Powered By Blogger

martedì 29 maggio 2018

IL NOSTRO SGUARDO ALLE USCITE HOME VIDEO DI GIUGNO TARGATE UNIVERSAL

di Matteo Marescalco

Il mese di Giugno porta l'estate e tante novità in casa Universal.
Il catalogo delle release in home-video del mese è, infatti, particolarmente ricco. 
Diamo uno sguardo alle uscite principali!

Il 6 Giugno arriverà in DVD e in blu-ray Chiamami col tuo nome, diretto da Luca Guadagnino, film che ha ottenuto quattro candidature ai Premi Oscar (Miglior Film, Miglior Attore per Timothée Chalamet, Miglior Canzone a Sufjan Stevens) e ha vinto il Premio alla Miglior Sceneggiatura non Originale scritta da James Ivory. La storia di Elio e Oliver è stata una delle più emblematiche dell'ultimo anno. Estate 1983, tra le province di Brescia e Bergamo, Elio, un diciassettenne italoamericano di origine ebraica, trascorre le vacanze estive in compagnia dei facoltosi genitori in una villa del XVII secolo. La famiglia sarà presto raggiunta da Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, professore universitario. La presenza del ragazzo attrae sconvolge profondamente il giovane Elio, che vivrà l'estate più indimenticabile della sua vita. 
Insomma, è impossibile evitare l'acquisto di una perla del genere che ha proiettato Luca Guadagnino nel gotha dei registi italiani contemporanei più interessanti. 

A completare il quadro delle uscite New Release del mese tocca a Il filo nascosto e Lady Bird, entrambi protagonisti alla scorsa edizione dei Premi Oscar. Il film di Paul Thomas Anderson è disponibile in tutti gli store fisici e digitali dal 20 Giugno in DVD, Blu-Ray e in 4K Ultra-HD. Nella cornice glamour della Londra degli anni degli anni Cinquanta, il sarto Reynolds Woodcock dirige un'importante maison di moda, marchio di stile e bellezza. I capi disegnati e realizzati proiettano Woodcock al centro dell'attenzione mediatica. La sua vita sui generis cambia quando incontra Alma, una ragazza che stravolgerà ogni sua idea. Girato in pellicola, Il filo nascosto sancisce l'ultima prova attoriale di Daniel Day Lewis che ha annunciato di voler abbandonare la recitazione. Ottimo il successo critico con un Premio Oscar per i Migliori Costumi e altre cinque nomination (Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice non Protagonista, Miglior Colonna Sonora Originale). 

Timothée Chalamet ritorna anche in Lady Bird di Greta Gerwig, straordinario coming of age che ha fatto incetta di nomination all'ultima edizione dei Premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Attrice non Protagonista e Miglior Sceneggiatura Originale). La vicenda di Christine McPherson e dei suoi tormenti privati ha totalmente conquistato il cuore degli spettatori, raccogliendo dappertutto pareri positivi ed affermandosi come uno dei casi cinematografici dell'anno. Lady Bird sarà disponibile in DVD e Blu-Ray dal 20 Giugno. 

Tra i titoli Catalogo si segnalano le edizioni in 4K di Forrest Gump e dei primi due episodi di Pitch Perfect, in attesa dell'uscita di Pitch Perfect 3 che arriverà al cinema dal 14 Giugno, grazie a Universal. Le edizioni home-video saranno disponibili dal 6 Giugno. 

Nell'ambito della collana BooksMovies, continuano le riedizioni di grandi film tratti dalle pagine di grandi libri. Il mese di Giugno vedrà l'uscita di L'età dell'innocenza, Al di là dei sogni, Il club delle prime mogli, Piccole donne, Mangia prega ama e Big Fish, tutti in DVD e disponibili dal 20 Giugno. 

A completare le uscite, tra i titoli New Release, Catalogo e TV, ci pensano Proud Mary, La genesi di Wonder Woman, Peppa Pig: La regina, NCIS s14, Scorpion s3, Suits s5, Elementary s5, Bob aggiustatutto: speciale grattacielo e Sam il pompiere: avventure a Pontypandy.

Ovviamente, stay tuned per tutti i prossimi aggiornamenti e le recensioni dei prodotti di Maggio e di Giugno!

sabato 26 maggio 2018

LAZZARO FELICE

di Matteo Marescalco

Chi è questo fantomatico Lazzaro felice che dà il titolo all'ultimo film di Alice Rohrwacher? Lazzaro è un giovane dall'animo gentile che vive nell'ambito di una piccola comunità di braccianti in una sperduta zona rurale, sotto il controllo della Marchesa Alfonsina de Luna, nota come “la regina delle sigarette”. I mezzadri sono sfruttati dalla Marchesa e sono tenuti lontano da ogni forma di cultura e di contatto con la società che li circonda. L'incontro tra Tancredi, il figlio della de Luna, e Lazzaro sancirà l'avvio di una incredibile avventura, continuamente in bilico tra realtà e finzione.

Non c'è dubbio che Lazzaro felice sia un prodotto sui generis ed incatalogabile nell'ambito del cinema italiano contemporaneo, fuori dagli schemi produttivi più tradizionali ed “industriali”, ammesso che sia lecito utilizzare questo termine. Il rapporto delineato con lo spettatore è totalmente contemplativo e richiede un tempo di fruizione particolare e più approfondito. Il film è un'opera a cavallo tra realismo e sovrannaturale. I due ambiti cozzano nello scontro tra prima parte e seconda parte del film all'interno delle quali, comunque, echi misterici e restituzione naturalistica si intrecciano continuamente. Siamo dalle parti di un fantasy spirituale, nelle zone di Miracolo a Milano di De Sica e di Totò il buono di Zavattini: è un cinema che cerca sempre l'astrazione attraverso un volo pindarico e un continuo scarto. Le epoche di entrambi i capitoli del film, attraversati e “interlacciati” da un personaggio che attraverso il tempo e gli spazi, appartengono ad una modernità sospesa: quella negata agli abitanti di un villaggio, obnubilati e privati della verità, e quella mostrata agli abitanti di una metropoli che si pone in totale contrasto morale rispetto alla comunità primigenia e che accoglie la povertà dei trapiantati.

Lazzaro somiglia al suonatore cieco/Edipo di Franco Citti che vaga nel finale di Edipo re di Pasolini: è una sorta di resistenza del tempo, un miracolo che va alla ricerca di un sogno impossibile da realizzare. Nonostante la divisione netta che coincide anche con uno spartiacque relativo al livello qualitativo del film, Lazzaro felice riesce a mantenere inalterata, lungo tutto la sua durata, una libertà ed una frenesia dai tratti fanciulleschi. Si avverte il piacere di una danza sacra impossessatasi dello spirito del film, un viaggio in un mondo di fantasmi e di immagini fuori fuoco. Al netto di cadute di stile e di un finale che ruota troppo su sé stesso e che punta con eccessiva veemenza il dito sui presunti cattivi della vicenda, Lazzaro felice funziona chiedendo un atto di fede agli spettatori. Fede nei confronti di un realismo magico rappresentato da uno sguardo innocente che si confronta con un mondo ostile, i cui abitanti hanno superato male l'esame del tempo.

In tal senso, la regista è molto simile al personaggio di Lazzaro, sempre in bilico tra santità e follia ma altrettanto costantemente fedele all'ideale di una luna giusta, che osserva tutti con il medesimo candore. 

mercoledì 23 maggio 2018

ARRIVANO IN HOME-VIDEO DOWNSIZING, JURASSIC PARK E JURASSIC WORLD

di Matteo Marescalco

Piatto ricco, mi ci ficco!
Dando uno sguardo al catalogo delle uscite in home-video previste per il mese di Maggio da parte della Universal, è davvero impossibile non notare l'ampiezza e la qualità dell'offerta. 

A conquistare la nostra attenzione in modo immediato, sono stati L'ora più buia (abbiamo sviscerato l'edizione in DVD in qualche articolo fa che potete rileggere), Downsizing (film visto in apertura alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia), Jurassic Park e Jurassic World, ri-editati per scaldare le platee in attesa dell'arrivo al cinema di Jurassic World-Il Regno Distrutto, previsto per il 7 Giugno. Insomma, ce n'è per tutti i gusti (e l'offerta del mese non finisce mica qui ma comprende anche titoli come Grease, in una speciale edizione per il 40esimo anniversario dall'uscita al cinema, Fury, Salvate il soldato Ryan e Il gladiatore): si va dal blockbuster che ha rivoluzionato l'utilizzo dei visual effects al cinema al recente sequel con Chris Pratt e Bryce Dallas Howard che ha aggiornato la mitologia dell'originale; e, ancora, dal dramma storico per palati fini al debutto di Alexander Payne nel genere fantascientifico, senza mai dimenticare la vena surreale ed amara che ha caratterizzato sempre anche i suoi film precedenti. 

Diamo una rapida occhiata ai tre prodotti che abbiamo ricevuto e che analizzeremo in profondità tra qualche giorno. 

Downsizing racconta la storia di Paul Safranek e di sua moglie Audrey. Quando gli scienziati trovano il modo di rimpicciolire gli esseri umani fino a 15 cm di statura, la coppia decide di sottoporsi al processo. L'obiettivo dell'azione verte alla risoluzione del problema della sovrappopolazione. Una volta miniaturizzata, l'umanità tornerà ad essere sostenibile per il pianeta. Ma non tutto va per il verso giusto. Nonostante il fisico in miniatura, i drammi e i vizi degli uomini rimangono sempre gli stessi. Dal momento che anche i contenuti speciali hanno la loro fondamentale importanza, l'edizione home-video in DVD di Downsizing ne regala agli spettatori uno: Questione di punti di vista.

Per il secondo prodotto del mese non servono troppe presentazioni. 1993, Isla Nublar. Grazie alla tecnica della clonazione, un team di scienziati è riuscito a portare in vita molti dinosauri e a realizzare sull'isola un vero e proprio parco di divertimenti. Ovviamente, stiamo parlando di Jurassic Park, film di Steven Spielberg che, all'epoca, mandò in frantumi i recordi di incassi in tutto il mondo e che utilizzò per primo, nell'ambito di un blockbuster, effetti speciali in CGI. L'intera quadrilogia di Jurassic Park cambia look e torna in home-video per spianare il terreno all'arrivo dell'attesissimo Jurassic World-Il Regno Distrutto, al cinema dal 7 Giugno. Quale occasione migliore per godere dei contenuti speciali sulla lavorazione e la realizzazione dei vari episodi della saga e per prepararsi al meglio in vista del ritorno dei dinosauri in tutti i cinema mondiali?

Last but not least, tocca proprio a Jurassic World, uscito nel 2015 e quinto posto nella classifica dei migliori incassi di tutti i tempi. Ventidue anni dopo l'incidente di Jurassic Park, Isla Nublar dispone di un parco a tema completamente funzionante, che attira migliaia di turisti ogni giorno. I fratelli Gray e Zach arrivano al Jurassic World per trascorrere le vacanze di Natale in compagnia della zia, responsabile delle operazioni sull'isola. Si troveranno ad affrontare la più grande avventura della loro vita!

Tra qualche giorno arriveranno le recensioni dettagliate dei singoli DVD e un'esplorazione dei contenuti speciali, nell'ambito della nostra rubrica Release Home-Video! I film sono disponibili alla vendita dal 23 Maggio.

martedì 22 maggio 2018

MEKTOUB, MY LOVE: CANTO UNO

di Matteo Marescalco

La prima sequenza del nuovo film di Abdellatif Kechiche, che reca il destino nel proprio titolo, funge da manifesto programmatico del cinema del regista tunisino e dei successivi 170 minuti circa. Amin è un aspirante sceneggiatore, nonché appassionato di fotografia, che vive a Parigi e torna per l'estate nella sua città natale, una piccola comunità nel sud della Francia. L'occasione è perfetta per incontrare parenti, amici e amori mai sopiti. Amin trascorre la maggior parte del suo tempo con Ophelie, la migliore amica per cui prova un segreto amore, e Tony, il cugino che piace tanto alle donne. Il ristorante di specialità tunisine, il bar del quartiere, la discoteca e l'assolata spiaggia sono i luoghi più frequentati da ragazzi e ragazze in estate. Amin è totalmente incantato dalle numerose figure femminili che lo circondano e lo avvinghiano, sirene estive che stordiscono i sensi e gettano nell'euforia i corpi maschili. Tuttavia, il ragazzo sembra essere privo della forza di seduzione che caratterizza suo cugino Tony.

Si diceva della prima sequenza: Amin arriva a casa di Ophelie e trova l'amica impegnata in atti sessuali (restituiti dal regista in modo molto naturalistico) con Tony. Il ragazzo non va via ma, dalla finestra, osserva lo spettacolo con interesse e curiosità. E si tratta di ciò che farà per l'intero corso del lungometraggio. Tutti si sfiorano e si toccano, i corpi sudano ed emanano feromoni ma Amin si manterrà sempre ai margini della pista, punto di vista privilegiato sulle vicende e sul fluire della vita su schermo. I pedinamenti della macchina da presa provano a replicare il tempo della vita, le azioni non sono mai interrotte ma vengono seguite, tempi morti compresi, allontanando l'assunto del loro potenziale narrativo. Tutto è vissuto (o, comunque, portato in scena?) con l'obiettivo di esaltare la carica e la vitalità dei corpi femminili, veneri vittime dell'invadenza voyeuristica di Amin (e di noi spettatori) che diventa presto insopportabile.

Perchè, Mektoub, My Love: Canto Uno conferma tutti i limiti nello sguardo di Abdellatif Kechiche. La costruzione della sua immagine, nonostante l'apparente libertà, è totalmente asfittica. Allo spettatore non è offerta alcuna via di fuga né spazi dialettici. Ciò che si mostra è l'unica cosa che si vede e il film è edificato in modo tale da ingabbiare chi guarda nella superficie delle sue immagini. Le sequenze si dilatano ma lo spettatore non è mai catturato emozionalmente ma solo percettivamente: il fondoschiena e il corpo erotizzato sono i visual effects dell'immagine povera di Kechiche (e il suo film si attesta come un blockbuster su corpi eccedenti performanti). Raramente si sono visti film che hanno giocato in modo così spudorato con i corpi femminili, sbattuti continuamente in faccia allo spettatore senza il minimo ritegno.

Qual è l'effetto collaterale? Il venir meno della loro erotizzazione. L'esposizione frontale e sfacciata, le danze disinibite e dai ritmi frenetici azzerano i margini di movimento e la curiosità suscitata da un occultamento che avrebbe evitato la perversione dello sguardo del protagonista (e del suo regista). Attenzione: il problema non consiste in ciò che si mostra ma nel modo in cui lo si porta in scena. La forma estremamente scopica scelta da Amin ne suggella lo sguardo perverso e restituisce l'impressione di un film simulato che vive dei propri limiti e, per di più, li mostra con orgoglio.

giovedì 17 maggio 2018

DOGMAN

di Matteo Marescalco

«Restiamo qui, abbandonati, come se non ci fosse più niente, più niente al mondo». Fin dal primo trailer, con la delicata voce di Mina a fare da contraltare alla violenza ed alla carnalità delle immagini, la posta in gioco era chiara.
Dopo il salto tra le luci di un cinema internazionale (Il racconto dei racconti) ma anche più “progettato” ed emotivamente freddo, in Dogman, Matteo Garrone torna al territorio che gli è più congeniale, quello già visitato in occasione de L'imbalsamatore e di Primo amore, per intenderci. Macchina a mano che tallona i personaggi e non lascia loro un attimo di tregua, nemmeno uno spazio per volgere lo sguardo altrove, verso un'utopia che non riescono nemmeno ad immaginare.

Il film fa di uno dei casi di cronaca più cruenti del nostro passato recente il proprio materiale di partenza: la vicenda del Canaro della Magliana, toelettatore di cani che, nel Febbraio 1988, uccise e torturò orribilmente un pugile colpevole di non avergli corrisposto la parte che gli spettava per una rapina. La storia rielaborata da Garrone non si lascia fagocitare dal dato cronachistico ma lo supera di slancio, costruendo un racconto dai caratteri universali, un tuffo in un baratro senza via d'uscita.
Marcello è il proprietario di un negozio di toelettatura, ha una figlia ed è appassionato di cani. Il negozio si trova sul lungomare di una zona non precisata ed è affiancato da un Compro oro e da una sala biliardo. In questa ultima frontiera ancora intatta dal mondo esterno, abita anche Simone, una scheggia impazzita che, con la sua imponente presenza, terrorizza tutto il quartiere. Marcello è affettuoso con la figlia ma spaccia cocaina, viene maltrattato ed umiliato da Simone ma non riesce a non essere remissivo nei suoi confronti. Dopo l'ennesima sopraffazione, però, qualcosa cambia nel suo comportamento.

A livello visivo ed emozionale, è già tutto contenuto nella prima sequenza del film. La macchina da presa si accosta al volto di un cane aggressivo che digrigna i denti e mostra la morsa della propria mandibola. Un uomo esile e gentile, il toelettatore, lo lava con gesti attenti e delicati. Questo contrasto fa da apripista alla periferia iperreale, protagonista del mondo cattivo e oscuro come la notte portato in scena in Dogman. Un mondo privo di regole e di sogni, un'ultima frontiera in cui nemmeno la speranza è riuscita a penetrare e dove tutto rimane costantemente uguale a sé stesso. Dove neanche il sacrificio di Cristo verrebbe notato (a tal proposito, il finale ricorda da vicino quello di Loro 2 di Paolo Sorrentino).

Garrone trascina dentro questo suo film e contagia lo spettatore, lo inchioda alla poltrona della sala e lo getta in un vicoletto, preda di scatti d'ira incontrollati e di cattiveria oltre ogni limite da parte dei suoi abitanti. Il cinema dell'autore romano non era mai stato così diretto, immediato e attento al fuori campo (a volte, basta una semplice voce o il rombo di un motore ad anticipare la presenza del mostro). Lo scontro tra derelitti e umanità che, nonostante tutto, pulsa nell'animo del protagonista genererà impensabili scintille tra questi residui di un'umanità miserabile. Garrone sfrutta la rabbia di un cinema che sa esplodere quando deve farlo e si ferma quando è necessario per costruire un racconto pieno di pietas ma avaro di salvezza, in grado di raggiungere vette espressive di rarissima intensità.

Il sole sta per sorgere sul litorale di periferia. Ma questa volta, non c'è nemmeno più spazio per quei finali in bilico di Reality e Il racconto dei racconti, tra apertura onirica e sopravvivenza. Resta solo un'estenuante spossatezza difficile da gettarsi alle spalle.