venerdì 22 gennaio 2016

THE PILLS-SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE

di Matteo Marescalco

Due soli spettatori in sala sono una quantità davvero grama anche per lo spettacolo delle 18:30 del giorno di debutto in un multisala (l'unico) di Siracusa.
Attendevamo con ansia il debutto dei The Pills al cinema, dopo anni di comicità scriteriata e di ironia grottesca, ai limiti del non sense. Il trio romano è noto al grande pubblico per aver realizzato (e caricato su YouTube) due stagioni di web series sul mondo di tre giovani laureati che trascorrono il tempo intorno ad un tavolo, nel sicuro cantuccio bianco e nero del loro appartamento di Roma Sud, a cazzeggiare ed impegnare le loro menti in discorsi assurdi e surreali.
Con Pietro Valsecchi a garantire (e scommettere) e Luca Vecchi a dirigere, i The Pills sperimentano il linguaggio del cinema.

Luca, Luigi e Matteo sono tre ragazzi alle prese con la crisi dei 30 anni. Luigi reagisce provando a rivivere episodi di vita adolescenziale, occupa il liceo e si ostina ad ubriacarsi nonostante il fisico non lo accompagni. Matteo è alle prese con le velleità artistiche del padre, un 50enne che posta foto su Instagram e tenta la fortuna a Berlino. Luca, last but not least, è l'unico che, spinto da una ragazza, prova a lavorare. E ci resta secco, venendo meno ad una promessa fatta con i due amici in giovane età che si trovano costretti a far qualcosa per salvarlo dalla terribile spirale del lavoro.

-Una vita con la sveglia alle 7:30 non merita di essere vissuta!-.
Sempre meglio che lavorare parte dal tormentone della nostra epoca che caratterizza il punto di vista di molti giovani (disorientati, a dire di alcuni) -non c'è lavoro per i giovani- e lo ribalta in chiave comica -fuggiamo dal lavoro-. Attorno a questo assunto, il trio romano costruisce una serie di sketch in cui vengono riprodotte le dinamiche di molti loro lavori online ma che, nel frattempo, Vecchi, Di Capua e Corradini provano ad organizzare in forma di racconto, dotandoli della compattezza tipica delle narrazioni cinematografiche. Purtroppo, il punto debole del film risiede proprio in questo aspetto. Le dinamiche frammentate del web dominano la maggior parte del lungometraggio che finisce per essere poco coeso e molto sfilacciato. E' solo la seconda parte, costruita in maniera preponderante sulle vicende lavorative di Luca, a giustificare l'espediente del gioco cromatico tra colori e bianco e nero, e a donare al film una certa scorrevolezza che manca durante la prima ora.

Il linguaggio episodico rischia di annoiare il grande pubblico poco abituato allo stile web dei The Pills, che non si adatta del tutto al cinema. Gli stessi protagonisti, ad eccezione di Vecchi, non sembrano essere completamente a loro agio, appesantiti, forse, dalle forti aspettative del loro pubblico e, ovviamente, dalle loro stesse responsabilità.
Peccato per questo parziale fallimento. Nonostante la buona regia di Vecchi, le numerose citazioni (forme ludiche che, tuttavia, il racconto non riesce ad equilibrare), ed alcune brillanti trovate, tra cui quella dei tre protagonisti bambini e, come già detto, del gioco cromatico in cui il bianco e nero identifica il fancazzista (ma amaro e malinconico) angoletto fuori dal tempo.
Sempre meglio che lavorare regala diversi momenti ben orchestrati ma, definitivamente, perde l'immediatezza e la freschezza degli sketch web. Insomma, vi diamo un consiglio: andate a vederlo ma concentratevi sulle due stagioni della web serie. Quella sì che è de Cristo. De Cristo, zì!

1 commento:

  1. conosciuti allo Zummit non mi han mai convinto....la loro comicità è troppo figlia del loro tempo, dar questi soldi a Valsecchi mi sembra una minchiata...

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