martedì 24 novembre 2015

IL VIAGGIO DI ARLO

di Matteo Marescalco
 
Dopo la pausa del 2014, che ha interrotto il periodo di ipertrofia creativa che ha in Cars (2006) e Monsters University (2013) i suoi due estremi, quest'anno, la Pixar è scesa in campo con ben due film. Il primo è stato presentato al Festival di Cannes e ha conquistato i cuori di pubblico e critica, che lo ha indicato come vetta dello studio di animazione digitale. Mi riferisco, ovviamente, ad Inside out, on the road nella mente di una bambina.
Il secondo uscirà tra pochi giorni, in sordina, offuscato dai vari record mondiali infranti dal sopracitato. Eppure, The good dinosaur (Il viaggio di Arlo) riesce ad incantare e a convincere con una storia tanto lineare e semplice quanto densa di spunti interessanti.
 
Cosa sarebbe successo se l'asteroide che ha cambiato la vita sulla Terra non avesse colpito il nostro pianeta e i dinosauri non si fossero estinti? E' questo il quesito che dà la genesi al film e al nostro viaggio in una preistoria popolata da un pavido dinosauro di nome Arlo, che si trova a compiere un lungo percorso e ad affrontare una serie di prove insieme ad un giovane essere umano. Arlo imparerà a crescere e ad affrontare le proprie paure, compiendo un passo di avvicinamento verso l'età adulta.
 
Dal lontano 1995, anno in cui Toy Story uscì nelle sale americane fino ad oggi, i temi attorno ai quali, più o meno, il team Pixar ha costruito le proprie narrazioni sono stati due: l'amicizia e la diversità. O, meglio ancora, uno solo: l'amicizia nonostante la diversità. John Lasseter e co. hanno focalizzato l'attenzione su oggetti inanimati, giocattoli, compattatori di rifiuti, insetti, topi, automobili da corsa. E il valore più forte che unisce tutti questi personaggi eterogenei è l'amicizia. L'idea che esseri diversi possano intrecciare relazioni basate su reciprocità, lealtà e solidarietà assoluta è fortissima.
 
Una costante è il viaggio lontano da casa che offre ai protagonisti la possibilità di compiere un cammino di crescita. La struttura di base di ogni film Pixar è quella del cinema on the road. Si parte da una situazione in cui i personaggi sono manchevoli di qualcosa e mettersi in moto (attivarsi nel caso di Toy Story) consente di raggiungere uno status differente. Insomma, la costruzione del racconto è sempre basata sugli studi sulla fiaba di Vladimir Propp che individua una serie di funzioni che tornano costantemente nella maggior parte delle narrazioni contemporanee.
Il viaggio di Arlo costruisce un nuovo immaginario per gli spettatori più piccoli a partire da quello del western americano, genere per eccellenza del cinema degli States, con contaminazioni europee, che hanno posto la nozione di confine in primo piano. Le immagini di vaste lande desolate dominate dalla natura incontrastata, di torrenti e di spazi aperti da conquistare sintetizzano la lotta tra wilderness e civilization.
 
In questo contesto, si inserisce il revisionismo storico della Pixar. Sono gli animali, in modo particolare i dinosauri, ad essere trattati come fossero umani, con la loro organizzazione che ha nella catena di montaggio (un po' come Inside out) lo strumento peculiare di progettazione del loro lavoro. Arlo è un freak. Non riesce ad essere bravo come il fratello e la sorella e teme di non poter lasciare la propria impronta all'interno della sua famiglia. La fuga (non voluta) da casa, e quindi, dalla legge patriarcale, gli offre la possibilità di sperimentare un senso di libertà mai provata prima e di lanciarsi verso la conquista dell'Occidente. Senza sapere che, oltre ad addentrarsi nelle terre più interne, il suo viaggio lo porterà a riconsiderare sentimenti e paure.

Il lavoro sul fronte estetico è di una perfezione disarmante e consente al film di sfiorare vertici di bellezza visiva mai raggiunti prima d'ora.
Nel complesso, nonostante non sia il film più riuscito dello studio, Il viaggio di Arlo è un ottimo prodotto rivolto, principalmente, al target dei bambini, coinvolti in questo viaggio di formazione che li spingerà a sognare, commuoversi e stupirsi, desiderando, ancora una volta, di andare verso l'infinito e oltre! Anche soltanto con la fantasia.

4 commenti:

  1. dal trailer e dal nome (sembra un cane fiorentino) non gli avrei dato un centesimo, anche se, quando c'è di mezzo la Pixar 'na guardata la meritano comunque...

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    1. Dopo i primi 10 minuti ero a rischio vomito. Poi per fortuna muore un personaggio e il film decolla

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  2. Bella recensione! Anch'io ho un blog di cinema➡ gattaracinefila.blogspot.it, se vuoi dai un'occhiata!

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