venerdì 4 novembre 2016

CHE VUOI CHE SIA

di Matteo Marescalco

Ne è passato di tempo da quando un giovane Edoardo Leo presentava alla seconda edizione dell'Ortigia Film Fest (allora, Avamposto Maniace) il suo primo lungometraggio da regista, Diciotto anni dopo. Imberbe, sguardo insicuro ma con tanta voglia di fare, il giovane attore, svincolatosi dalla televisione, si apprestava a diventare uno dei volti di punta della nuova commedia italiana, passando all'altro lato della barricata. Sei anni dopo, Leo ha raggiunto una maturità artistica e una consapevolezza del proprio personaggio che lo dotano di un carisma del tutto particolare. Da Diciotto anni dopo a Che vuoi che sia, l'intervallo di attesa tra film e film si è progressivamente ridotto, passando da tre anni a due ed infine ad uno solo. Segno del fatto che Leo è sempre più importante per l'industria cinematografica italiana. 

In modo molto simile a Smetto quando voglio (e ad altri film interpretati da Edoardo Leo), Che vuoi che sia ha il suo punto di partenza nella relazione tra i personaggi principali, Claudio e Anna. Lui è ingegnere informatico, lei insegnante precaria. I due continuano a rimandare il progetto di un figlio nell'attesa che la loro situazione economica migliori. Le speranze della coppia sono riposte in una applicazione web ideata da Claudio, ma il crowdfunding lanciato per svilupparla non dà i risultati auspicati. Una sera, dopo alcuni eccessi alcolici ed in preda all'amarezza, Claudio lancia una sfida al popolo di Internet: nel caso in cui il crowdfunding raggiunga la cifra necessaria (20mila euro), lui e Anna registreranno un video hard. Inaspettatamente, la provocazione ha un grande successo e le offerte raggiungono la cifra di 150mila euro. Che fare? Rinunciare e continuare a barcamenarsi nella speranza che la situazione migliori o trasformare l'errore di una notte in una trovata redditizia, pur mettendo in vendita la propria intimità, con l'unico obiettivo di mantenere la propria futura famiglia?

In questo suo ultimo film da regista, c'è tutto del personaggio-tipo che Leo ha interpretato negli ultimi anni. Un giovane laureato di classe media, nè indigente nè benestante, che fatica ad andare avanti ma prova a realizzare i propri sogni, con mezzi legali e non. Lo spettro di Smetto quando voglio aleggia attorno a Che vuoi che sia, dotato, tuttavia, di un nucleo più amaro. In conferenza, il regista ed attore ha parlato del suo tentativo di interpretare personaggi antipatici e di svincolarsi dal ragazzo della porta accanto. -Ho una forte passione per i grandi stronzi della commedia all'italiana, che volevano mostrarsi antipatici. Per me diventa una missione prendere un personaggio orribile e trasformarlo in simpatico, per spingere il pubblico a provare empatia nei suoi confronti. Credo che la commedia debba disturbare e il primo rimprovero che mi faccio è di non essere eccessivamente cattivo nei film che interpreto-. 

Un problema che emerge, al termine della visione del film, riguarda gli eccessivi elementi che vengono tirati in ballo, dalla relazione di coppia al rapporto che ognuno di noi ha con la tecnologia, dalle modalità attraverso le quali l'ecosistema digitale ha rivoluzionato il mondo fino ancora al voyeurismo e all'incursione del pubblico nello spazio privato. La carne al fuoco è troppa e Leo, da autore intelligente qual è, pecca di presunzione, finendo per innervare la sua commedia agrodolce di venature eccessivamente intellettualistiche e superficiali. Che vuoi che sia fallisce quando prova a portare in scena una critica sociale senza averne la forza e la profondità necessarie. Peccato, il mood di fondo è giusto ma le ramificazioni finiscono per intaccarne lo spirito. 

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