sabato 17 agosto 2013

BROKEN FLOWERS

di Matteo Marescalco


Tra gli autori americani che hanno operato distanti dalle tendenze del cinema hollywoodiano più standard e becero e hanno tentato di imprimere alla loro filmografia un carattere alternativo ed off-Hollywood, un ruolo di primo piano è rivestito da Jim Jarmusch, autore di pellicole quali Strangers than Paradise, Coffee and cigarettes, Daunbailò, Dead man, Only lovers left alive, presentato all'ultimo Festival del Cinema di Cannes. Portavoce di uno stile moderno, antinarrativo, minimalista (la poetica dell'attenzione alla vita quotidiana) e non teleologico, incentrato su personaggi incompiuti, hipster, disfattisti, sui tempi morti, sui silenzi e sugli sguardi rivelatori delle emozioni umane, Jarmusch, come Wenders, ha sempre dato particolare importanza all'architettura degli ambienti e degli spazi in cui sono immerse le tragedie dei protagonisti dei suoi film, luoghi che sono espressione dello stato d'animo degli individui, incapaci di evolversi e di rinnovarsi.
Protagonista di Broken Flowers è Don Johnston, un dongiovanni cinquantenne in crisi di identità. La sua vita scorre monotona e malinconica fino a quando un evento inaspettato, riceve una lettera da parte di una delle sue numerose donne del passato che lo avverte di aver avuto da lui un figlio ora diciannovenne che è partito alla ricerca di suo padre, lo "risveglia" dal torpore in cui versa e lo spinge a partire per un viaggio alla ricerca di se stesso più che della madre del figlio. Il suo migliore amico, Winston, lo esorta a partire e lo aiuta a chiarire il mistero. Don incontra Laura, Dora, Carmen e Penny, le uniche donne con cui ha avuto una relazione venti anni prima, e le più probabili, quindi, a poter essere madri del figlio diciannovenne.
Broken Flowers mette in scena la tragedia del Don Giovanni kierkeegardiano, che si abbandona al presente, rinunciando ai legami con il passato e con il futuro, ma che proprio per questo, cade nella noia e nell'indifferenza nei confronti di tutto. L'esteta/dongiovanni se riflette sulla propria condizione esistenziale è assalito dalla disperazione, egli non è nessuno perchè durante la sua vita non si è mai impegnato a compiere delle scelte. Ha rinunciato a costruirsi un'identità stabile e definita ed avverte il vuoto della propria esistenza, l'essere niente. Il proteiforme Bill Murray presta al film la propria maschera recitativa per la costruzione di questo personaggio nostalgico e malinconico, grazie al suo solito stile scarnificato e semplificato.
Jarmusch offre il ritratto di un'umanità metropolitana sconfitta, depressa, felice ma consapevole dei suoi limiti e di ciò a cui ha dovuto rinunciare, in attesa di un qualche segno del destino, di una rivincita. Ecco che il film si configura non come un dramma o come una commedia, ma come un'indagine sul senso della vita.
La struttura narrativa, un road movie dell'anima in cui il protagonista va alla ricerca della sua essenza perduta ed inespressa, è rigorosa e quasi cadenzata, rispettando così la costruzione tipica dei detection movie. E' basata infatti su una serie di eventi ripetitivi (Don parte in aereo, giunge in hotel, noleggia un auto e incontra la probabile genitrice del figlio, chiusura con dissolvenza in nero).
Però, come dice lo stesso Don alla fine della sua infruttuosa ricerca, il passato non può essere recuperato nè può fondare il futuro, l'unica cosa che conta è il presente. Ciò che resta, alla fine del film, è la convinzione che l'unica via di uscita sia vivere sulla base dell'hic et nunc oraziano, pur consapevoli della malinconia e della nostalgia che tale scelta comporta.
"Vivere badando solo all'adesso", secondo Jarmusch, "è l'unica cosa che uno possa imparare dalla filosofia. Se riesci a vivere in questo modo, sei un fottuto maestro Zen. Penso che il film sia in qualche modo sull'agognare, senza sapere da dove ciò scaturisca. Bramare qualcosa che ti manca, senza necessariamente essere in grado di definire cosa sia. Non voglio che alla fine lo spettatore avverta disperazione o tragedia: mi basta che porti con sé per un po' il senso di quel languore". Ciò che resta, alla fine, è solo un mazzo di broken flowers.

Voto: ★★★1/2

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