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giovedì 8 luglio 2021

TAOBUK 2021: LA SICILIA E LE SUE METAMORFOSI

 di Matteo Marescalco

*approfondimento pubblicato su Master Professione Editoria e BookTellinghttps://mastereditoria.unicatt.it/taobuk-2021-sicilia-metamorfosi-letterarie/

Se è vero che, per citare Calcutta, “Pesaro è una donna intelligente”, Taormina (e la Sicilia tout court) dovrebbe essere un posto in cui non cresce mai veramente l’addio. Il 2020 ha costretto milioni di persone alla lontananza e ha affidato alla tecnologia il compito di ammortizzare il rimpianto e l’attesa.

Anche per la Sicilia, tradizionalmente abituata a una sorta di immobilità interiore, unita però a un paradossale e contraddittorio dinamismo esteriore, lo scorso anno è finito per somigliare a una lunga nottata estiva, preda di uno strano torpore che l’ha trasformata in una moderna Aurora in attesa del bacio del principe che potesse risvegliarla e amarla nel profondo, con tutte le sue contraddizioni. A caricarsi del compito di risvegliare questa terra ormai stanca di amori consumati in una notte con uomini vittime del suo fascino fantasmatico e misterioso, come tanti Ulisse in preda al canto delle Sirene, è stata l’undicesima edizione del TaoBuk.

Ideato da Antonella Ferrara, il Festival ha offerto uno dei primi eventi in presenza dell’estate 2021 e, quindi, la possibilità di prostrarsi ai piedi dell’isola, a detta di Colapesce una “femme fatale a cui perdoni sempre tutto, anche se fa la stronza e ti fa soffrire”, e della sua abbacinante e scandalosa luce che, secondo Gesualdo Bufalino, fa invidia persino agli Dei e rende incredibile e inaccettabile il pensiero della morte. 

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venerdì 2 luglio 2021

RACCONTI DI CINEMA: IN CHE MODO GLI SCRITTORI DEL NOVECENTO HANNO RACCONTATO LA SALA CINEMATOGRAFICA?

 di Matteo Marescalco


*approfondimento pubblicato per Master Professione Editoria e BookTellinghttps://mastereditoria.unicatt.it/racconti-di-cinema-scrittori-novecento-sala/

Dal primo spettacolo pubblico a pagamento del 28 dicembre 1895 fino alla visione individuale dei giorni nostri, il cinema è stato protagonista di una riarticolazione di modalità di fruizione. È soltanto negli ultimi tempi, però, che la sua rilocazione su device multifunzionali e l’ingresso nell’agone dello sfruttamento mediale di soggetti quali pay per view, transactional video on demand e subscription video on demand hanno trasformato il ruolo del consumatore e intaccato la centralità della sala cinematografica nell’immaginario collettivo. Piuttosto che pratica accessoria, il 2020, d’altronde, e la pandemia da Covid-19 hanno reso obbligatoria la visione di film in streaming.

Eppure, c’è stato un tempo in cui il cinema aveva un ruolo completamente diverso: esso, infatti, è stato una delle forme più lampanti della modernità e ha rappresentato una rivoluzione nella vita quotidiana. Definito da Francesco Casetti come l’occhio del Novecento, il cinema in sala ha mutato radicalmente il rapporto con le immagini e con le narrazioni, con lo spazio e con il tempo. Gli scrittori hanno iniziato presto a fare i conti con la settima arte: con il cinema, la letteratura non è stata più la stessa e, viceversa, il linguaggio cinematografico ha adattato ed ereditato le forme della narrativa.

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martedì 20 aprile 2021

BASTARDO SENZA GLORIA - RITRATTO DI ELI ROTH

 di Matteo Marescalco


*approfondimento pubblicato su Birdmen Magazinehttps://birdmenmagazine.com/2021/04/17/eli-roth-cinema-americano/

«Vedere che Sam Raimi ce l’aveva fatta rese possibile, ai miei occhi, che una persona come me, appassionata di horror, potesse prendere una cinepresa, andare in un bosco e fare il film più sanguinario e disgustoso possibile». Prima ancora che uno dei più apprezzati enfant terrible del cinema di genere degli anni Duemila, Eli Roth è stato un bambino appassionato di cinema che sognava di dare vita a quegli incubi che tanto popolavano il suo inconscio e le sue visioni quotidiane. Nato a Newton da una famiglia ebraica il 18 aprile 1972, il giovane Eli è cresciuto con un padre psichiatra e docente all’Università di Harvard e con una madre pittrice. Considerata la sua ammirazione nei confronti di Ridley Scott e del suo Alien e l’ambiente familiare propizio al fertile dialogo tra semiosfera della cultura e del genere, col senno di poi lo sviluppo che la carriera di Roth avrebbe attraversato negli anni a venire sembrerebbe rispettare l’idea di una qualsivoglia predestinazione. 

Leggenda vuole che, prima di diplomarsi alla Newton South High School, Eli abbia girato più di cinquanta cortometraggi insieme ai suoi due fratelli. La laurea alla New York University, poi, e l’ingresso nel mondo del lavoro a Hollywood lo trasformarono nel pupillo di Frederick Zollo, produttore che lo mise in contatto con David Lynch, per cui Eli ha curato il suo sito Internet. Ebbene sì, prima di attrarre l’interesse di Quentin Tarantino, il bastardo senza gloria di Newton è riuscito a convogliare su di sé l’ammirazione del regista di Mulholland Drive che ha offerto al debutto cinematografico alla regia del ragazzo allora trentenne la sua produzione esecutiva e la colonna sonora firmata da Angelo Badalamenti. Dopo questo breve e rapido prologo, siete pronti a immergervi nel primo atto di quel mondo ricco di ombre e privo di luci che ha dato la fama ad Eli Roth?

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mercoledì 9 gennaio 2019

IN ATTESA DI GLASS, RIANNODIAMO I FILI DELLO SHYAMALANVERSE!

di Matteo Marescalco

*articolo pubblicato per Cinemonitorhttp://www.cinemonitor.it/38156-in-attesa-di-glass-riannodiamo-i-fili-dello-shyamalanverse/

Come nei migliori racconti di formazione, la carriera di M. Night Shyamalan si è resa protagonista di un percorso accidentato e ricco di difficoltà. Dopo il clamoroso debutto con Il sesto senso, che gli ha fruttato il contratto più remunerativo che sia mai stato strappato ad una major, e gli eccellenti risultati raggiunti da Signs e da The Village, il regista di origine indiana è diventato uno dei personaggi hollywoodiani più odiati. Colpa del fallimento al botteghino di Lady in the water (film giudicato incomprensibile dai più) e di E venne il giorno e del disastro di critica e pubblico di L'ultimo dominatore dell'aria ed After Earth. Insomma, a cavallo con il secondo decennio degli anni 2000, uno dei più talentuosi registi della sua generazione, creatore di immaginario e di configurazioni del visibile, sembrava destinato all'ingeneroso limbo degli has been, l'inferno delle promesse non mantenute. Colpa di un talento che non è stato messo, effettivamente, a frutto o, piuttosto, di un'epoca settata su ritmi diversi e poco incline alla dimensione ipnotica della fiaba e dei sentimenti? 

La rumorosa rottura con la critica di tutto il mondo ha iniziato ad essere curata dal metodo Blum. A segnare la rinascita di M. Night Shyamalan, infatti, è stato The Visit, uno strano mockumentary con cui ripartire da zero. Budget ridotto all'osso, traumi familiari e rinnegamento apparente del decoupage classico che, tuttavia, lascia sopravvivere la memoria cinematografica assorbendo le principali immagini perturbanti della storia del cinema.

Nel 2017, l'anno di Split, l'anatroccolo è tornato cigno. A fronte di 9 milioni di dollari di budget, il film, che racconta la storia di Kevin Wendell Crumb (ribattezzato l'Orda), individuo dalle identità multiple, ha raggiunto la cifra di 280 milioni di dollari a livello globale, affermandosi come il maggior successo di sempre per Blumhouse. Ma c'è di più. La scena finale del film, infatti, ha stabilito una sorprendente e non annunciata connessione con Unbreakable, straordinario flash-forward-shyamalaniano del 2000. Insomma, lavorando sul corpo della narrazione, Shyamalan ha costruito uno sfasamento percettivo totale per spettatori e personaggi. Il film, infatti, transita fluidamente tra molteplici personalità (dal thriller psicologico all'horror di serie B fino alla sorpresa da cinecomic) e costruisce sul tradizionale colpo di scena finale uno slittamento di senso, fuggendo dalle catalogazioni predefinite.

Facciamo un passo indietro...
Con l'apparizione a sorpresa di Bruce Willis nel finale di Split, le ipotesi soprannaturali relative allo sviluppo del racconto inscrivono il film all'orizzonte dei supereroi. L'Orda, infatti, era nato per essere uno degli antagonisti di David Dunn in Unbreakable, finendo per essere espunto dal montaggio definitivo che avrebbe altrimenti raggiunto un minutaggio esagerato. Nessun altro cineasta al mondo avrebbe avuto il coraggio di sviluppare una trilogia sul mondo dei supereroi nel giro di 19 anni, a partire dal lontano 2000, quando il genere cinecomic non era ancora stato definito né codificato. I pochi film di supereroi usciti fino a quel momento e nel trentennio precedente (Superman di Donner, Batman di Burton ed il primo X-Men) rappresentavano soltanto un fenomeno estemporaneo che non lasciava presagire uno sviluppo del genere degno di nota. In tal senso (ribaltando i topoi di un genere non ancora nato), Unbreakable di M. Night Shyamalan è stato un vero e proprio predestinato. Perchè, collocandosi in un contesto di mercato totalmente vergine, annullando la spettacolarità a favore di un'epica del cuore, decostruendo lo stereotipo del supereroe, analizzando la sua interiorità ed umanità, il film ha anticipato e persino piegato al proprio sguardo un'evoluzione cinematografica che, ancora, non si era minimamente palesata a livello industriale.

Unbreakable è la storia di David Dunn, l'unico superstite a un incidente ferroviario. L'uomo prende lentamente coscienza dei propri superpoteri grazie all'aiuto di Elijah Price, afflitto da una rarissima malattia che lo rende fragile come un cristallo. Questa origin-story racconta l'eroe dentro ognuno di noi, il giustiziere che veglia sul grigiore della quotidianità, l'eccezionalità nascosta tra le pieghe di disagi e fratture familiari. Ma, soprattutto, il cinema di Shyamalan racconta, ancora una volta, la necessità dei sentimenti e dell'unione familiare come scudo protettivo contro le incertezze della vita. 

Il 2017 ha riallacciato tutti i frame trascorsi nell'arco di tempo tra Unbreakable e Split, proiettandoci direttamente al 17 Gennaio, data di uscita di Glass, la resa dei conti. La conclusione della trilogia, infatti, porterà in scena lo scontro tra David Dunn, Elijah Price e Kevin Wendell Crumb, veri supereroi o semplici persone suggestionate dalla loro singolarità a tal punto da credere di essere superuomini? Del film di prossima uscita, sappiamo che, eccezionalmente, due major “nemiche” come Universal e Disney collaboreranno per la sua strategia distributiva. Universal, infatti, con cui Shyamalan ha realizzato Split curerà la distribuzione americana di Glass, mentre Disney, che ha prodotto Unbreakable tramite Buena Vista, si occuperà della distribuzione nel resto del mondo.

Cosa speriamo di trovare in Glass? Senza dubbio, la stessa sincerità del resto del cinema di un regista che, da anni, si nutre dell'invisibile per creare sentimenti, l'etica di uno sguardo che usa il controcampo come forma di redenzione ai demoni interiori ed un racconto che, attraverso la sola composizione dell'immagine, riesce a farsi coinvolgimento assoluto e glorificazione del cinema e dei suoi meccanismi.

venerdì 21 dicembre 2018

LA TOP 10+1 DEI FILM DEL 2018 (SECONDA PARTE)

di Matteo Marescalco


Secondo film in Top10+1 diretto dal regista più redditizio di tutti i tempi e terzo in cui c'è il suo zampino. A più di 70 anni, Spielberg dimostra uno sguardo molto più nitido di quello di moltissimi giovani registi ed una maturità stilistica irraggiungibile. Grazie a lui, arriva il film-manifesto della cultura digitale ed un trattato su universi condivisi e realtà virtuale, ovvero sul presente e sul futuro del mondo del cinema. Negli anni, i film di Spielberg sono riusciti a costruire un'emozione di massa ed un'empatia planetaria che sono andate oltre ogni definizione. Easter-egg, archeologia della visione, intrattenimento partecipato, liquidità del reale sono solo alcuni dei temi presenti in questo gigantesco vaso di pandora che vi risucchierà completamente al suo interno. Non crediate che, in fondo, Ready Player One sia così diverso da The Post. Anche questo film di Spielberg, infatti, non dimentica mai l'importanza dei rapporti reali ed il cuore umano ed ingenuo di ogni narrazione condivisa.


L'ISOLA DEI CANI di Wes Anderson
Nel suo ritorno alla stop-motion, Anderson racconta la millenaria guerra tra cani e gatti. Ma anche una vicenda drammaticamente umana che ha per protagonista un bambino che ha perso la sua famiglia ed il suo cane da guardia e parte alla sua ricerca, recandosi su un'isola sulla quale sono stati trasferiti tutti i cani, affetti da una malattia mortale. Racconti, storie e narrazioni presentati per mezzo di cornici e flashback mostrano abbandoni ed innamoramenti. E, sotto la superficie estetica, si annidano tensioni e spinte centrifughe che, finora, il cinema di Wes Anderson aveva contenuto. Questa fiaba costruita come un cubo di Rubik parla di padri e di figli ma anche di amore e tolleranza. E lo fa attraverso le derive del linguaggio. Ne consegue un'idea di umanità in cui non contano le parole ma l'etica dello sguardo e dell'ascolto. Questa volta, l'unica salvezza consta nel tentativo di comprensione veicolato dal segnale universale di sentimenti e legami.

DOGMAN di Matteo Garrone
Il sole sta per sorgere sul litorale di periferia. Ma, questa volta, non c'è nemmeno più spazio per quei finali in bilico di Reality e de Il racconto dei racconti, tra apertura onirica e sopravvivenza. Resta solo un'estenuante spossatezza difficile da lasciarsi alle spalle. Dopo l'apertura internazionale, il cinema di Garrone torna alle sue atmosfere più congeniali. Macchine a spalla che pedinano i personaggi e chiaroscuri dell'anima. Dogman porta in scena un mondo privo di regole e di sogni, un'ultima frontiera in cui nemmeno la speranza è riuscita a penetrare e dove tutto rimane costantemente uguale a sé stesso. In un contesto del genere, nemmeno il sacrificio di Cristo verrebbe notato. Il dato cronachistico è superato di slancio e, in questa fiaba nera, attinge a valori universali. 

GLI INCREDIBILI 2 di Brad Bird 14 anni dopo uno dei film che si sarebbe affermato come un tassello fondamentale dell'universo Pixar, i supereroi de Gli Incredibili tornano al cinema, ancora diretti da Brad Bird ma in un contesto produttivo totalmente differente. Superman, Batman e gli Avengers, infatti, fanno da padroni al botteghino e le storie con supereroi come protagonisti ci accompagnano ogni giorno. La stratificazione di linee narrative è accompagnata da scene action da urlo e, ancora una volta, è l'attenzione al background umano che rende questo nuovo prodotto Pixar una vera e propria perla.

AVENGERS: INFINITY WAR di Anthony e Joe Russo
Infinity War è esageratamente definitivo per essere considerato l'ennesimo Marvel-movie. Un ciclo è arrivato alla sua fine e i fratelli Russo giungono alla (quasi) conclusione della Fase Tre dell'MCU nel miglior modo possibile. Anche gli dei stramazzano al suolo ed affrontano le loro paure più recondite. Le innumerevoli linee narrative vengono gestite abilmente, come mai prima d'ora in un blockbuster dedicato ai supereroi e conducono ad esiti sorprendenti. Non ci resta che attendere Endgame e capire dove andrà a parare questa nuovelle vague del cinema supereroistico. 

LA TOP 10+1 DEI FILM DEL 2018 (PRIMA PARTE)

di Matteo Marescalco

Si tratta, indubbiamente, del nostro colpo di fulmine del 2018. Presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, il film di Bradley Cooper ha conquistato i cuori di pubblico e critici. La definitiva maturità dell'ex rom-com star è ormai acclarata. L'opera prima di Cooper è ubriaca d'amore di una purezza acerba che la rende molto simile ai personaggi che racconta. Jackson Maine è un cantante di successo sul viale del tramonto; Ally è un'aspirante cantante che si esibisce in locali notturni e, durante il giorno, lavora come cameriera. I due si incontrano e la passione finirà per incendiare il cuore di entrambi, lasciano tracce permanenti in quello di Jackson Maine. Lunga vita a questo cinema che lavora al meglio sugli archetipi di genere, che si aggrappa alla luce della propria passione, che nasce, fiorisce e cade, riuscendo a far convivere per magia una stella ed un profondo buco nero. 

Il più grande narratore per immagini del cinema americano contemporaneo è presente nella Top 10+1 dell'anno con ben due film. Il primo è una lezione di cinema civile che, a partire dalla messa in scena, riflette sul concetto di tempo e crea un atto di resistenza nei confronti dell'istantaneità della cultura digitale. In The Post, persino un soggiorno si trasforma nel palcoscenico della Storia, un luogo in cui ogni gesto, dal più palese al meno visibile, contribuisce all'innalzamento della tensione. Il meccanismo di campo e controcampo edifica la geografia degli spazi, puntando tutto sulla centralità dell'essere umano nell'ecosistema della vicenda narrata. E' proprio nel cinismo dell'epoca corrente che Spielberg ricostruisce un cinema come ultimo custode di un bagliore nostalgico che incendia lo schermo e le coscienze di chi guarda.

Il film di Sean Baker è l'esempio più lampante di un cinema che ama i personaggi e le storie che racconta. Nel paesaggio iper-reale portato in scena, l'unico segno di autenticità è da riscontrare nell'indistruttibile vitalità dei personaggi più piccoli che, anche di fronte alla crisi definitiva, non si sottraggono ad un'ultima corsa verso il castello fatato. Un sogno chiamato Florida è un saggio da manuale sul potere della meraviglia che abita l'infanzia in ogni aspetto della quotidianità, una camminata verso un futuro probabilmente impossibile da costruire ma in cui non smettere mai di credere. In fin dei conti, è proprio questo che ogni spettatore dovrebbe fare nei confronti del cinema. 

Il primo lungometraggio animato dedicato a Spider Man spacca gli schermi cinematografici. Straordinario nella resa cromatica che allontana il fotorealismo, il film riesce ad emulare lo stile dei fumetti, inserendo anche onomatopee e pallini tipici della retinatura. L'animazione scatenata va a suon di musica e moltiplica esponenzialmente situazioni, stili e generi diversi. Il film di Lord e Miller dimostra le numerosissime direzioni che possono essere intraprese dall'animazione e le infinite possibilità di sperimentazione che rinnoverebbero ulteriormente uno dei settori più all'avanguardia del mondo del cinema.

C'è ancora lo zampino di Steven Spielberg anche in questo spin-off di Transformers con John Cena e la splendida Hailee Steinfeld. In effetti, il risultato finale è quanto di più vicino ad E.T. si possa immaginare. Questo film rappresenta uno di quei casi in cui gli archetipi, piuttosto che risultare scontati, funzionano come eccellenti pilastri attorno a cui costruire la narrazione. Una ragazza appassionata di motori ha da poco perso il padre. Il suo rapporto con la madre e con il suo nuovo compagno non è dei migliori. La sua vicenda si intreccia con quella di Bumblebee, inviato in California da Optimus Prime in occasione della fuga da Cybertron. Le esistenze dei due esseri si legano reciprocamente e si scopriranno più collegate di quanto si possa immaginare. Non dubitiamo che Bumblebee, in futuro, possa essere considerato un piccolo cult per ragazzi alla stregua de I Goonies!


DRAGGED ACROSS CONCRETE di S. Craig Zahler
Dopo Brawl in cell block 99, il toro scatenato del cinema americano torna alla Mostra del Cinema di Venezia con un altro film che ridisegna il poliziesco/western/neo-noir contemporaneo. Mel Gibson interpreta il ruolo di un poliziotto disincantato a cui bullizzano la figlia e che non ha ottenuto nemmeno una promozione in carriera. Vince Vaughn è il suo collega con parecchi conti in sospeso con la sua fidanzata. I due vengono incastrati da un video mentre compiono violenza nei confronti di un criminale. Ancora una volta, il film di Zahler è una discesa negli inferi dell'animo umano, la registrazione della mutazione caratteriale di personaggi immersi in un contesto retro, che richiama alla memoria le traiettorie del poliziesco anni '80. I silenzi dominano gran parte del film e le esplosioni di violenza giungono inaspettate, esaurendosi in pochissimo tempo. Di sicuro, si tratta del film crepuscolare dell'anno.

*link alla seconda parte della Top 10+1 dei film del 2018

giovedì 20 dicembre 2018

10 (+1) FILM PIU' ATTESI DEL 2019 (SECONDA PARTE)

di Matteo Marescalco


FREAKS OUT di Gabriele Mainetti
Lo chiamavano Jeeg Robot è arrivato con la forza di un fulmine nel contesto produttivo italiano e ha dato una spinta straordinaria al settore cinematografico. A distanza di qualche anno, Gabriele Mainetti è uno dei nomi di punta tra i registi italiani e Nicola Guaglianone uno sceneggiatore di fondamentale importanza, tanto da essere persino incluso nei poster dei film da lui sceneggiati, alla pari con il nome del regista (La befana vien di notte). Un tuffo nel genere che potesse portare in sala target differenti serviva per il cinema italiano. Freaks Out è un progetto ancora avvolto nel mistero e pochissimi dettagli sono trapelati. Il film racconta la storia di quattro personaggi, legati come fossero fratelli, durante il periodo in cui la Seconda Guerra Mondiale si abbatte su Roma. I quattro lavorano in un circo e vorrebbero fuggire oltreoceano. Quando il proprietario del circo nonché loro padre putativo scompare, i quattro freak si trovano in giro per Roma senza un posto in cui andare. Mainetti miscela suggestioni fantastiche e ambientazioni reali. Il parere dei primi compratori internazionali che hanno visto alcune scene pre-montate è estremamente positivo e si è concentrato, soprattutto, sul gigantismo produttivo. Uscita: autunno 2019.

IL PRIMO RE di Matteo Rovere
Altro giovane scatenato del cinema italiano, Matteo Rovere ha calamitato le attenzioni italiane ma non solo con Veloce come il vento, un Fast and Furious all'italiana, con Stefano Accorsi e la giovane Matilda De Angelis e producendo la trilogia di Smetto quando voglio, diretta da Sydney Sibilia. Rovere sostiene la fondamentale importanza di una lunga post-produzione in grado di affinare ulteriormente ogni film. Il Primo Re racconta la storia di Romolo e Remo e della fondazione di Roma. Il film è stato annunciato ad Aprile 2017, a Giugno Alessandro Borghi si è unito al cast nel ruolo del protagonista ed ogni effetto visivo e coreografico è stato interamente realizzato in Italia. Girato interamente con luce naturale e in formato anamorfico, Il Primo Re è recitato in un protolatino precedente a quello arcaico, parzialmente ricreato grazie all'aiuto di numerosi semiologi. Le fonti di ispirazione per la realizzazione del film sono state Revenant, Valhalla Rising, Braveheart e L'ultimo dei Mohicani. Uscita: 31 Gennaio 2019.

AD ASTRA di James Gray
Un ingegnere con una lieve forma di autismo cerca di capire come mai il padre, scomparso 20 anni prima, sia partito per una missione su Nettuno per cercare segni della presenza aliena, senza mai fare ritorno. Per farlo, parte per un viaggio nel sistema solare con la speranza di capire com'è morto il padre. Altro cast d'eccezione che annovera Brad Pitt, Donald Sutherland e Tommy Lee-Jones per l'ultima fatica di James Gray (che torna al cinema dopo Civiltà perduta), autore dei più (in)compiuti drammi umani dell'ultimo ventennio. Il romanticismo di Two Lovers ed il neo-noir de I Padroni della notte si fonderanno con la science-fiction in questo Ad Astra? Chissà! Uscita: Maggio 2019.


US di Jordan Peele
Il 2017 ed il 2018 sono stati due anni straordinari per Blumhouse Productions, reduce dagli straordinari successi mondiali di Split, Halloween (2018) e Get Out. In modo particolare, l'ultimo film si è affermato come il secondo più redditizio mai prodotto dalla casa di produzione di Jason Blum, portando il suo regista e sceneggiatore alla vittoria del Premio Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale. Get Out rivelava il volto subdolo della buona borghesia americana in un crescendo ipnotico in grado di terrorizzare lo spettatore. Us segna il ritorno di Jordan Peele dietro la macchina da presa e racconta le vicende di una madre e di un padre che portano i loro figli alla loro casa al mare, decisi a staccare la spina e a trascorrere del tempo con gli amici. Ma, al calare della notte, la loro serenità si trasforma in tensione e caos quando alcuni visitatori giungono senza essere stati invitati. Uscita: 15 Marzo 2019.

ARTEMIS FOWL di Kenneth Branagh
Artemis Fowl è un geniale dodicenne miliardario che sfrutta il crimine per allargare ulteriormente il suo patrimonio. Quando rapisce una fata per rubarla la magia necessaria a salvare la sua famiglia, non si rende conto di sfidare un potere molto pericoloso. L'avvincente young-adult di Eoin Colfer viene trasposto al cinema da Kenneth Branagh, uno dei principali interpreti teatrali inglesi. Cosa aspettarsi da questo adattamento targato Walt Disney? Speriamo ben poco di Nelle pieghe del tempo e de Lo Schiaccianoci e i quattro regni e qualcosa che, invece, riesca a mantenere lo spirito della saga e delle più straordinaria e mirabolanti avventure disneyane! Uscita: 19 Settembre 2019.

SHAUN VITA DA PECORA: FARMAGEDDON di Will Becher e Richard Phelan
Prodotta dalla Aardman Animations, Shaun, vita da pecora è una serie animata nata nel 2007 ed incentrata su un personaggio minore apparso in Una tosatura perfetta, cortometraggio in claymation dedicato a Wallace & Gromit. Vita da pecora è diventato anche un film nel 2015 e si appresta ad avere il suo sequel: Farmageddon. Questa volta, il gruppo di pecore guidato da Shaun si troverà ad affrontare un'invasione aliena! Le aspettative nei confronti di questa serie muta caratterizzata da un umorismo che basa la propria forza su gag non verbali sono davvero straordinarie! E non dimentichiamo che Aardman Animations ha dato vita anche a Galline in fuga. Quindi? Se non vi fidate, fiondatevi in sala il giorno del prossimo Halloween! Uscita: 31 Ottobre 2019.

10 (+1) FILM PIU' ATTESI DEL 2019 (PRIMA PARTE)

di Matteo Marescalco

GLASS di M. Night Shyamalan
Split aveva rivelato al mondo l'esistenza del cosiddetto Shyamalanverse, un universo narrativo comprendente anche Unbreakable, film che nel 2000 ha ottenuto eccellenti riscontri critici. Terzo episodio della trilogia dedicata alla genesi dei supereroi, Glass ritroverà i personaggi di David Dunn, Elijah Price e di Kevin Wendell Crumb e li farà scontrare per un'ultima volta. In seguito agli eventi di Split, David Dunn insegue la personalità sovrumana di Crumb, nota come La Bestia, in una serie di scontri sempre più intensi. Nel frattempo, l'oscura presenza di Mr. Glass emerge come l'orchestratore che detiene i segreti più nascosti di entrambi gli uomini. Nel 2017, Split ha dato un'ulteriore scossa alla carriera di M. Night Shyamalan, dopo l'ottimo successo ottenuto da The Visit. Glass riuscirà nuovamente a confermare il regista di origini indiane come uno dei talenti più indiscussi del cinema americano? Uscita: 17 Gennaio 2019.


TOY STORY 4 di Josh Cooley
Dopo il commovente addio di Toy Story 3, il cowboy più famoso del mondo animato torna in Toy Story 4, progetto sceneggiato da tutto il team della Pixar. Tra i soggettisti e gli sceneggiatori, infatti, figurano John Lasseter, Andrew Stanton, Pete Docter, Lee Unkrich, Will McCormack e Stephany Folsom. Dopo la partenza di Andy per il college, Woody e i suoi amici giocattoli continuano a vivere nella stanzetta di Bonnie. Tuttavia, l'arrivo di un nuovo giocattolo di nome Forky porterà il cowboy e gli altri verso una nuova ed entusiasmante avventura. Sporky, Ducky e Bunny sono altri tre nuovi ingressi nel mondo di Toy Story. Anche Keanu Reeves si è unito al cast dei doppiatori. Nonostante una serie di problemi produttivi che hanno portato più volte al rinvio, Toy Story 4 è, senza dubbio, uno dei film più attesi della prossima stagione cinematografica. Al posto del compianto Fabrizio Frizzi, a doppiare Woody sarà Angelo Maggi, storico doppiatore di Tom Hanks. Uscita: 27 Giugno 2019.


IT 2 di Andy Muschietti
Nel 2017, la prima parte di IT è andata molto vicino ad aprire la Mostra del Cinema di Venezia. Chissà che il 2019 non sia la volta buona. Nel frattempo, con più di 700 milioni di dollari di incassi, il film di Andy Muschietti si è affermato come l'horror che ha incassato di più nella storia del cinema. Il Club dei Perdenti tornerà al cinema il prossimo Settembre con un cast rinnovato e dai nomi altisonanti (su tutti, Jessica Chastain, James McAvoy, Bill Hader e Xavier Dolan) e con ambizioni e aspettative ben più nutrite. Riuscirà il secondo episodio ad ottenere lo stesso riscontro critico ed economico del precedente episodio? E, soprattutto, sarà in grado di seguire la straordinaria costruzione narrativa del libro di Stephen King? Uscita: 6 Settembre 2019.

C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD di Quentin Tarantino
Fin da quando è stato annunciato il cast, il nuovo film del regista più iconico degli ultimi 20 anni ha calamitato l'attenzione dei media di tutto il mondo. Margot Robbie, Kurt Russell, Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Dakota Fanning, Al Pacino, Scott McNairy, Tim Roth, James Marsden e Lorenza Izzo sono un'eccellente carta di presentazione. A ciò si aggiunge la vicenda narrata. Il film, infatti, è ambientato nella Los Angeles del 1969 e racconta il mondo della capitale dello showbiz americano. Sogni, ambizioni, successo e ricchezza. Le zone d'ombra del mondo di Hollywood caratterizzeranno l'esistenza di Rick Dalton, vecchia star di uno show western, e del suo storico stunt-man, Cliff Booth. Entrambi tentano di sbarcare il lunario in un ambiente che sembra averli dimenticati. I due uomini vivono accanto a Sharon Tate, giovane attrice, moglie di Roman Polanski e futura vittima della Manson's Family. Uscita: 28 Agosto 2019.

AVENGERS: ENDGAME di Anthony e Joe Russo
Da Captain America: The Winter Soldier, i Fratelli Russo ne hanno fatto di strada! I due hanno diretto Avengers: Infinity War, l'ultimo capitolo dedicato ai Vendicatori nonché uno dei cinecomic più acclamati di tutti i tempi. Il film, debitore della tragedia greca, riesce a shakerare stili diversi e a raggiungere vertici estremi di pathos. Senza dubbio, Endgame è uno dei titoli più attesi dell'anno perché rappresenta la chiusura della Fase Tre del MCU, lo straordinario universo narrativo dedicato al mondo dei fumetti Marvel. Dopo il commovente epilogo di Infinity War, che sorte attende i nostri eroi preferiti? Ben presto lo scopriremo! Uscita: 24 Aprile 2019.

*link alla seconda parte della classifica

venerdì 5 ottobre 2018

DONNE, MEMORIA E CINEMA DEL REALE: LE TRE PAROLE D'ORDINE DI UNA FESTA DEL CINEMA DI ROMA CHE ACCANTONA LA MODESTIA E CERCA LO SCONTRO CON VENEZIA

di Matteo Marescalco

*pubblicato per Cinemonitor: http://www.cinemonitor.it/37735-festa-del-cinema-di-roma-locale-o-meno-il-cinema-incontra-la-citta/

Si è svolta stamattina la conferenza stampa di presentazione della prossima edizione della Festa del Cinema di Roma, giunta, tra alti e bassi, alla sua 13esima edizione. Una Sala Petrassi gremita di giornalisti ha assistito al dialogo tra Laura Delli Colli, vice presidente della Fondazione Cinema per Roma, e Antonio Monda, il direttore artistico della manifestazione, giunto al primo anno del suo secondo mandato (che equivale al quarto anno totale di lavoro).

Come sempre, la presentazione si è sviluppata in modo agile e dinamico. Monda ha sottolineato ancora una volta l’importanza della parola “festa” nell’ecosistema della manifestazione cinematografica romana, in grado di ospitare nello stesso giorno Fiorello e Don DeLillo, Fabio Rovazzi e Donna Tartt. Insomma, siamo molto lontani dalla sobria eleganza della Mostra del Cinema di Venezia targata Alberto Barbera. 

La risposta di Monda alle dichiarazioni del direttore veneziano (‹‹Roma è una festa locale››) non si è fatta attendere: ‹‹Stimo Alberto Barbera, mi sono arrivati i suoi complimenti ma devo dire che uno scivolone del genere, da una persona come lui, non me lo aspettavo. È difficile definire Tom Hanks, Meryl Streep, Cate Blanchett e Martin Scorsese come personaggi locali››. E ancora qualche frecciatina sui budget dei due festival (‹‹Cosa invidio a Venezia? La storia e il budget a disposizione››), sulla costante presenza in Laguna dei film che domineranno la successiva edizione degli Academy Awards (‹‹Tutti dicono che i film che vinceranno gli Oscar vanno sempre a Venezia. Ma quando mai? A Roma abbiamo avuto Moonlight, I, Tonya e Manchester by the sea››) e sui colpacci della recente edizione veneziana (‹‹Ho visto A star is born a Venezia. È stato divertente››). Insomma, i soliti screzi tra grandi condottieri. Sta di fatto che, se lo spettro della dimensione locale e della povertà di presenze divistiche sul red carpet continua ad aggirarsi presso gli ampi spazi dell’Auditorium, un motivo ci dev’essere. Monda, infatti, sorvola ancora sulle grandi star confermate (‹‹Reputo davvero triste la domanda sugli ospiti che sfileranno sul red carpet››) e si sofferma sui grandi ospiti che saranno presenti durante la kermesse semplicemente per incontrare il pubblico e non per accompagnare o promuovere un film in uscita.

Come al solito, le sezioni si articolano in: Selezione Ufficiale, Tutti ne parlano, Eventi Speciali, Incontri Ravvicinati, Preaperture, Omaggi e Restauri, Retrospettive, Riflessi, Film della nostra vita e Altri eventi della Festa.

Iniziamo dalla Selezione Ufficiale. Svettano 7 Sconosciuti a El Royale, neo-noir di Drew Goddard (geniale regista di Quella casa nel bosco nonché sceneggiatore di Cloverfield e di The Martian) che verrà accompagnato a Roma da Dakota Johnson. Sette estranei si incontrano in un fatiscente hotel al confine tra California e Nevada. Nessuno dei sette è chi dice di essere. Il film aprirà la prossima edizione della Festa. Beautiful boy di Felix Van Groeningen raccoglie il talento attoriale di Timothée Chalamet e l’istrionismo di Steve Carell in un dramma sul difficile rapporto tra padre e figlio tossicodipendente. Grande attesa per il nuovo progetto di Michael Moore (che terrà anche un Incontro Ravvicinato con il pubblico romano), Fahrenheit 11/9, data dell’elezione di Donald Trump come 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Altra presenza confermata è quella di Claire Foy, che prenderà parte alla Festa per Millennium: Quello che non uccide, nuovo adattamento sul personaggio di culto Lisbeth Salander, diretto dal giovane Fede Alvarez, già regista dell’ottimo trap-movie Man in the dark

Due titoli cattureranno l’attenzione degli amanti del cinema di genere. Stiamo parlando di Halloween di David Gordon Green, l’attesissimo ultimo capitolo della saga creata da John Carpenter che vede il ritorno di Jamie Lee Curtis e di Il mistero della casa del tempo, una commedia horror dallo spirito Amblin diretta da Eli Roth e con un cast da urlo (Cate Blanchett, Jack Black, Lorenza Izzo e Kyle Maclachlan). Asso nella manica dell’edizione è Se la strada potesse parlare, che segna il ritorno di Barry Jenkins alla Festa che ha portato fortuna al suo Moonlight. E ancora Kursk di Thomas Vinterberg, i primi due episodi di The little drummer girl, serie-tv di Park Chan-wook, The old man & the gun, il film che segna l’addio alla recitazione di Robert Redford, Stanlio e Ollio, che sarà accompagnato a Roma proprio dai due protagonisti, John C. Reilly e Steve Coogan, e They shall not grow old, documentario di Peter Jackson sulla Prima Guerra Mondiale.

La sezione Tutti ne parlano presenta il buon successo di critica diretto da Joel Edgerton, Boy Erased, dramma sull’omosessualità con Lucas Hedges, Nicole Kidman e Russel Crowe. Tra gli Eventi Speciali, sottolineamo la presentazione, in chiusura di Festa, di Notti magiche di Paolo Virzì.

Passiamo adesso agli Incontri Ravvicinati. Su tutti, svetta il nome di Martin Scorsese, protagonista di diverse attività. Il regista americano sarà premiato da Vittorio Taviani, incontrerà il pubblico della Festa e gli studenti delle università romane, presenterà la proiezione di San Michele aveva un gallo, omaggio a Paolo Taviani e al fratello, e sarà ospite di una serata esclusiva presso Villa Medici. Poi, la musa del cinema europeo, Isabelle Huppert sarà protagonista di un altro incontro con il pubblico e riceverà il premio alla carriera dalle mani di Toni Servillo, suo compagno di set per Bella addormentata. Anche Cate Blanchett calcherà le assi dell’Auditorium, oltre a Mario Martone, Michael Moore, Thierry Frémaux (che dirà la sua sulla polemica Cannes-Netflix), Alba ed Alice Rohrwacher, protagoniste di un incontro a due. E ancora Giuseppe Tornatore, Sigourney Weaver e la star della letteratura americana Jonathan Safran Foer.

Cosa resta? Di sicuro una straordinaria varietà ed ampiezza di vedute, oltre ad una netta diffusione territoriale che consente a molti film di uscire dalla zona dell’Auditorium Parco della Musica. Ma, non ce ne vogliano Monda e la sua Festa, cercare lo scontro continuo con la Mostra del Cinema di Venezia e rispondere a tono ad ogni minima polemica non sembra, a detta di chi vi scrive, il modo più saggio per costruire un festival di cinema che sappia dotarsi di una sua identità. Venendo meno la forza della modestia, rischia di collassare anche una selezione che potrebbe apparire come una somma indiscreta e vulcanica di prodotti in fin dei conti mediocri e privi di progettualità complessiva. Piuttosto, l’augurio è che la Festa del Cinema di Roma sappia ritagliarsi il suo spazio (che, programmi alla mano, è quello di una festa locale per film proposti ed organizzazione dei luoghi) in autonomia, cercando di evitare screzi poco utili, lavorando a testa bassa e provando a vergognarsi un po’ meno di sé stessa.

Per ogni approfondimento, è possibile consultare il sito ufficiale della manifestazione: http://www.romacinemafest.it/.
 
*pubblicato per Cinemonitor: http://www.cinemonitor.it/37735-festa-del-cinema-di-roma-locale-o-meno-il-cinema-incontra-la-citta/

mercoledì 4 luglio 2018

ORTIGIA FILM FEST: TUTTO PRONTO PER LA DECIMA EDIZIONE!

di Matteo Marescalco

Per il decimo anno consecutivo, la splendida cornice di Ortigia ospiterà il festival del cinema siracusano principalmente dedicato alle opere prime e seconde italiane. Dal 9 al 15 Luglio, l'Arena Minerva, a lato di Piazza Duomo, l'Arena Logoteta, situata nel cuore della Giudecca, il Meeting e Info Point Casina Minniti e l'ex Convento San Francesco d'Assisi ospiteranno proiezioni di lungometraggi, cortometraggi, documentari ed eventi speciali. 

La Giuria Ufficiale Opere prime e seconde vede la partecipazione di Rachid Benhadj, Paola Mammini e Sabrina Impacciatore; a comporre la Giuria del Concorso Internazionale Cortometraggi saranno Danila Confalonieri, Maurizio Marchitelli e Donatella Finocchiaro. 

La preapertura del Festival si terrà Domenica 8 Luglio alla presenza della madrina, Matilda De Angelis, e di Marco Giallini che dialogherà con Stefano Amodio in un incontro pubblico. Durante il pomeriggio, sarà anche inaugurata la mostra 10 anni di OFF e oltre 100 anni di cinema, che vedrà protagoniste le immagini dei manifesti del festival che si sono susseguiti fino ad oggi. In collaborazione con il CSC e con il Museo del Cinema di Siracusa, un'intera sezione della mostra sarà dedicata a proiettori e cineprese d'epoca.

La sezione Opere prime e seconde italiane ospiterà la proiezione di Hotel Gagarin di Simone Spada, di Vengo anch'io di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase e di Tito e gli alieni di Paola Randi (che abbiamo intervistato qualche settimana fa). Ad arricchire ulteriormente la sezione saranno anche Manuel di Dario Albertini (passato dall'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia), Nove lune e mezzo di Michela Andreozzi e Youtopia di Berardo Carboni.  

Tra le novità della decima edizione di OFF, merita di essere attenzionata la sezione Cinema e Musica. Al suo interno, Peppe Cubeta e Mario Venuti presenteranno CIMENA-il mio primo film postumo; toccherà a Nelson, Dario Sansone e Luigi Scialdone introdurre Ammore e malavita e Gatta cenerentola. Oltre alla già citata mostra 10 anni di OFF e oltre 100 anni di cinema e all'incontro con Marco Giallini, la sezione Eventi Collaterali ospiterà anche la presentazione di Non me lo chiedete più, romanzo di Michela Andreozzi, con la partecipazione dell'autrice, di Donatella Finocchiaro, Caterina Murino e Laura Delli Colli, e di Non puoi sapere anche l'amore di Paola Mammini. In Faccia a faccia con il giovane cinema europeo, Stefano Amadio e Carola Proto dialogheranno con Berardo Carboni, Matilde Barbagallo, Nelson, Marina Stepanska, Al Ferjani e Paola Randi. Nell'ambito di Faccia a faccia con il cinema italiano, Andrea Purgatori converserà con Sabrina Impacciatore, Simone Spada, Maria Di Biase, Corrado Nuzzo e Barbora Bobulova.

Vetrina Documentari, Cinema Women ed Eventi Speciali vanno ad arricchire il programma di un Festival che, negli ultimi anni, è riuscito a costruirsi un'identità ben delineata, in grado di scandagliare non soltanto il contesto nazionale ma anche di allargare il proprio sguardo su zone periferiche e di confine. Per ogni approfondimento, si rimanda al sito ufficiale del festival: http://ortigiafilmfestival.com/2018/. L'appuntamento è per l'8 Luglio, ci vediamo ad Ortigia!