martedì 24 aprile 2018

LORO 1

di Matteo Marescalco

Chi sono questi Loro che hanno dato il titolo al dittico di Paolo Sorrentino sulla figura di Silvio Berlusconi? «Loro sono tutti quelli che contano», per citare una battuta di Sergio Morra, alter ego di Gianpaolo Tarantini, organizzatore di coca-party e delle feste con escort nelle residenze dell'ex Primo Ministro che, sia chiaro, in Loro 1 entra in scena dopo ben un'agognata di ora di attesa. La principale attrazione del film si fa desiderare a lungo.

Sorrentino, infatti, costruisce tutta la prima parte del suo film su una struttura svolazzante di tette e cosce, feste e favori sessuali, in cui l'acceleratore della bailamme visiva viene spinto al massimo, inanellando una serie di videoclip di notevolissima fattura che durano un battito di ciglia. O il tempo di una sniffata, per restare in tema. L'immaginario portato in scena, questa volta, è quanto di più scontato e targetizzato (da Il Divo in poi, Sorrentino ha imparato sempre più a vendere sé stesso come un brand) e va dalla morte di un agnellino di fronte ad un canale commerciale e ad un climatizzatore che pompa aria fredda all'incidente notturno di un camion della spazzatura che, per evitare una pantegana, precipita tra i reperti dell'Antica Roma. La scalata di Sergio Morra prosegue fino all'arrivo in Sardegna. Una festa in cui piove MDMA e in cui si contempla attoniti la bellezza universale dell'infinito attira l'attenzione di Berlusconi, contemporaneamente impegnato a digerire la fine del suo governo, la crisi matrimoniale con Veronica e il rifiuto di un calciatore di giocare nel suo Milan. «Agnelli a casa aveva un ritratto di Francis Bacon. Noi abbiamo Apicella» è una delle più divertenti battute pronunciate da Veronica che, nel tempo libero, realizza sculture e legge Saramago.

Questo primo episodio termina in modo tronco, anticipando il prossimo contatto tra la turbo-gang di
Morra e le fantasie di Berlusconi. Al cinema torneremo tra circa due settimane. Consapevoli di trovare, ancora una volta, immagini pompate al massimo e ridotte al grado zero di senso, allegorie in fin dei conti innocue sul vuoto che ci circonda, avvitamenti della macchina da presa incapace di prendere una posizione e di scegliere da quale lato della barricata fermarsi. Insomma, Sorrentino insegue la visionarietà s-catenata di tante tendenze estetiche di un certo cinema di oggi e riesce a dirigere i migliori videoclip di oggi (già in Youth lo avevo dimostrato, alle prese con un vero videoclip innestato nel tessuto filmico). Ma il Cinema è altrove. 

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