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martedì 2 ottobre 2018

PIPPO MEZZAPESA E SERGIO RUBINI PRESENTANO A ROMA IL BENE MIO. IL RESOCONTO DELLA CONFERENZA STAMPA

di Matteo Marescalco

*articolo pubblicato per Cinemonitor: http://www.cinemonitor.it/37723-il-bene-mio-la-conferenza-stampa/

Quello di Pippo Mezzapesa è un nome del tutto singolare e decisamente non ignoto ai professionisti di settore. Il giovane regista bitontino, infatti, ha vinto il David di Donatello al Miglior Cortometraggio nel 2004 per Zinanà, ha ottenuto la menzione speciale ai Nastri d’Argento 2006 con il suo terzo corto, Come a Cassano, ha vinto ancora il Nastro d’Argento per il Miglior Corto nel 2014 per SettanTA e ha presentato alla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma il lungometraggio Nel paese delle spose infelici, ottenendo ampi consensi. 

All’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Mezzapesa ha presentato come Evento Speciale Fuori Concorso nell’ambito della sezione delle Giornate degli Autori il suo ultimo lavoro, Il bene mio, con Sergio Rubini come protagonista. Il film racconta la storia di Elia, ultimo abitante di Provvidenza, borgo fantasma distrutto da un terremoto. L’uomo rifiuta di abbandonare il luogo avvolto dal silenzio e gonfio d’assenza, a differenza del resto della comunità che, trasferendosi a Nuova Provvidenza, ha preferito dimenticare l’accaduto. Elia resiste, contro tutto e contro tutti; la sua è una lotta contro la rimozione del ricordo. D’un tratto, nel paese deserto, inizia ad avvertire una strana presenza. A nascondersi tra le macerie della scuola in cui, durante il terremoto, perse la vita la moglie di Elia, è Noor, una giovane rifugiata. Sarà proprio lei a mettere l’uomo di fronte ad un’inesorabile scelta. 

Secondo Pippo Mezzapesa: ‹‹Il pilastro portante del film è la memoria ed il bisogno di recuperarle attraverso la fiaba. Il bene mio è nato dalla voglia di raccontare la lotta di un uomo che non vuole abbandonare il suo paese e che ha deciso di elaborare il dolore restando aggrappato a quelle pietre e raccogliendo i piccoli oggetti che rappresentano la quotidianità di ognuno di noi. Elia vuole ricostruire una comunità che, invece, ha preferito dimenticare. Il nostro intento è quello di raccontare un personaggio che lotta. Non si tratta del classico eremita che ha scelto di isolarsi e di dimenticare il mondo. Tutt’altro, Elia è un personaggio vitale e solare che rifugge l’idea di morte e che, anzi, vorrebbe riportare la vita in quel luogo››.

Ad interpretare Elia è Sergio Rubini, volto iconico del cinema italiano. L’attore ha detto di aver scelto di lavorare con Mezzapesa per la singolarità e la purezza della sua estetica, frutto di uno sguardo autentico e saggio: ‹‹Il bene mio è un film unico. Purtroppo, negli ultimi anni, l’idea di prodotto replicabile ha fatto perdere il gusto di sperimentare. Il cinema, invece, è una continua ricerca artistica. Difficilmente leggo nel dettaglio le sceneggiature che mi arrivano. Preferisco, piuttosto, immaginare quello che verrà, pensare al rapporto che avrò con i realizzatori del film durante le riprese. Il cinema non è assolutamente in crisi, farlo coincidere con la sala è una cosa molto pericolosa. Non è che quando hanno chiuso le sale porno, la gente ha smesso di eccitarsi. Lo ha semplicemente fatto su altri supporti. Noi dobbiamo prendere coscienza di questo spostamento di supporto. Il cinema non morirà mai perché il bisogno di storie è incessante ed immortale››.

Ad aver scatenato la fuga della comunità dal borgo è stato un evento naturale. Il terremoto entra come grande rimosso nel tessuto filmico. ‹‹Il terremoto ha valore fisico e metaforico. Si parla di crolli, di dolore e di diversi modi di affrontarlo. Per Elia, è fondamentale recuperare perché non esiste un domani senza la conoscenza di ciò che si è stati. Il terremoto è stato l’agente fisico che ha disgregato la comunità di Provvidenza e ognuno è animato da ragioni comprensibili. Anche il sindaco, che vuole rimuovere tutto e che sembra un personaggio negativo, lo fa perché non riesce a sostenere il peso del dolore. Ciò che conta è che la comunità riesca ad esorcizzare il dramma e a ritrovare sé stessa. Elia è un po’ il pastore del borgo, colui che cerca di ricucirla attraverso la memoria e i frammenti di vita di ognuno. Lui e Noor vogliono aprire i confini ed infrangere i limiti›› ha detto il regista.

Mezzapesa ha anche dichiarato l’estrema importanza che i paesi fantasma realmente esistenti da Roma in giù hanno avuto sull’esistenza del film: ‹‹Ho cercato la location ideale che mi potesse restituire il paese visitando tanti luoghi disabitati lungo la dorsale appenninica. Alla fine, abbiamo scelto di girare tra Apice Vecchia e Gravina in Puglia. Apice è un paese vicino Benevento che ha davvero subito la sorte a cui il sindaco vorrebbe condannare anche Provvidenza. Per noi era fondamentale girare in un borgo del genere. Difficilmente, un paese abbandonato è ricostruibile. Gli mancherebbe l’autenticità del suo silenzio››.

Il bene mio di Pippo Mezzapesa annovera nel cast anche Sonya Mellah, Dino Abbrescia, Francesco De Vito, Michele Sinisi, Caterina Valente e Teresa Saponangelo. Il film sarà distribuito da Altre Storie a partire dal 4 Ottobre. 

lunedì 12 marzo 2018

METTI LA NONNA IN FREEZER

di Matteo Marescalco

Metti la nonna in freezer. In epoca pentastellata, l'attesa del tanto ambito reddito di cittadinanza potrebbe spingere ad un'azione così surreale ed orrorifica che, a detta del produttore Nicola Giuliano, è realmente avvenuta in un paese nei pressi di Cuneo. Incredibile ma non troppo, il cinema anticipa sempre la realtà che, a sua volta, riesce a praticare una serie di rilanci a cui è difficile prestar fede.

Simone Recchia è un finanziere incorruttibile e maldestro che dedica tutta la sua vita al lavoro. Non prende ferie da anni, è divorziato ed è responsabile delle più creative retate degli ultimi tempi. Quando meno se lo aspetta, si innamora di Claudia, una giovane restauratrice la cui ditta continua ad esistere grazie alla pensione della nonna. Per evitare la bancarotta, a causa della morte improvvisa dell'anziana signora, Claudia e le sue amiche pianificano una truffa per continuare ad incassare la pensione e fingono che la nonna sia ancora viva. Travestimenti, equivoci ed ingegnose bugie sono soltanto alcuni degli ingredienti che animano questa divertente commedia degli equivoci.

La dichiarazione più interessante in relazione al film è stata fatta dallo sceneggiatore Fabio Bonifacci durante la conferenza di presentazione alla stampa. L'obiettivo dei registi (Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, qui al loro secondo lungometraggio) non era quello di denunciare un problema ma semplicemente di raccontare una storia basata sulla struttura narrativa della black comedy. L'intento fallisce parzialmente durante la prima parte del film che aderisce in modo esageratamente blando agli stereotipi della più tradizionale commedia italiana recente ma subisce una straordinaria correzione in corsa con lo sviluppo del racconto.

Il montaggio si fa sempre più frenetico e le scene si susseguono attraverso uno strettissimomeccanismo di causa-effetto che detona in corrispondenza dei momenti giusti. Ovviamente, il nucleo della storia ruota attorno alla paradossale decisione di Claudia e delle sue due amiche: congelare la nonna e non dichiarare la sua morte per mantenere la pensione. Attorno ad una questione sociale di fondamentale importanza (la disoccupazione e la difficoltà dei giovani a sbarcare il lunario) è costruito un meccanismo narrativo avvincente ed emozionante che strizza l'occhio alle passioni cinematografiche dei due registi. Le situazioni grottesche sono inanellate a ritmi forsennati che sfruttano la bravura dei due interpreti principali (Fabio De Luigi e Miriam Leone) e di alcuni comprimari di razza (Marina Rocco, Lucia Ocone ed Eros Pagni). La farsa è decisamente ben orchestrata perché non si sofferma sugli aspetti più stantii della commedia sociale ma consente allo spettatore di assaporare il piacere di un racconto ben costruito ed elettrizzante.

lunedì 20 novembre 2017

CONFERENZA STAMPA COCO

di Matteo Marescalco

Due anni dopo l'arrivo di Pete Docter a Roma in occasione della presentazione stampa di Inside Out, giunge nella capitale un altro membro dei Pixar Studios. Stiamo parlando di Lee Unkrich, regista di Toy Story 3 e produttore esecutivo e co-regista di molti altri film dello studio di animazione digitale americano. In questo suo tour europeo, Unkrich è stato accompagnato da Darla K. Anderson, produttrice ed addetta alla supervisione dei film Pixar.

In un variopinto villaggio messicano fervono i preperativi in occasione del Dia de los muertos, una particolare forma di celebrazione tipica della cultura sudamericana che si colloca tra l'1 ed il 2 Novembre. Il dodicenne Miguel si getta a capofitto nei festeggiamenti, strimpellando la sua chitarra e coltivando il sogno di poter suonare, un giorno, dinnanzi a platee ben più ampie. La famiglia, tuttavia, a causa di un'antica maledizione, gli impedisce di suonare e di seguire la sua passione. Proprio nel giorno della festa che celebra i morti, Miguel trafuga la chitarra del suo cantante preferito. Questo atto lo trasporterà in un universo magico dalle tinte orrorifiche: il ragazzino si troverà catapultato nel mondo dei morti. Come uscirne?

La prima domanda in conferenza rimarca la somiglianza tra Coco, La sposa cadavere di Tim Burton (e, in genere, l'intero immaginario burtoniano) e Il libro della vita di Jorge R. Gutierrez (che annovera Guillermo del Toro tra i produttori). «Su Tim Burton, sapevamo benissimo quando abbiamo iniziato a lavorare su questo film, che, avendo a che fare con scheletri, automaticamente saremmo stati correlati a lui. Noi abbiamo provato a differenziarci, creando personaggi belli da guardare ed interessanti. E abbiamo aggiunto gli occhi che sono una sorta di finestra sulla loro anima. Per quanto riguarda Il libro della vita, si è trattato di una mera coincidenza. Abbiamo iniziato a lavorare su Coco ben sei anni fa, ovvero due anni prima dell'uscita del film di Gutierrez. In giro ci sono tantissimi film sul Natale quindi non capisco perché non ci possano essere più film dedicati al Dia de los muertos. Noi abbiamo visto e apprezzato il suo film e lui ha visto e apprezzato il nostro. La storia è completamente diversa».

«Voi della Pixar avete girato un film su un evento fondamentale della cultura messicana e lo avete presentato in anteprima mondiale proprio in Messico. Considerando il fatto che avete un presidente che vuole costruire un muro con il Messico, mi sembra una bella dichiarazione di intenti». Secondo il regista: «Abbiamo lavorato su Coco per sei anni. Ed il mondo, sei anni fa, era ben diverso da quello che è oggi. Sin dall'inizio, l'idea era quella di lavorare su un film che fosse prova del nostro profondo amore nei confronti del popolo messicano e della sua cultura. Ci auguriamo che possa contribuire a costruire un ponte. L'obiettivo era mostrare la ricchezza di questa cultura, sperando che si possano dissolvere le molte barriere artificiali frapposte».

Per quanto riguarda i dettagli dell'animazione, mai così fotorealistica (in molte scene, l'impressione è quella di assistere ad un film in live action), l'attenzione si è concentrata sul personaggio di Dante, il cane di Miguel: «La lingua di Dante è completamente incontrollabile, indipendente dal suo volere. Si tratta di una razza particolare e specifica del Messico. Risale a migliaia di anni fa ed è parte della cultura azteca. Il gene del dna di questa razza controlla crescita del pelo e crescita di denti. Per questo motivo, in Messico ci sono parecchi cani senza pelo e senza denti. Non avendo denti, la lingua non riesce ad essere trattenuta. Per quanto riguarda la tecnologia usata, è la stessa che abbiamo utilizzato per la realizzazione dei tentacoli di Hank di Alla ricerca di Dory».

Nel 2013, Coco fu al centro di una controversia relativa alla registrazione, come marchio commerciale, da parte della Walt Disney Company della frase Dia de los Muertos. La comunità messicana negli Stati Uniti non tardò a manifestare il disaccordo, convinta che si trattasse di appropriazione indebita, da parte della Disney, di usi e tradizioni messicane. Lee Unkrich ha ricordato l'accaduto: «Dia de los Muertos è stato uno dei primi titoli che abbiamo preso in considerazione per il film. Poi, a seguito dell'episodio con la comunità latina, ci siamo affranti molto e abbiamo cercato altre strade da percorrere. Tutto ciò, però, ha finito per dare un effetto positivo alla realizzazione. Abbiamo ingaggiati altri esperti e consulenti che, alla fine, probabilmente, ci hanno reso possibile realizzare un film migliore di quello che avevamo in mente».

Coco, diretto da Lee Unkrich e distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures, arriverà nelle sale italiane dal 28 Dicembre. Il nostro consiglio è quello di affollare completamente i cinema!

lunedì 16 ottobre 2017

CONFERENZA STAMPA LA BATTAGLIA DEI SESSI

di Matteo Marescalco

Questa mattina, l'hotel The Westin Excelsior di Via Veneto ci ha ospitati in occasione della conferenza stampa di La battaglia dei sessi, il film con cui Jonathan Dayton e Valerie Faris tornano alla regia, cinque anni dopo Ruby Sparks.

Girato in pellicola 35mm per riprodurre i colori e la consistenza degli anni '70, La battaglia dei sessi è incentrato sulle figure di Billie Jean King, tennista californiana che si batte per ottenere, a parità di mansioni, la stessa retribuzione degli uomini, e di Bobby Riggs, ex campione ormai in pensione. Riggs, maschilista convinto, decide di sfidare a tennis Billie Jean King per dimostrare, una volta per tutte, che gli uomini sono superiori alle donne per resistenza fisica e mentale e che, quindi, in tal modo, meritano una retribuzione maggiore delle donne. Il 20 Settembre 1973 scendono in campo i due campioni e va in scena una delle partite di tennis più famose della storia: la battaglia dei sessi.

Nel film, i due protagonisti, Emma Stone e Steve Carell, interpretano due campioni del tennis, Billie Jean King e Bobby Riggs. Secondo i registi: «Steve ed Emma hanno compiuto un ottimo lavoro sui personaggi. Per noi, prima di ogni cosa, era importante rappresentare il gioco del tennis. Abbiamo visionato molte partite del periodo. Ovviamente, per quanto Emma e Steve fossero bravi, non potevano mai raggiungere la stessa perfezione di un vero tennista. Abbiamo usato controfigure ma anche loro hanno dovuto visionare i match dell'epoca per riprodurre lo stile dei tennisti degli anni '70».

Sulla scelta di girare in pellicola, ha speso qualche parola Valerie Faris: «Abbiamo girato in 35mm. E' stato molto importante per noi poter ricreare la ricchezza dei colori e l'atmosfera degli anni '70. Conferire al film il giusto aspetto e la giusta sensazione era un nostro grande obiettivo. Le bobine da 11 minuti, poi, ci imponevano la necessità di una maggiore concentrazione. Abbiamo anche utilizzato obiettivi e zoom che si usavano in quegli anni, per una maggiore esigenza di realismo». In relazione al quesito sulla scelta degli attori, Jonathan Dayton ha detto: «Steve ed Emma sono subito stati la nostra prima scelta. Siamo stati molto felici di lavorare con loro. Riguardo, invece, al trattamento che abbiamo riservato a Bobby Riggs (il personaggio interpretato da Steve Carell, ndr), abbiamo voluto seguire la filosofia di Billie Jean: rispettare l'avversario. Oggi viviamo in un mondo estremamente polarizzato, tutti puntano il dito contro qualcuno e urlano contro il nemico. Noi abbiamo voluto rispettare l'avversario e non sottovalutare le sue capacità. Dopo questo match, infatti, Billie Jean e Bobby sono diventati amici».

E, ancora, sulla verosimiglianza nella rappresentazione delle partite di tennis: «Abbiamo studiato i match originali. Abbiamo utilizzato un consulente nel campo del tennis perché giochiamo a tennis da dilettanti e, ovviamente, non siamo a tal punto esperti. Diciamo che ci ha aiutati per quanto riguarda la regia, il design e le modalità di ripresa del match. Il vero allenatore di Bobby Riggs, tra l'altro, ha aiutato Carell a seguire lo stile di Bobby. Ci teniamo a precisare anche che tutte le scene che vedrete sono reali. Non ci sono immagini generate in CG».

L'aspetto interessante del film (su cui ci soffermeremo maggiormente nella recensione) riguarda il fatto che al centro de La battaglia dei sessi non vi sia unicamente lo scontro uomo/donna ma che entrino in ballo una serie di argomenti secondari in relazione allo scontro mediatico, al modo in cui la moda contribuiva a costruire le figure dei tennisti e, soprattutto, alla rappresentazione di sé. A tal proposito ha detto la Faris: «La complessità della storia ci ha completamente rapiti. Gli aspetti presenti nel film sono davvero numerosi: le vicende personali di Billie Jean, quello che lei viveva in privato, il modo in cui il suo matrimonio si stava sviluppando ed il fatto che, nonostante le problematiche private, Billie continuasse a lottare per i pari diritti delle donne. E' stato interessante intrecciare questi vari aspetti. Volevamo, inoltre, attirare anche un pubblico quanto più ampio possibile, formato non soltanto da chi ritiene che sia necessario dare alle donne pari trattamento economico. Volevamo favorire nelle persone una migliore comprensione delle questioni trattate. Quindi, diciamo che bilanciare i vari aspetti è stata la difficoltà maggiore perché noi volevamo evitare che si trattasse di un semplice film sul tennis. Ma anche che si trattasse di un semplice film su Billie Jean King. La battaglia dei sessi parla di Billie, di Bobby e del modo in cui tutte le persone riescono a trovare l'amore. Billie era costretta a vivere in una contesto che reprimeva l'omosessualità. La cultura dell'epoca l'aveva spinta a mantenere quel segreto».

La battaglia dei sessi, diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, arriverà al cinema il 19 Ottobre, distribuito da 20th Century Fox.

domenica 18 dicembre 2016

INCONTRO CON M. NIGHT SHYAMALAN

di Matteo Marescalco

-Le persone si dividono in due gruppi. Se hanno un'esperienza positiva, per il primo gruppo non è solo fortuna o pura coincidenza. E' un segno. La prova che qualcuno lassù li protegge. Per il secondo gruppo, si tratta solo di fortuna, di un evento propizio-. 

A primo acchito, potrebbe sembrare esagerato introdurre quanto sto per raccontarvi con questa frase tratta da Signs. Eppure... 
Il 15 Luglio scorso ho portato a termine il mio percorso di laurea triennale in Arti e Scienze dello Spettacolo, Facoltà di Lettere e Filosofia, alla Sapienza di Roma con una tesi sul cinema di M. Night Shyamalan. Ho applicato al mio lavoro gli strumenti dell'analisi del film, dedicandomi con particolare attenzione al sottotesto dei film del regista di Filadelfia, come una rete di relazioni simboliche che garantiscono il piano della significazione e il meccanismo dell'intreccio, delle componenti formali e dell'immaginario. Ho preso in considerazione il carattere autoriale di Shyamalan, che cura personalmente ogni aspetto della produzione e della realizzazione dei suoi lavori e che ha utilizzato le articolazioni di genere (thriller, horror e fantascienza) come costrutto culturale per costruire complesse forme drammatiche. Da Lady in the water e dallo studio della sua struttura morfologica e della costruzione fiabesca, sono passato a The Village, che ho analizzato per delineare le differenze tra nucleo familiare e societario e per un'analisi sociologica del contesto, per la quale mi sono avvalso delle riflessioni di David Lyon e Zigmunt Bauman sulla moderna società liquida e sulle metodologie di sorveglianza. Infine, hanno trovato spazio anche la costruzione della suspense e delle dinamiche dello sguardo in Signs e i meccanismi epistemologici dei Mind-Game Film. Con un'irremovibile consapevolezza che lega l'intera produzione di M. Night Shyamalan: la necessità del racconto e della fede in esso come modalità di organizzazione della conoscenza umana e degli eventi vissuti in un contesto temporale che, solo in virtù di ciò, diviene pienamente comprensibile.  

L'1 Dicembre ho scoperto che il 15 dello stesso mese (guarda caso, esattamente 5 mesi dopo essermi laureato, il 15 Luglio) M. Night Shyamalan sarebbe venuto a Roma, in occasione di un fan screening di Split al Cinema Barberini. Tutto ciò avrebbe voluto dire non soltanto chiudere, in un certo senso, un cerchio di natura accademica ma soprattutto realizzare un sogno che coltivo fin da piccolo, quando mi lasciai pesantemente suggestionare dalla prima visione del magnetico Signs. Da quel momento ho usurato il dvd per le ripetute seguenti visioni. Grazie a Shyamalan, il mio rapporto con il cinema ha avuto inizio ed il mio approccio ai film ed ai registi è diventato sistematico. E, in effetti, il 15 Dicembre, dopo una lunga attesa durata due settimane, fatta di vero e proprio stalking nei confronti dell'ufficio stampa della Universal Pictures International Italy (a tal proposito, non finirò mai di ringraziare la gentile e disponibile Cristina Casati), l'atteso incontro è avvenuto. Ho avuto modo di scambiare qualche battuta con Night, di mostrargli la tesi, di ricevere un autografo con dedica (sintesi di tantissime emozioni e significati che vanno oltre i suoi film stessi) e di fare una foto insieme a lui. La situazione si è fatta surreale nell'esatto momento in cui è stato lui a chiedermi una foto con me e la mia tesi. Pensare che una foto con Shyamalan, me e la mia tesi sia nel suo smartphone (e sia stata postata, pochi giorni dopo, sul suo profilo Twitter) genera un terremoto emozionale che mi travolge in pieno. Per completare il quadro dell'evento, considerate anche il fatto che, da studente fuori sede, sarei dovuto tornare a casa in aereo proprio la mattina del 15 Dicembre (ragion per cui, se avessi acquistato i biglietti per quella data, avrei perso l'incontro con Shyamalan). Ma una serie di fortuite circostanze ha fatto in modo che io non potessi acquistare il volo di ritorno per quel giorno. Dopo pochi minuti, sarebbe stata diffusa online la notizia del fan screening romano. 

Comprendete, adesso, il senso della citazione iniziale? Durante la masterclass, il cineasta si è dimostrato estroverso e desideroso di interagire con il pubblico. Ha risposto a molte domande degli ospiti in sala e ha svelato tratti del suo carattere e della sua vita sconosciuti ai più. Insomma, i ringraziamenti a Cristina, che ha fatto sì che avvenisse l'incontro, e alla Fondazione Cinema per Roma che, in collaborazione con la già citata Universal Pictures International Italy, ha organizzato la masterclass e la proiezione sono doverosi. 

Per ulteriori dettagli sulla masterclass e per la recensione di Split, che arriverà in sala il 26 Gennaio grazie a Universal Pictures, vi rimando al prossimo articolo che sarà pubblicato a breve!

lunedì 27 giugno 2016

GHOSTBUSTERS: LA CONFERENZA STAMPA

di Matteo Marescalco

Questa mattina, alla Casa del Cinema di Roma, si è tenuta la proiezione stampa di Ghostbusters e, a seguire, la conferenza con il regista Paul Feig, già noto per Le amiche della sposa, Corpi da reato e Spy. Con piglio da englishman, nonostante la nazionalità americana, Feig, battuta pronta ed ampio sorriso, ha risposto a tutte le domande, affrontando anche quelle sulle spinose difficoltà produttive incontrate nella realizzazione del film, reboot della versione del 1984 diretta da Ivan Reitman. Di seguito, il resoconto della conferenza.

Più che un film sugli acchiappafantasmi, ho trovato il suo Ghostbusters un film incentrato su geeks e freaks. Quindi, è stato mosso più da questo interesse che dal realizzare un remake del film originario?
Certo. Posso raccontare soltanto le storie che sono in grado di raccontare. Quelle con persone outsider e sminuite come protagoniste. Le protagoniste del film sono in grado di difendere la città dai fantasmi e, nonostante ciò, continuano ad essere definite pazze. Mi piaceva l’idea di queste persone che continuano a credere in qualcosa. Mi piace anche una di loro che, pur avendo visto un fantasma, si allontana da ciò perché è stanca di sentirsi definire pazza. Il mio obiettivo era di fare una commedia e non un film drammatico.
Dan Aykroyd voleva realizzare un sequel ma non trovava una produzione. Com’è andata la vicenda? Ci descrivi il percorso produttivo?
Dan è sempre stato il mio eroe comico. Sapevo che era in giro questo progetto e che non riusciva a decollare. Bill non ne voleva far parte. Quando Ivan mi ha proposto la regia, mi ha anche detto che Dan avrebbe fatto il produttore esecutivo e io ho continuato a chiedergli consigli sullo sviluppo della sceneggiatura. Lui è stato un grandissimo appoggio e sostegno. Ha partecipato alle proiezioni di prova e non lo ringrazierò mai abbastanza.
Lei è il portabandiera della commedia femminile. Cosa apportano le donne alla comicità? Cosa si trova in più nelle commedie al femminile? In una scena, si paragonano i fantasmi al terrorismo. Che i terroristi siano i nuovi fantasmi di oggi?
A me piace tanto lavorare con donne divertenti. Ce ne sono tantissime che magari non hanno avuto l’opportunità per mettersi in mostra. Anche nelle commedie vengono spesso poste al servizio degli uomini e non viene consentito loro di essere divertenti. Magari interpretano il ruolo di donne iper-perfettine, pesanti e fastidiose. La mia idea era quella di fare una commedia al femminile ma per tutti e non per sole donne. Nella commedia, alle donne non è stata data questa possibilità. Io vorrei che un uomo, vedendo il poster di una commedia al femminile, non pensasse che sia solo per donne ma per tutti. A volte, le commedie maschili tendono ad essere aggressive e questo non è il mio modo di lavorare. Mi piace la scienza, mi piace l’idea che un essere solo, solitario, con in mente dei piani negativi, possa sfruttare la scienza per riportare sulla Terra entità paranormali. Questo è pauroso. Mi piaceva l’idea che una persona isolata, sfruttando il proprio ingegno, potesse realizzare e portare avanti il casino che accade nel film.
Il film è dedicato ad Harold Ramis che non c’è più. Appaiono tutti i personaggi del film del 1984 tranne Rick Moranis. Come mai?
Gli abbiamo chiesto se lui volesse far parte del film ma ha rifiutato l’invito. Ha detto che non era interessato a partecipare. Questa sua risposta mi ha intristito molto. Per quanto riguarda Harold, abbiamo provato ad omaggiarlo. C’è suo figlio che appare nella scena del concerto rock. C’è anche la figlia col nipotino. Tutta la famiglia di Harold ha partecipato.
Racconti qualcosa su Sigourney Weaver e sugli altri personaggi che appaiono nel film?
Quando abbiamo completato la prima stesura della sceneggiatura, abbiamo avuto l’idea di coinvolgere alcuni attori del film di Ivan. Bill Murray interpreta il ruolo dello scettico. Ha detto che non voleva fare nulla. Poi gli abbiamo proposto questo cammeo e non ha accettato. Fino a pochi giorni prima della ripresa della sua scena, non sapevamo se sarebbe stato presente o meno. Non è una persona facile da inchiodare. Comunque, è stato un supporto fondamentale per il nostro progetto. Si è dimostrato entusiasta, ha detto che l’idea gli piaceva molto. Sigourney è stata entusiasta fin dal primo giorno. Avevamo scritto per lei un cammeo diverso da quello finale ma non era abbastanza di sostanza. Lo abbiamo modificato e lei lo ha trovato molto divertente.

Ci ha raccontato come sono nati i cammei dei protagonisti. Per quanto riguarda i caratteri delle donne protagoniste, quanto è stato scritto e quanto improvvisato?
Io scrivo il film e i personaggi e, dopo aver fatto il casting, i personaggi vengono modificati a seconda di ciò che gli attori vogliono fare. Ciò che conta è che risultino cuciti su misura.

Come spiega la pessima accoglienza del trailer su YouTube? Visti i numerosi film con eroine femminili, non si rischia di cadere nel cliché?
Credo che ci sia stata una campagna organizzata da quelli a cui non piaceva l’idea del film. Questo non vuol dire che non possa essere ben accolto. Il primo trailer è stato un primo sguardo, gli effetti speciali non erano nemmeno pronti. Il giudizio è stato eccessivo. Ciò detto, abbiamo mostrato il trailer in diversi cinema e l’accoglienza è stata nettamente migliore. Per quanto riguarda l’eccessiva presenza di eroine, non credo. Io parlo per Hollywood. I ruoli da protagonista femminile di qualità sono inferiori rispetto a quelli maschili. Si dovrebbe puntare alla parità, c’è ancora un grosso squilibrio. Spero si possa raggiungere una parità per avere il ruolo che ognuno merita.  

giovedì 17 marzo 2016

TUTTO PRONTO PER L'EDIZIONE PRIMAVERILE DI ROMICS!

di Matteo Marescalco

Tutto è pronto per l'edizione primaverile (la prima del 2016) del ROMICS, la grande rassegna internazionale sul Fumetto, l'Animazione, i Games, il Cinema e l'Entertainment, organizzata da Fiera di Roma, che si terrà nell'omonimo luogo dal 7 al 10 Aprile.
Eventi, incontri e spettacoli caratterizzano un ricco programma che si sviluppa, contemporaneamente, in diversi padiglioni, all'interno dei quali, si potranno trovare anche tutte le novità sul mondo dei fumetti e dell'intrattenimento.

Attraverso Romics, si vuole sottolineare l'importanza economica del settore creativo e la sua possibilità di trasformarsi in un'industria culturale. Per questo, rispetto alle precedenti edizioni, sono più numerose le realtà imprenditoriali che, quest'anno, hanno dimostrato il loro interesse nei confronti della manifestazione. Dalla Regione Lazio alla Camera di Commercio di Roma, dal Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo fino agli altri partner, tra cui IED Roma, Euro Cosplay, Rai, Rai Radio 2, Rai Gulp, Comingsoon.it, Screenweek.it, etc.

Passiamo adesso ai Grandi Ospiti dell'edizione. Maestri internazionali ed italiani si alternerano sul palco del Romics per raccontare la loro straordinaria carriera artistica e per illustrare le basi tecniche e teoriche delle loro creazioni. Workshop, tavole rotonde ed altre iniziative varie consentiranno agli appassionati di incontrare dal vivo gli animatori dei loro sogni.
Gli autori premiati con il Romics d'Oro saranno:
  • Go Nagai, ritenuto uno dei maggiori autori di fumetto e animazione giapponese, creatore del genere Mecha, che ha fatto storia per oltre quarant'anni. Un universo di personaggi che ha cresciuto intere generazioni si deve proprio a lui: Ufo Robot, Goldrake, Mazinga, Devilman, Cutey Honey, Jeeg Robot, Violence Jack.
  • William Simpson, leader storyboard artist della serie-tv Game of Thrones che fa da collante tra le narrazioni di George R. R. Martin e le immagini in live action.
  • Averardo Ciriello, tra i più prolifici illustratori italiani, con oltre 70 anni di carriera. Tra gli anni '50 e i '70, ha dipinto oltre 300 manifesti di cinema con i più grandi divi del momento.
Tra gli ospiti speciali, ampio spazio sarà riservato a Rufus Dayglo, Edvige Faini (specializzata in Concept Design, Matte Painting ed Environment Design, ha contribuito alla realizzazione di Maleficent, Jupiter Ascending, Il pianeta delle Scimmie, Edge of Tomorrow, 300, Sin City), Lele Vianello, Alexis Nesme, Stefano Babini e Valerio Oss (Digital Compositor e Visual Effects Artist, ha collaborato ai film 127 Ore, Harry Potter e i doni della Morte e Black Sea. Presenterà al Romics il suo atteso cortometraggio d'animazione Mila).
L'obiettivo, quindi, è quello di fornire un'ampia panoramica sulla situazione creativa contemporanea, evitando di concentrarsi su un'unica scuola fumettistica ma spaziando, quanto più possibile, alla ricerca di particolari talenti, debitori delle tradizioni del loro Paese di origine.

Grazie all'appoggio e alla collaborazione della Regione Lazio, Romics ha deciso di dedicare alla creatività anche un luogo fisico, una sorta di agorà che unisce artisti, critici, operatori e giovani emergenti per innescare nuovi processi creativi. Lo spazio Lazio Creativo prevede un punto di ritrovo per la distribuzione di gadget e materiali informativi e un wall, dove giovani e artisti si incontreranno per liberare la loro creatività. Il Comics Meeting&Lab sarà un'arena in cui si scontreranno arte e mondo lavorativo.
Il MIBACT patrocinerà il Concorso Romics dei libri a fumetti, con lo scopo di promuovere l'editoria a fumetti. Il Concorso offrirà una panoramica sulle più recenti e rilevanti pubblicazioni di settore in Italia.

Saranno numerose le Mostre protagoniste di questa 19esima edizione del Romics.
In prima linea Goldrake atterra a Romics, grande mostra per celebrare la presenza del Maestro Go Nagai. Materiali iconografici, poster, gadget, dischi originali giapponesi ed italiani e statue giganti di Goldrake, Mazinga e Devilman nello spazio curato da Yamato Video. Tra gli eventi dedicati a Go Nagai, segnaliamo anche l'incontro con il pubblico, nel Pala Romics, con oltre 10.000 posti, la grande mostra con modellini vintage e prototipi di modellini futuri, il concerto delle sigle dei cartoni più amati creati da Nagai e tavola rotonda sull'influenza che le sue opere hanno avuto su diverse generazioni di autori di fumetto. Per la consegna del Romics d'Oro a Nagai, saranno presenti anche Gabriele Mainetti e Claudio Santamaria, regista e protagonista di Lo chiamavano Jeeg Robot, lungometraggio ispirato ai fumetti dell'artista giapponese.
Averardo Ciriello, una vita per l'illustrazione è il titolo della seconda mostra, dedicata al grande illustratore italiano, le cui suggestive grafiche ci immergono in un'altra epoca, avvolgendoci nel fascino della sua pittura.
La terza mostra, dedicata ad Edvige Faini, consentirà agli appassionati di spaziare dai mondi fantastici da lei realizzati alle ambientazioni futuristiche, dalle grandi produzioni cinematografiche fino ancora al lavoro preparatorio dietro i videogames.
Ulteriori mostre saranno dedicate a Paolo Barbieri e a Rufus Dayglo.

Ampio spazio sarà dedicato, infine, anche al cinema, con il Movie Village di Romics che compie tre anni, apprestandosi a celebrare i più attesi film della stagione. I film e le serie su supereroi e beniamini della fantascienza, del fantasy e dell'horror verranno presentati con materiali promozionali nella sala grande da 10.000 posti. Tra i titoli protagonisti Warcraft, Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio, Batman vs Superman: Dawn of Justice, Angry Birds, Suicide Squad, Animali fantastici e dove trovarli, Ghostbusters, Independence Day-Rigenerazione, X-Men: Apocalisse, L'era glaciale: In rotta di collisione, Codice 999, Hardcore, The boy and the beast, Supergirl, The Flash, Arrow e materiali inediti su Lo chiamavano Jeeg Robot.
Incontri tematici sul palco del Movie Village con speaker e talent del mondo del cinema analizzeranno il mondo dell'animazione e degli effetti speciali.

Ancora una volta, torna l'appuntamento con il Romics Cosplay Award. Per il miglior cosplay singolo è previsto un biglietto aereo A/R per il Giappone. Tornerà anche il Romics Karaoke Award, l'unico contest karaoke italiano attraverso cui verrà selezionato il rappresentante nazionale che prenderà parte al Nippon World Karaoke Gran Prix Cosplay, in Giappone, ad Agosto 2016.
Infine, ricordiamo il Romics Gran Galà del Doppiaggio, giunto quest'anno alla sua XIII Edizione. A Laura Boccanera e a Gianluca Crisafi andranno, rispettivamente, il Premio Ferruccio Amendola e il Premio Andrea Quartana.

Il Festival si svolge da Giovedì 7 a Domenica 10 Aprile 2016 dalle ore 10:00 alle ore 20:00.
Le biglietterie sono aperte dalle ore 10:00 alle ore 19:00 nei giorni di manifestazione.
Per ulteriore informazioni, consultate www.romics.it o rivolgetevi a info@romics.it o al numero 0687729190.

sabato 12 marzo 2016

LA CORTE

di Matteo Marescalco

In barba agli svolazzamenti formali di Inarritu, allo sguardo da drone di un film senza punti di vista ed al puro virtuosismo (ego)mostruoso, questa mattina, a Roma, Fabrice Luchini ha presentato La corte, film già proiettato all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia che, tra l'altro, gli è valso il premio come Miglior Attore.
Il prodotto di Christian Vincent (con cui Luchini torna a lavorare 25 anni dopo La timida) dimostra che, nell'epoca del digitale e dello sguardo biomeccanico, è ancora possibile che la regia sia assolutamente asservita alla sceneggiatura ed alla drammaturgia degli eventi.
La storia è semplice. Ne è protagonista Michel Racine (nomen omen), temuto Presidente di una Corte d'Assise, alle prese con un caso di infanticidio. La naturale freddezza del giudice viene sconvolta dalla presenza, in giuria, dell'unica donna che Racine abbia mai amato, quasi in segreto. Riuscirà questo tiepido raggio di sole a sciogliere il glaciale giudice?

Dopo un inizio di conferenza sotto le righe, Fabrice Luchini ha tirato fuori tutto il suo istrionismo, trasformando la sua noia per l'evento in divertimento per i giornalisti presenti in sala, variando da Nanni Moretti, incontrato la sera prima («Veste come un professore degli anni '80»), alla dittatura mediatica berlusconiana, e ancora dalla situazione del cinema francese contemporaneo fino ad ipotetiche lezioni di eloquenza da impartire a Hollande. L'attore è un fiume in piena e, tornando serio, si sofferma anche sull'umorismo: «Siamo ormai schiacciati ed imprigionati dall'umorismo. Tutti ormai ridono e devono fare ridere. Il vero humor è rottura degli equilibri. Oggi, invece, è istituzionalizzato, controllato. E quando l'umorismo è sotto controllo genera una risata meccanica e triste. L'umorismo è diventata una pratica per piccoli borghesi mediocri e la sua carica trasgressiva non esiste più».

Luchini indossa una sciarpa rossa, la stessa che porta sempre con sé Racine, il protagonista de La corte, l'unica nota di colore che concede alla propria vita austera, illuminazione cromatica che lascia presagire l'incontro con la donna amata e che getta un velo di speranza sul suo futuro affettivo. Ma, più che un giudice, Racine è un attore e l'aula giudiziaria è il suo palcoscenico.
A tal proposito, ha detto il regista: «Ho scoperto che la corte è un po' come un teatro, con il pubblico, gli attori, la sceneggiatura e le quinte. C'è un ordine prestabilito. Ma principalmente è il regno della parola, fondato essenzialmente sulla natura orale del dibattito».

Colpisce del film l'attenzione riservata alla trattazione dei dettagli e degli sguardi magnetici dei personaggi che svelano rapporti inaspettati.
«Angoscia umana, poetici voli della fantasia, lunghi momenti di noia, fugaci momenti di familiarità, rivali in campo ai ferri corti, bugie, verità che si contraddicono l'un l'altra e tante domande che rimangono senza risposta». Dopo la presentazione della situazione e la successiva costruzione della tensione, si raggiunge lo spannung e l'inaspettato coup de theatre, tanto amato da Racine. La situazione è capovolta, prestandosi a differenti chiavi di lettura. E la macchina da presa provvede ad intrecciare detection e sottotrama sentimentale, trasformando il processo in una sorta di (auto-) analisi del personaggio principale e del meccanismo filmico, che mette in scena se stesso.

Oltre ad essere un attore, il primattore, Racine è anche il regista, il direttore d'orchestra, il metteur en scene. Che ha, tuttavia, perso le coordinate della propria esistenza sentimentale.

How's it going to end? -recitava la spilletta indossata dall'unica donna che il protagonista di The Truman Show avesse mai amato. Come andrà a finire il processo? Verrà individuato il vero colpevole? «Non importa che la verità venga raggiunta o meno. Ciò che conta è far si che la giustizia venga applicata» precisa un fin troppo freddo e pragmatico Racine. Il giudice rivedrà le sue affermazioni? Al di là di un racconto magistralmente portato in scena dagli interpreti, oltre le parole su cui è innestato il cinema classico, risiede l'immagine, un delicato movimento di macchina che svela un'emozione. Uno sguardo puro e cristallino.


venerdì 8 maggio 2015

IL RACCONTO DEI RACCONTI: LA CONFERENZA STAMPA

di Matteo Marescalco


Questa mattina è stato presentato al Cinema Adriano di Roma, alla presenza dell'autore, Il racconto
dei racconti, ultimo film di Matteo Garrone. Il lungometraggio sarà in concorso al prossimo Festival di Cannes ed uscirà in Italia il 14 Maggio. Di seguito il resoconto della conferenza. 

Perchè hai scelto di portare sullo schermo le fiabe di Basile?
Per la mescolanza tra reale e fantastico che le rende simili ai miei precedenti film. Vengo dalla pittura e la raccolta di Basile è molto vicina alle mie caratteristiche artistiche. Si tratta anche del primo libro di fiabe scritto nel 1600, che ha ispirato autori quali i fratelli Grimm e Charles Perrault. In genere, sono sempre partito dalla realtà contemporanea per poi trasfigurarla. Qua, invece, ho compiuto l'operazione opposta: sono partito dalla dimensione magica e l'ho adattata ad un contesto realistico. Spero tanto che il film dia a Basile la possibilità di raggiungere il grande pubblico. 

Perchè un fantasy?
Ho fatto una scelta masochistica ed incosciente in un momento in cui volevo mettermi nei guai. La lavorazione è stata molto difficile, pensavo di divertirmi tanto e invece non è andata proprio così. Molte soluzioni tecniche per me sono state nuove, lavorare con il green screen sul set è stato frustrante. Ho dovuto abbandonare alcuni miei stilemi per ragioni economiche. Quando si lavora con grandi cifre, è necessario effettuare un compromesso. 

La cultura partenopea è presente. Ha mai pensato ad un adattamento in napoletano?
A dire il vero si. Abbiamo escluso subito questa possibilità che avrebbe immediatamente suggerito una serie di provincialismi evitabili. Il nostro obiettivo era creare un qualcosa che potesse raggiungere la massa. Un prodotto facilmente esportabile. Abbiamo preferito far venire inglesi ed americani da noi anzicchè fare il contrario. 

Suggestioni pittoriche e filmiche?
Gli autori che amo sono tanti. Di sicuro ho dato un'occhiata a I capricci di Goya. Poi ho amato le prime stagioni di Game of Thrones. Per quanto riguarda la scena cinematografica, ammiro molto Mario Bava, L'armata Brancaleone, Pinocchio di Comencini e i corti di Pasolini tra cui La terra vista dalla luna e Che cosa sono le nuvole?

Come hai gestito gli effetti speciali e la scelta della location?
Non ero abituato a gestire problemi tecnici del genere. Abbiamo provato a lavorare dentro il genere mantenendo però una nostra personalità autoriale. L'artificio si sente ed è presente, ma le immagini hanno una loro verità e credibilità. Lo scopo degli effetti digitali era mantenere il corpo e la materia. La carne è stata il nostro centro focale. Per quanto riguarda le location ho amato particolarmente le Gole dell'Alcantara in Sicilia. Abbiamo provato a renderle fittizie. Si tratta di un luogo reale che sembra ricreato in CGI. I luoghi spesso suggeriscono idee che poi si trasformano in drammaturgia. Come ad esempio una scena che abbiamo inserito dopo aver trovato un labirinto nei pressi del castello di Donnafugata.

Come avete ricostruito le creature di fantasia?
Abbiamo utilizzato la grafica digitale e anche dei modellini sul set. Volevamo creare un qualcosa di vero non à la Harry Potter ma di praticamente tangibile. 

Il film sarà presentato a Cannes insieme a Mia madre di Nanni Moretti e a Youth di Paolo Sorrentino. Che ne pensi?
Si tratta di una grande opportunità per il cinema italiano. Siamo tre registi profondamente differenti. Speriamo vada bene per tutti e tre. Io non punto a Cannes ma ad un buon consenso popolare. Per me questo film è stata una grande scommessa e spero che venga riconosciuto dal pubblico. 

Chi sono Nico e Marco a cui è dedicato il film?
Nico era mio padre e Marco Onorato il direttore della fotografia di tutti i miei film. Diciamo mio padre putativo. 

Quanto è costato il film?
12 milioni tutto compreso. Girare con Salma Hayek e Vincent Cassel non è stato facile. Hanno un cachet notevole e non ho potuto girare in sequenza. 

In quante copie uscirà?
Più di 400. Uscirà in corrispondenza alla presentazione a Cannes quindi magari le copie verranno incrementate. 

giovedì 19 marzo 2015

CONFERENZA STAMPA ROMICS 2015

di Matteo Marescalco
 
Si è svolta, qualche mattina fa, alla Libreria Fandango Incontro in Via dei Prefetti 22, la conferenza stampa di presentazione della Diciassettesima Edizione del Festival del Fumetto, dell'Animazione e dei Games Romics, poche ore dopo la notizia della candidatura di Zerocalcare al Premio Strega con il romanzo a fumetti Dimentica il mio nome.

Il clima è cortese e gioviale, l'atmosfera rilassante, la sensazione che trasmette questo caffè letterario al centro di Roma è quella di trovarsi in un angoletto isolato ai confini del mondo, in cui poter sorseggiare una bevanda calda e, allo stesso tempo, leggere e studiare senza che intervengano agenti esterni a turbare la quiete.

Dopo lo straordinario successo dell'edizione dello scorso ottobre, che ha battuto tutti i record di affluenza di pubblico (si sono contate più di 150.000 presenze) e che ha visto attribuire il Romics D'Oro a Robert Rodriguez e a Frank Miller, accorsi a Roma per la presentazione di Sin City 2-A dame to kill for, il Festival ritorna con numerosi eventi speciali, incontri con grandi autori, cinema, videogames e variegate forme di intrattenimento per tutti i gusti e le età.

Visitando i numerosi stand all'interno dei padiglioni della Fiera, si potranno trovare tutte le novità, le grandi case editrici, le fumetterie, i collezionisti, i videogiochi e i gadget. Saranno tanti i luoghi dedicati agli eventi e alle presentazioni in anteprima; dalle sale incontri ai palchi Movie Village e Romics Games Entertainment per gli eventi speciali, fino alla Sala Grandi Eventi e Proiezioni, il Pala BCC, con circa 3000 posti a sedere.

I grandi ospiti che riceveranno il Romics d'Oro saranno:

Rafael Albuquerque, che vanta importanti collaborazioni con Marvel e Dark Horse e che ha lavorato su un ciclo incentrato sulla gioventù di Bruce Wayne;
Gipi-Gian Alfonso Pacinotti, collaboratore di Repubblica, regista de L'ultimo terrestre, in concorso alla 68esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ed autore di unastoria, primo fumetto ad entrare tra i dodici finalisti del Premio Strega;
Silvia Ziche, autrice Disney, Linus, Cuore e Smemoranda;
Bruno Brindisi, tra i maggiori fumettisti italiani, disegnatore di alcuni episodi di Tex, Diabolik e Dylan Dog;
Sergio Tisselli, realizzatore delle copertine di Martin Mystere-L'integrale.

I Romics d'Oro Musicali saranno assegnati a Vince Tempera e Luigi Albertelli, due personalità della musica che tantissimo hanno contribuito in Italia a diffondere la passione per alcuni miti dell'animazione giapponese.
Special Guest dell'edizione sarà Alessandro Rak, fumettista ed animatore, regista del lungometraggio animato L'arte della felicità, trionfatore ai Premi Oscar europei.
 

Infine, la sezione Romics Movie Village si conferma essere come una delle più attese. 
La Walt Disney Company Italia presenterà, infatti, i materiali promozionali e le sequenze adrenaliniche del nuovo trailer di Avengers: Age of Ultron, pochi giorni prima dell'anteprima mondiale che si terrà a Roma e di Star Wars: Il risveglio della Forza.
Warner Bros. Entertainment mostrerà i trailer di pellicole quali Mad Max: Fury Road e San Andreas, con un'intensa attività riguardante serie tv e games. 
Dalla presentazione in esclusiva assoluta di due inediti episodi dell'ottava stagione della sitcom The Big Bang Theory, fino ad un incontro con i doppiatori di Game of Thrones.
Incontri tematici saranno dedicati al 65mo anniversario dei Peanuts e alla trasposizione cinematografica del capolavoro di Antoine de Saint Exupery, Il piccolo principe, in collaborazione con la casa di distribuzione Lucky Red.

Non ci resta nient'altro che attendere pochi giorni e prendere parte a questa gigantesca sbornia che sarà il prossimo Romics!

Per il programma completo, visitate il sito ufficiale: http://www.romics.it/2014/