mercoledì 5 novembre 2014

INTERSTELLAR

di Matteo Marescalco
 
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.
(vv. 119-120 Divina Commedia-Inferno-Canto Ventiseiesimo)

Configurare le immagini cinematografiche sotto forma di racconto non è stato uno sbocco automatico del Cinema, ma è stato dettato dalla volontà di un sempre maggiore coinvolgimento del suo pubblico. Nulla coinvolge i fruitori più che assistere ad una narrazione che riguarda se stessi alle prese con pericoli incommensurabili, in lotta contro l'ignoto, alla scoperta di mondi potenziali e di realtà parallele.
Il cinema di Christopher Nolan ha sempre sfruttato i meccanismi di genere. Il regista inglese ed il fratello Jonathan (sceneggiatore dei suoi film) hanno ancorato le loro storie a una progressione narrativa in modo tale da poter realizzare le ricerche e le sperimentazioni più avanzate nel tessuto formale. E' l'intrigo narrativo a dotare le immagini di un'indubbia vis seduttiva.
Interstellar è il film più personale di Christopher Nolan che ritorna dietro la macchina da presa due anni dopo la conclusione della trilogia incentrata su Batman, riuscendo a creare, ancora una volta, un evento mediatico di ingenti proporzioni. Probabilmente, la vera forza del film risiede in questo: nell'afflato epico che lo caratterizza.
Girato in IMAX e su pellicola 70mm (l'avversione di Nolan nei confronti del digitale è cosa nota), il lungometraggio è ambientato in un futuro prossimo in cui l'ambiente è color seppia a causa di una costante tempesta di sabbia che ha messo in ginocchio i raccolti. Il terreno è arido, i bambini vengono iniziati all'agricoltura e viene insegnato loro che l'uomo non è mai andato sulla luna. In questo clima di rassegnazione dilagante, l'ex astronauta Cooper (Matthew McConaughey) non getta la spugna e scopre, grazie all'intuito della figlia appassionata di scienza, che la NASA non è ancora morta e che ha organizzato, nel corso del passato decennio, una serie di missioni. L'obiettivo è quello di individuare, in una galassia parallela penetrabile tramite un warmhole (un cunicolo spazio-temporale), un pianeta alternativo in cui poter portare in salvo la razza umana e garantire la salvaguardia della specie. Tra stringhe temporali e realtà parallele, buchi neri e pianeti inospitali, ha inizio una ricerca interstellare che porterà l'uomo al di là della conoscenza tradizionale, a contatto con la sua vera natura.
Interstellar è il racconto di un'odissea spaziale, quella di Cooper, moderno Ulisse che non accetta la perdita di aspirazione nella specie umana. Il personaggio interpretato straordinariamente da McConaughey è una figura archetipica che incarna lo spirito di avventura e, al contempo, tutto il calore di un padre di famiglia che, dopo la morte della moglie, deve sostenere il peso dell'educazione dei propri figli in solitaria. E' un uomo fuori dal tempo che non tollera la fine dei sogni di gloria dell'umanità, il suo snaturamento.
Prima di raggiungere le stelle, Interstellar è ambientato sulla Terra, nel cuore dell'America, dove piccole comunità di agricoltori si dedicano alla coltivazione del grano. L'eco di Signs di M. Night Shyamalan è molto forte. Entrambe le famiglie protagoniste hanno perso la figura della madre, entrambi i padri sono alle prese con una scelta che potrebbe seriamente condizionare il loro futuro. L'ambientazione è la stessa: quella fattoria isolata dal resto della città che indica sicurezza familiare, che rappresenta figurativamente gli affetti genitoriali ma che, allo stesso tempo, trasmette una sensazione di alienazione, di solitudine estrema.
In molti hanno accostato Nolan a Stanley Kubrick (gli omaggi a 2001 Odissea nello spazio non sono

celati) per l'asetticità e la freddezza che domina i lungometraggi dei due registi. Interstellar più che essere un film kubrickiano, risente nettamente dell'influenza dell'estetica di Steven Spielberg e, in genere, della sua fantascienza anni '70 che guardava all'orizzonte spaziale con una gran dose di speranza. Lo spazio ignoto, al contrario che in Gravity (in cui si configurava come luogo di lotta dei tormenti interiori della protagonista e di risoggettivizzazione interiore), non è visto in maniera ostile.
Si può anche arrivare ad affermare che Interstellar non sia un vero e proprio film fantascientifico. La narrazione, infatti, si sviluppa attorno a due linee diegetiche: una legata al viaggio spaziale (che domina le prime due ore circa del film) e l'altra legata al rapporto padre-figlio. Christopher Nolan, da gran prestigiatore qual è, consente il dispiegamento di entrambe le linee diegetiche tramite un abile utilizzo del montaggio parallelo per poi andare ad effettuare una fusione degli elementi razionali e sentimentali, inscindibilmente legati l'un l'altro. In mezzo a tante scelte da prendere in pochissimo tempo (per la teoria della relatività, c'è una discrasia tra Tempo spaziale e terrestre) riguardanti la salvezza dell'umanità, viene gettata una luce sui sensi di colpa del sacrificio paterno e sui rimpianti verso un mancato rapporto genitoriale. Fino a che punto l'orizzonte privato può essere sacrificato per preservare l'orizzonte pubblico? Qual è il peso specifico dell'amore nel perfetto meccanismo ad orologeria che è il mondo?
Ecco che, alla fine dello spettacolo, le tre ore di viaggio intergalattico, le speculazioni filosofiche, i pipponi scientifici e alcune cadute di stile passano in secondo piano di fronte al nucleo fondante del film, l'amore di un padre per la propria figlia, incastonato all'interno delle più solide dinamiche di genere.
Poco importa dei buchi di sceneggiatura, dell'emorragia narrativa cui va incontro la vicenda con lo sviluppo della trama, della discontinuità nei ritmi, di personaggi meramente accessori (Casey Affleck, perchè?!), di fallimentari scimmiottamenti kubrickiani e di finali giunti troppo in fretta e vistosamente accomodati.
Interstellar non è il nuovo 2001 Odissea nello spazio, non ne ha la portata filosofica e metafisica. E' un grande film che stupisce, emoziona, commuove. Un colosso imperfetto che cede lentamente sotto il peso delle proprie ambizioni e che muore malamente. Ma che, a differenza della maggiorparte dei blockbuster girati oggigiorno, è dotato di un'indubbia carica vitale.

http://www.letterefilosofia.it/2014/11/p21156/ (Il Giornale di Letterefilosofia.it)

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