mercoledì 4 febbraio 2015

JUPITER-IL DESTINO DELL'UNIVERSO

di Egidio Matinata

 Un film di Andy e Lana Wachowski. Con Mila Kunis, Channing Tatum, Sean Bean, Eddie Redmayne, Douglas Booth. Fantascienza. USA 2015. Durata: 125 minuti.
 
La prima sensazione che si prova vedendo l’ultimo lavoro di Lana e Andy Wachowski, è quella di un lunghissimo flashback che coinvolge storie e personaggi che tutti già conosciamo. Tornano al cinema dopo aver, in qualche modo, riplasmato l’immaginario collettivo nell’ambito fantascientifico con la trilogia di Matrix, e dopo Cloud Atlas, opera ingiustamente poco apprezzata, la quale aveva al suo interno non pochi spunti di riflessione (il rapporto dell’uomo con la storia, il tempo, l’amore e il cambiamento) e originalità, costruita in modo audace e ambizioso. 
Tutto ciò non è presente nel loro ultimo lavoro. Eppure c’erano buone possibilità di creare qualcosa di nuovo. Il film infatti non è legato a nessuna saga pre-impostata, non è tratto da alcuna opera, non è un remake o un sequel; purtroppo non riesce ad uscire dall’ambito del già visto. 
La storia è quella di una donna comune (Mila Kunis) che scopre di essere destinata a qualcosa di più, addirittura ad essere “sua maestà” del regno intergalattico. E già non partiamo da una base proprio originalissima; aggiungiamoci poi il principe azzurro (Channing Tatum), l’amico di quest’ultimo (Sean Bean) che lo tradisce perché in difficoltà, ma che in fin dei conti resta buono, autore anche del discorso motivazionale che lo spingerà a salvare la bella, un cattivo isterico (Eddie Redmayne) un cattivo belloccio tutto sommato ininfluente (Douglas Booth), e i giochi sono fatti. 
Cloud Atlas resta un grande film anche per la magnificenza visiva che lo caratterizza, mentre la baraonda di effetti speciali di quest’ultimo lavoro (a volte rozzi, tendenti ai videogame), seppur molto avanzati, non hanno la forza necessaria per creare emozioni degne di questo nome.
Jupiter è un palese passo falso nella filmografia dei Wachowski. Non riesce a creare un mondo originale, che possa restare nella memoria collettiva; arranca, cercando una propria strada, appoggiandosi troppo facilmente a modelli standard, e probabilmente sarà dimenticato in fretta.

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