venerdì 24 novembre 2017

SMETTO QUANDO VOGLIO-AD HONOREM

di Matteo Marescalco

Nel 2014, il primo capitolo di Smetto quando voglio, che avrebbe poi dato inizio alla trilogia realizzata grazie al favore positivo del pubblico, è stato accolto con entusiasmo da critici e spettatori. Il secondo capitolo, Masterclass, uscito a Febbraio, è stato preceduto da un battage pubblicitario senza eguali per un film italiano: Roberto Recchioni, Zerocalcare, Giacomo Bevilacqua e Riccardo Torti hanno realizzato le quattro copertine da collezione dedicate ad un fumetto su Smetto quando voglio in vendita in edicola. La partnership con la Sapienza (in cui sono stati girati i due sequel) ha attivato l'attenzione della città universitaria. Insomma, il pubblico cinematografico italiano ha avuto il suo fenomeno popolare. Gli incassi, nonostante questo, sono stati inferiori al primo episodio (e quindi alle aspettative).

Smetto quando voglio-Ad Honorem è stato accompagnato dal lancio sui vari canali social di un filmato che rilegge in chiave ironica i video americani che, nell'ampio spettro del marketing di un prodotto, utilizzano un linguaggio scientifico e forbito per sottolinearne i pregi. Il breve filmato parte dal concetto che questo terzo episodio è molto più divertente dei precedenti due; poi analizza il volto di Luigi Lo Cascio, villain del film, molto più cattivo di Pennywise, Joker e persino del Geometra Calboni. Il fatto che uno strumento di marketing faccia ironia su sé stesso e sul prodotto che presenta, con una scrittura certosina e millimetrica, riflette alla perfezione lo spirito della saga di Smetto quando voglio, che ha fatto del precariato un pretesto per la commedia e l'action.

Il primo episodio portava in scena la vicenda di Pietro Zinni e della sua banda di ricercatori che, sulla scia di Walter White di Breaking Bad, sintetizzavano una sostanza stupefacente non ancora messa al bando dal ministero. In Masterclass, con la premessa di uno sconto di pena e la ripulitura della fedina penale, la banda collabora con le forze di polizia all'arresto dei principali trafficanti di smart drugs romani. Peccato che le cose prendano, ancora una volta, una piega inaspettata. Zinni e co. se la dovranno vedere con un nuovo personaggio che li mette in serie difficoltà. Questo nuovo villain, il principale generatore di conflitto in Ad Honorem, è Walter Mercurio, il cui passato è oscuro e coinvolge anche il Murena.

La chiusura della trilogia di Sydney Sibilia compatta quanto visto finora e getta una luce su alcune zone d'ombra del passato. Se i precedenti episodi cercavano l'effetto sorpresa (il primo nel territorio “sicuro” della commedia, il secondo invadendo la rischiosa palude dell'action movie), questo Ad Honorem chiude il cerchio e regala inaspettati approfondimenti umani che costituiscono un solido background su cui innervare la vicenda di momenti ironici. Smetto quando voglio esiste e sancisce la nascita di un'epica popolare nel cinema di genere italiano che annovera, dopo Enzo Ceccotti di Lo chiamavano Jeeg Robot, una nuova banda di supereroi. Sibilia e la Groenlandia (la società di Matteo Rovere, regista di Veloce come il vento) hanno dimostrato che è possibile, in Italia, progettare un cinema diverso, che riesca ad echeggiare la grande organizzazione industriale hollywoodiana, fatta di high concept, struttura narrativa rigida e costruita sulla base di predeterminati modelli narrativi, effetti speciali funzionali alla storia narrata che si configura come un prodotto medio frutto di un enorme ed intelligente sforzo produttivo. Quando un film è ben scritto e presenta conflitti pienamente strutturati e sviluppati, il risultato non può che essere questo.

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