mercoledì 19 marzo 2014

NOI 4

di Matteo Marescalco


Francesco Bruni, fido compagno di giochi e di sceneggiature di Paolo Virzì, torna dietro la macchina da presa per dirigere la commedia Noi 4, tre anni dopo Scialla! (Stai sereno), presentato nella fu sezione Controcampo italiano della 68esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
L'attenzione del lungometraggio è focalizzata su un solo giorno nella vita di una famiglia borghese romana: il padre è un artista sfaccendato e simpatico, ma poco affidabile; la madre, ingegnere, è una stakanovista che ha completamente dedicato la propria vita ai figli e alla propria professione; per il timido Giacomo è arrivato il momento di affrontare l'esame orale di terza media e di dichiararsi ad una sua compagna di scuola; la sorella, Emma, è una ventenne idealista, con aspirazioni da attrice teatrale, affezionata al padre e distante dalla madre.
Come ha fatto notare, in conferenza stampa, Marco Spagnoli, se il Cinema arabo è sempre stato definito il Cinema delle terra, così la famiglia è stata ed è il nucleo fondante del Cinema italiano. Bruni spiega in cosa risiede la differenza tra la sua famiglia e quella della tradizione italiana:
 “Per me, loro quattro sono come Gli incredibili, i personaggi del film Pixar che ho anche citato con un poster: quando sono assieme, si stringono l'uno vicino all'altro, hanno poteri e forze straordinarie che li rendono in grado di superare ogni ostacolo. Da tempo trovo strano il fatto che il genere di famiglia che racconto nel mio film (una famiglia borghese, progressista e metropolitana) non fosse rappresentata nel cinema italiano di oggi. Per me era importante pensare che ci potesse essere un pubblico per questo genere di personaggi. E ho scelto i miei attori cercando tra quelli che potessero restituire un'idea realistica delle famiglie che conosco, che potessero non sovrapporre il loro volto a quello dei personaggi, che fossero unicamente funzionali ai loro personaggi".
Alla domanda su cosa lo avesse spinto a scrivere e dirigere questo film, il regista ha risposto in tal modo: “Il desiderio di esplorare un territorio, quello dei rapporti tra i componenti della famiglia contemporanea, la cui rappresentazione mi sembrava assai poco aggiornata. In genere, mi pare che si tenda a darne un'immagine troppo semplicistica ed edulcorata o, viceversa, tragica. Raramente vedo raccontare famiglie comuni, come quelle che frequento e conosco”.
Sulle analogie e differenze tra Scialla e Noi 4, Bruni ha detto: “In entrambi i film si parla di rapporti tra genitori e figli, anche se, in Noi 4, la dinamica è più composita e complessa. Il mio film d'esordio era più semplice e lineare, più “sciallo”, questo, invece, è più ritmato e frenetico”.
Per quanto riguarda il versante tecnico, il film non brilla per particolari trovate registiche, Bruni svolge con professionalità il proprio compitino aiutato dallo scenario naturale offerto da alcuni scorci di Roma fotografati da Arnaldo Catinari che sfrutta la luce dell'alba e del tramonto per creare interessanti contrasti che stimolano in modo abbastanza scontato la corda dell'emozione facile.
Nel ritratto dei personaggi della sua storia, ognuno foriero di pregi e difetti, il regista e sceneggiatore evita un giudizio etico, dicendo di aver fatto tesoro della lezione di Suso Cecchi D'amico e di Furio Scarpelli: “Cerco sempre di trovare il meglio in tutti, di cercare il positivo nei personaggi negativi e viceversa”.
E, purtroppo, risiedono proprio nella volontà del regista di alzare la posta in gioco rispetto al film precedente, nella sua presunzione di andare a descrivere una famiglia metropolitana che si avvicinasse maggiormente ad una famiglia reale e nella delineazione dei personaggi, i maggiori punti deboli del film.
Rispetto a Scialla si respira la mancanza di freschezza e di immediatezza di situazioni e dialoghi. Le stesse interpretazioni della compagine attoriale, salvata da un ottimo Fabrizio Gifuni finalmente alle prese con un ruolo brillante, risultano essere poco naturali e forzate, grave difetto per un film che vorrebbe descrivere e rappresentare (senza deformare), con ironia quasi del tutto assente, la situazione di una reale famiglia italiana, lontana dai soliti stereotipi televisivi e non, attingendone, in realtà, a piene mani. Noi 4 risente dell'assenza di Filippo Scicchitano, giovane della periferia romana, che si muoveva con scioltezza davanti all'obiettivo della macchina da presa, risultando perfettamente a proprio agio nei panni del ragazzo alle prese con un problematico rapporto con il padre. Tutti e quattro i personaggi presentano un carattere bivalente che aderisce pienamente a tutti i luoghi comuni di genere (l'artista fallito e benestante di famiglia che tradisce la moglie, la madre piena di ansie e preoccupazioni che porta i soldi a casa e che si accorge all'improvviso di essere avanti con l'età, la figlia attricetta da quattro soldi che occupa il Teatro Valle e che vorrebbe fuggire con il regista teatrale francese rubacuori, il ragazzino timido e impacciato che alla fine riuscirà a conquistare la compagna per cui ha un debole). In questa valle di banalità, Bruni non è riuscito a trattenersi e a risparmiarci la scena di morettiana memoria in cui, in auto, i quattro componenti della famiglia, sulla strada della catarsi e del perdono reciproco, si ritrovano ancora uniti dall'ascolto di una canzone di svariati anni prima (qua tocca a   Dancing in the moonlight). Che dire, evidentemente, in una situazione di disagio familiare, cantarla in coro aiuta a risolvere i propri problemi.
Francesco Bruni ha sempre costruito le proprie sceneggiature concentrando la sua attenzione, più che sulla stesura di un racconto dotato di ampiezza narrativa, sulla delineazione di personaggi che si prestavano naturalmente al pericolo di cadere in luoghi comuni e banalità, riuscendo, però, a sfruttare a proprio favore questa eventualità, mostrando i loro lati più teneri e deboli, i loro dubbi e le loro idiosincrasie, giocando con loro, carezzandoli e prendendoli in giro bonariamente, come solo un grande miniatore di caratteri riesce a fare. Sorge spontaneo pensare alla timida ed impacciata Caterina che, con la famiglia, si trasferisce a Roma, grande città che di timido ed impacciato ha ben poco; ai burini fascisti e agli artisti comunisti di Ferie d'Agosto, le cui fallimentari ispirazioni si incrociano durante la notte di San Lorenzo; alla laureata precaria di Tutta la vita davanti che, nonostante il 110 e Lode, non riesce a trovare lavoro.
In Noi 4 sono di un certo interesse le interazioni narrative tra i vari personaggi che consentono di notare un salto di qualità nel Bruni narratore, che applica al film una diegesi reticolare che segue, in un tira e molla, i membri famigliari durante le varie parti del giorno.
In definitiva, però, ciò che manca a Noi 4, a differenza dei film precedentemente sceneggiati dal regista, è il cuore, la voglia di rischiare e di evitare di portare in scena personaggi “preconfezionati” e l'attenzione all'evoluzione corale dei caratteri, la cui scrittura individuale presenta serie lacune.

Voto: ★★1/2

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