lunedì 11 gennaio 2016

LA CORRISPONDENZA

di Emanuele Paglialonga

A tre anni da La migliore offerta, il premio Oscar per Nuovo Cinema Paradiso ritorna in sala sfidando, a suo rischio e pericolo, l’uragano Zalone, arrivato, al momento in cui questo articolo viene scritto, a quota 50 milioni in soli 11 giorni.

La corrispondenza, per chi non l’avesse ancora capito, è il nuovo lavoro di Giuseppe Peppuccio Tornatore; il film racconta la storia di una studentessa universitaria (Olga Kurylenko) che intrattiene una misteriosa corrispondenza col professore di astrofisica (Jeremy Irons)  di cui è perdutamente innamorata. Lettere, ma anche conversazioni via Skype, videomessaggi preregistrati, masterizzati e spediti per posta alla ragazza. I due si tengono in stretto contatto. Il problema è che il contatto reale non c’è, è solo telematico, con la studentessa che cerca sempre più disperatamente di raggiungere il suo evanescente spasimante.
E per quel che riguarda la trama, non ci è dato dilungarci oltre: il consiglio è comunque quello di vederlo al cinema.

Per cui, senza troppi giri di parole, è bene per tutti andare subito al sodo: l’idea del film è ottima, ma viene buttata via. Tornatore con La corrispondenza ha battuto una strada pressoché inesplorata finora, ma anziché attraversarla con sicurezza, con una bella macchina che sfreccia via veloce, ha preferito attraversarla a piedi e godersi con calma il paesaggio: grave errore. Il soggetto alla base di questa storia è potente, e poco ci vorrà che Hollywood non ne compri i diritti per realizzarne un remake con tutte le carte giuste che Tornatore non ha saputo giocarsi.

Intendiamoci: La corrispondenza non è un film brutto: tutt’altro. Irons e la Kurylenko sono bravi, la fotografia è ottima, e non dimentichiamoci che le musiche sono a opera del Maestro Ennio Morricone (fresco fresco di Golden Globe per la colonna sonora di The Hateful Eight di Tarantino, in uscita a febbraio). L’unico problema è a livello di scrittura: ottimi ingredienti impastati male.
Servivano un po' più di pathos e di tensione: l’unica svolta significativa della trama viene svelata dopo neanche venti minuti!

Dichiara Tornatore nelle note di regia: «La corrispondenza (...) vent’anni fa si sarebbe potuto classificare come una storia di fantascienza, l’intreccio poteva sembrare qualcosa al di fuori del mondo. Ma oggi no, perché tutto ciò che vi si racconta è assolutamente realistico. (...) L’idea del film (...) originariamente prevedeva un protagonista maschile e diversi personaggi femminili, ma non mi persuadeva del tutto, e continuavo a tenerla chiusa nel cassetto. In seguito ho ritenuto di rimodellare la storia solo su due personaggi, un uomo e una donna».
Forse se avesse lasciato decantare ancora un po' come un vino pregiato l’idea e la storia, sarebbe venuto qualcosa di diverso. Ritenta, sarai più fortunato.

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