lunedì 2 marzo 2015

JOAQUIN PHOENIX O (L'ULTIMO GRANDE ROMANTICO)

di Matteo Marescalco

Reduce da tre anni che lo hanno visto protagonista indiscusso, Joaquin Phoenix ha presentato a Roma, poche settimane fa, Inherent Vice, film in cui ha rinnovato la collaborazione con Paul Thomas Anderson. 
Phoenix interpreta Larry “Doc” Sportello, detective privato che, nella Los Angeles di fine anni '60, viene contattato da tre persone per seguire altrettanti casi che hanno come denominatore comune la figura di un imprenditore edile. Doc si troverà coinvolto in una serie di investigazioni che lo porteranno a contatto con il più profondo Zeitgeist americano del periodo. 
In questo magma di visioni segmentate e pseudo-oniriche, ad emergere con chiarezza è il ritratto di un Paese allo sbando, il cui Sogno si è annichilito definitivamente. Il fallimento ideale è intuito da Doc che diviene, in tal modo, quasi un personaggio sintesi di un'intera epoca. 
È fuor di dubbio ed eufemistico dire che la collaborazione con Paul Thomas Anderson abbia avuto delle ripercussioni positive, a livello artistico, su Joaquin Phoenix, romanticamente attratto da personaggi tormentati e passionali. 
Nel 2012, The Master sancisce l'inizio del loro sodalizio creativo e rappresenta, probabilmente, lo spannung della carriera di Phoenix che interpreta Freddie Quell, ex marinaio dalla personalità borderline. Sguardo di ghiaccio, spalle inarcate, ghigno mefistofelico costantemente stampato sul volto, l'attore americano penetra i più oscuri meandri della sua psiche, per restituirci il ritratto di un reduce gravemente ferito nel corpo e nell'anima.
Il 2010 è l'anno del grande inganno. I'm still here di Casey Affleck è un mockumentary che racconta la sua vita a partire dall'annuncio dell'abbandono della sua carriera cinematografica e descrive il suo passaggio alla carriera come artista hip hop. Resosi irriconoscibile durante tutto il periodo delle riprese, Phoenix è rimasto nel personaggio anche durante le sue apparizioni pubbliche, mantenendo il più gran riserbo sul progetto cinematografico che risulta essere un'interessante riflessione sul rapporto arte-vita, sulla maschera della recitazione e sulle derive dello show-business.
Altra collaborazione significativa è quella con James Gray da cui viene diretto, nel 2009, in Two lovers. In questo melodramma dalle atmosfere noir, Joaquin Phoenix si trasforma in Leonard, creatura notturna che, nei primi frame, riesce a tirarsi fuori dal buio gorgo cui sembrava condannata la sua vita fino a restare definitivamente vittima degli innumerevoli fantasmi del suo inconscio che lo hanno condannato, in passato, all'immobilità. 
Ma, il ruolo che lo ha maggiormente ancorato alla Bildraum collettiva è, senza dubbio, quello dell'imperatore Commodo ne Il gladiatore di Ridley Scott. Patricida e segnato da un'attrazione incestuosa nei confronti della sorella, l'attore conquistò l'attenzione della critica e degli Academy che lo premiarono con una nomination come miglior attore non protagonista. 
Idiosincratico, timido, carismatico e misterioso, Joaquin Phoenix si è confermato, nel corso degli anni, un eccellente interprete, in grado di dar vita a personaggi irrazionali e debordanti come nessun altro. 
Un vulcano che speriamo non cessi mai la sua attività.

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