martedì 25 ottobre 2016

SAUSAGE PARTY

di Matteo Marescalco

Ci sono due scene in Sausage Party che valgono il prezzo del biglietto e si tratta, in entrambi i casi, di sequenze dall'intento parodistico. La prima attinge al genere del war-movie e porta in scena la caduta di alcune merci dal carrello della spesa, all'interno di un centro commerciale, dal punto di vista delle merci stesse: panini e wurstel fuoriescono dalle loro scatole, la farina che si diffonde rapidamente acceca gli alimenti dalle fattezze antropomorfiche, i suoni diventano cupi e roboanti, le differenti tipologie di cibo lottano tra loro per garantirsi la sopravvivenza. Ovviamente, il punto di vista umano non è in grado di avvertire minimamente quanto accade nel microcosmo del cibo.

La seconda scena arriva, all'incirca, a metà film e rappresenta il turning-point della narrazione: salsicce, carote, verdure, formaggi e salse giungono a casa di un acquirente ma, piuttosto che davanti al nirvana cui credevano di trovarsi, dovranno affrontare la loro morte. Gli alimenti si trasformano in carne da macello, vittime di chi li acquista come nei peggiori torture-porn. La scena sfocia con l'immagine di un salsicciotto tagliato a metà mentre esorta il suo compagno di confezione a scappare e ad avvertire i suoi "colleghi" invenduti del supermercato.

Ma facciamo un passo indietro. Sausage Party è il nuovo film del gruppo che ha in Evan Goldberg ed in Seth Rogen i suoi numi tutelari. James Franco, Jonah Hill e Conrad Vernon sono gli altri nomi che, negli ultimi anni, da Superbad a Pineapple Express fino a This is the End e The Interview (senza dimenticare Shrek 2), hanno dato ulteriore linfa al cinema di Judd Apatow. Questo ultimo prodotto, in modo particolare, trae spunto dalla saga di Toy Story, rivolgendo la domanda ai prodotti che popolano un supermercato: mentre la Pixar si chiedeva cosa succedesse ai giocattoli mentre gli esseri umani non li guardano, Rogen e Goldberg si chiedono cosa succede agli alimenti che vengono guardati dagli esseri umani che, tuttavia, sono in grado di vedere la loro realtà solo quando si iniettano droga ai sali da bagno. Protagonisti della vicenda sono, come già detto, le merci del supermercato che attendono il momento in cui verranno acquistati dagli dei (gli esseri umani) e in cui, secondo loro, raggiungeranno il Grande Aldilà. Non sono consapevoli, tuttavia, del fatto che si tratta solo di una storia creata ad hoc da tre alimenti di origine indiana, che abitano il supermercato da molto più tempo degli altri prodotti, per evitare scene di disperazione e di follia. Ciò che tutti gli alimenti non sanno è che il Grande Aldilà è soltanto la morte.

L'inizio in stile musical è promettente ma le gag successive, che spesso si slegano rispetto alla storyline principale, risultano scollate, pretenziose e prive di senso. Gli scontri tra gli alimenti portano in scena quelli tra le differenti razze, in ambito macroscopico, ma in modo fin troppo facile e raffazzonato. Le volgarità e l'oscenità sono ostentate ma le risate stentano ad arrivare per trovare spazio soltanto nel finale metacinematografico e nella precedente scena politicamente scorretta. Peccato per quest'occasione persa.

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