mercoledì 23 marzo 2016

IL MIO GROSSO GRASSO MATRIMONIO GRECO 2

di Matteo Marescalco

Quattordici anni dopo aver sceneggiato le avventure della famiglia Portokalos, Nia Vardalos torna al cinema per il sequel de Il mio grosso grasso matrimonio greco che, nel 2002, raggiunse un tale successo al botteghino da spingere i fan del film a chiedere all'attrice-sceneggiatrice un secondo episodio.
Nel primo film, si parla di scontro generazionale e culturale, di indipendenza femminile e di famiglie patriarcali. Tutti spunti che la Vardalos ha ripreso, sfruttandoli per costruire, in questo secondo episodio una serie di gag da sit-com (è l'“usato sicuro” a dominare la scena), aggiornandole all'epoca che viviamo. Quella dei pc e di facebook. Persino Chicago perde parte del proprio appeal. Quello che non cambia assolutamente è la pacchianeria dei Portokalos, la cui megalomane residenza americana basterebbe per tenere lontano qualsiasi yankee dotato di un minimo di gusto estetico. Il vero amore, però, ha il merito di superare la facciata superficiale di ogni cosa, riuscendo a raggiungere la sintesi anche tra culture in completa opposizione tra loro.

Centro focale del Il mio grosso grasso matrimonio greco era il matrimonio della timida figlia dei coniugi Portokalos, Toula, il cui padre, greco trapiantato a Chicago, mirava a dare in sposa ad un bel giovanotto greco. Le sue aspettative vengono disattese da Ian Miller, giovane insegnante di Letteratura, appartenente ad una famiglia americana alto borghese. Il ragazzo, quindi, non presenta i requisiti fondamentali richiesti dal padre di Toula. Il lieto fine è comunque dietro l'angolo. In questo secondo capitolo, la Vardalos si basa sul già visto, non rinunciando, però, ad alzare il tiro. Chiama in causa, difatti, tre generazioni: quella genitoriale, la sua e quella dei figli. Il bacino protagonista delle distorsioni comiche è più ampio rispetto a quello del precedente episodio, così come le possibilità ironiche derivanti dallo scontro generazionale.
Ad animare il capitolo è, ancora una volta, un matrimonio nato da un segreto. Come moderni ed emozionati wedding planner, tutti i Portokalos si trovano ad organizzare il grandioso evento. Ma una notizia che scuote l'animo di Ian e di Toula è sullo sfondo: la giovane figlia comincia a diventare grande e deve scegliere l'Università. Il quesito è: trasferirsi o restare nella stessa regione (e prolungare i giochi d'infanzia?)?

Nonostante il cinema abbia abbandonato il suo supporto più tradizionale, non rinuncia al carattere più stereotipato della narrazione comica classica. Si parte da una situazione iniziale di stallo, “funestata” da una serie di interrogativi (su se stessi come coppia e come famiglia) che generano caos e disordine ma che finiranno per essere risolti nel migliore dei modi. Niente di nuovo sul fronte americano-greco, insomma.
Ancora una volta, saranno il romanticismo ed il candore tipico dei Portokalos a consentire la risoluzione della vicenda. La possibilità di aggredire e mordere non viene sfruttata. Ma d'altronde, non si era mai palesata.
Insomma, tutto è bene quel che finisce bene.

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