martedì 26 settembre 2017

MOTHER!

di Matteo Marescalco

Dopo il diluvio universale di Noah che ha investito la sua carriera, segnando uno dei più pesanti tonfi all'interno della sua filmografia, Darren Aronofsky torna a Venezia con l'attesissimo Madre!, a metà strada tra l'horror ed il dramma d'autore, con un cast degno dei migliori red carpet internazionale: a guidare la parata delle star che illuminano il film è Jennifer Lawrence, accompagnata da Javier Bardem, Ed Harris, Michella Pfeiffer, Domhnall Gleeson e Kristen Wiig.

Avevamo lasciato Aronofsky in preda alla distruzione totale del suo cinema, con un nuovo mondo da costruire. Lo ritroviamo qui alle prese con una coppia borghese che abita una casa dispersa in mezzo ad una imprecisata campagna. Lui è uno scrittore al lavoro sul suo nuovo libro, la cui genesi lo sta logorando; lei è la giovane moglie che si prende cura della casa, bada al marito e cerca di ispirarlo, senza alcun risultato. La tranquillità della coppia sarà minata dall'arrivo di due estranei e dei loro figli. La casa verrà spinto nel gorgo di una distruzione totale dalla quale il libro dello scrittore riuscirà, finalmente, a nascere. A scapito, tuttavia, dell'integrità mentale della moglie.

Mother! era il film più atteso della 74esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ma è riuscito ad ottenere solo roboanti fischi scaldati da pochi tiepidi consensi. Per quale ragione? Darren Aronofsky è un autore molto particolare che, nel corso degli anni, ha sempre portato in scena una visione di cinema molto caratterizzata dal proprio ego. Anche questo Mother! nasce dalle più oscure ossessioni del regista e trova il proprio sviluppo di una struttura binaria. La prima parte del film è caratterizzata da un senso di inquietudine e di angoscia che penetra lentamente nel tessuto narrativo, fino al turning point che genera l'esplosione totale del corpo filmico e delle immagini. Sembra quasi che la forza delle parole diventi, per l'autore, una necessità per compensare la pochezza di ciò che viene mostrato. Ed ecco venire a galla una serie di interessanti riferimenti biblici che, tuttavia, sguazzano in un apparato metaforico banale, volto ad elevare la cornice intellettuale di Mother!. Il secondo atto sfocia nel pastiche ridondante e tronfio, in cui si alternano stasi totali a momenti di asfissia delirante, in nome della creazione artistica.

Le svolte narrative sono frettolose e subordinate ad una sovrastruttura intellettuale che ne mina gli
spazi liberi, in nome di un progetto artistico-narrativo che, con la progressione del film, rischia di essere divorato dall'egocentrismo di un regista troppo preso dal proprio ego. Il racconto sul lato oscuro della maternità e dell'essere umano viene completamente sacrificato in nome di una teorizzazione ridondante che cannibalizza la storia e trasforma il film in un'occasione perduta.

1 commento:

  1. Avevo grandissime aspettative ma, da giorni, leggo solo pareri fortemente negativi.
    Un'occasione sprecata che non ho ancora avuto modo di recuperare.

    RispondiElimina