioni di interesse. Non basta tutta la sua strabordante carica ironica fisica per tenere alto il livello del film. 
L'ultimo lungometraggio dei Farrelly è piatto e poco riuscito, chiuso su un'ironia volgare ed eccessivamente demenziale che strappa soltanto sporadiche risate.
La sensazione è quella di aver assistito ad un triste spettacolo realizzato da attori e registi che hanno fatto grande il genere comico ma che, ora, appaiono parzialmente mummificati.

Nessun commento:

Posta un commento