lunedì 9 marzo 2015

THIS IS THE END

di Matteo Marescalco

"Non me ne intendo molto di arte." (Jay Baruchel) 

"Che c'è? Non ti piace l'arte?" (James Franco)

"Beh, dai..." (Baruchel)
"Giochi ai videogames?" (Franco)
"Si." (Baruchel)
"Beh, indovina un po' amico, ti piace l'arte." (Franco) 
"Già." (Baruchel)
"Sei mai stato da Subway?" (Franco)
"Si." (Baruchel)
"Ordini un panino, qualcuno l'ha preparato per te. Questa è arte. Lasciatelo dire Jay. La figa di tua madre era la tela. Il cazzo di tuo padre era il pennello. Boom! Tu sei l'arte." (Franco)

Cosa c'è di meglio di un mega party a base di alcool, erba e donne disponibili, in compagnia di James Franco, Seth Rogen, Jay Baruchel, Jonah Hill, Emma Watson e Rihanna? Niente, se non il corrispettivo paradisiaco con tanto di live dei Backstreet Boys.
"Facciamola finita" (il titolo originale è "This is the end") è una horror comedy apocalittica, scritta e diretta da Evan Goldberg e Seth Rogen (che si sono basati su "Jay and Seth vs. The Apocalypse", cortometraggio ideato ed interpretato nel 2007 da Baruchel e Rogen), "figli" ideali di Judd Apatow. 
Il film ha inizio con l'arrivo a Los Angeles dello schivo Jay Baruchel, poco amante di Hollywood, invitato dall'amico Seth Rogen alla festa che si terrà, la stessa sera, nella nuova villa di James Franco. Nel bel mezzo dei festeggiamenti deliranti, un terremoto di vaste proporzioni preannuncia l'arrivo dell'Apocalisse.
In attesa della versione britannica della fine del mondo, inscenata dal trio Wright-Pegg-Frost, non ci resta altro da fare che godere del puro entertainment sboccato e senza freni messo in scena da Rogen e Goldberg. L'elemento che distingue questa commedia dai prodotti comici americani più dozzinali è, oltre alla curiosa idea di partenza, la particolare attenzione con cui viene curata la sceneggiatura (che non è esente, comunque, da alcune pecche in fatto di delineazione dei personaggi e di uscite di scena).
"Facciamola finita" è, innanzitutto, un buddy movie dedicato ai valori dell'amicizia e della lealtà, con l'Apocalisse che fa da sfondo e che offre l'occasione, quasi documentaristica, per concentrarsi su un 
microcosmo fatto di autoreferenzialità, di vanitas e di citazioni (ad emergere su una serie di ammiccamenti abbastanza scontati, è l'iniziale sequenza che riunisce quelli che furono i tre giovani protagonisti di "Superbad", Jonah Hill, Michael Cera e Christopher Mintz-Plasse). L'impressione, infatti, è quella di guardare attraverso lo spioncino delle loro reali abitazioni. Il tocco particolare del lungometraggio risiede nel fatto che ognuno interpreti se stesso, esagerando e rendendo nettamente caricaturale il proprio personaggio con una buona dose di autoironia: si ironizza, infatti, sulla versatilità e sulla passione per l'arte di James Franco (è spassoso un dialogo tra Baruchel, Rogen e lo stesso Franco sul carattere popolare ed universale dell'arte, in completo accordo al cortometraggio di "Venezia 70 Future Reloaded"), sulla viltà di Seth Rogen, sul carattere schivo di Jay Baruchel e sull'apparente bonarietà new-age di Jonah Hill. I personaggi che ne escono fuori sono, quindi, delle copie differenziali di se stessi al quadrato, vanitosi, isterici, egoisti e bamboccioni. L'efficacia del film è da individuare in particolari trovate volte a presentare gli attori come dei veri abietti che meritano

l'eliminazione e che si comportano secondo principi di mera convenienza, nei dialoghi fatti di botte e risposte sempre scoppiettanti e nelle gag disseminate lungo tutto l'arco dei 100 minuti (la camera degli oggetti-ricordo dei film in cui ha lavorato Franco, la scultura fallica kubrickiana, la presunta omosessualità dell'attore di Palo Alto). Goldberg e Rogen sono riusciti ad evitare che il film crollasse su se stesso, costruendo una discreta sceneggiatura che evitasse di concentrare tutte le battute in un punto del film, generando quindi squilibrio, e tratteggiando quasi tutti i personaggi con una buona dose di approfondimento psicologico, per poi cadere, però, in un finale banale, semplicistico e forzato. Anche gli effetti speciali sono buoni, da film di genere di serie B, e la tensione è costruita come se si trattasse di un vero sci-fi horror. Quello messo in scena è un mondo unicamente maschile, in cui non c'è spazio per le donne, l'unico ingresso di una donna nel microcosmo maschile (Emma Watson) getta nello scompiglio più totale il gruppo di amici. 

Nel complesso, si tratta di un film di cui godere senza pretendere molto e da prendere come puro divertissement senza secondi fini.

 

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